Una cinquantina di pensionati veneti dello Spi Cgil pronti per i campi della legalità - SPI CGIL Veneto

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Venezia, 29 giugno 2026. Lavoreranno fianco a fianco con giovani studenti provenienti da ogni parte di Italia. Si confronteranno, organizzeranno eventi e incontri, nell’ambito di un’esperienza che si ripete ormai da anni con immutabile successo.

Sono una cinquantina i pensionati dello Spi Cgil del Veneto pronti ad avventurarsi nei campi antimafia – organizzati da Libera in collaborazione con altre associazioni e realtà, come appunto il sindacato dei pensionati -, in strutture sottratte alla criminalità organizzata e riconsegnate alla cittadinanza proprio come presidi di legalità.

Dalla Calabria alla Sicilia, dalla Campania fino alla Lombardia (che, come il Veneto, non è immune dalle infiltrazioni mafiose, anzi), i volontari del sindacato dei pensionati della nostra regione passeranno alcuni giorni in un contesto per lo più rurale, mettendo a disposizione le proprie conoscenze e spiegando ai più giovani quali siano le azioni messe in campo durante l’anno dallo Spi proprio in ambito di educazione alla legalità e quale sia stato il ruolo del sindacato nella storia della lotta alla criminalità. Diversi, infatti, sono i sindacalisti che hanno perso la vita per mano delle mafie, dalla fine dell’Ottocento a oggi.

Anche in Veneto molte strutture sottratte ai malavitosi (mafiosi, camorristi e soprattutto ‘ndranghetisti) sono pronte a ospitare i campi. Un’esperienza che tiene banco da anni soprattutto a Erbè (VR), nell’abitazione sequestrata a Roberto Patuzzo, ‘ndranghetista, e Salvaterra (RO), nel terreno confiscato a Francesco Ferrari, narcotrafficante internazionale originario del veronese.

Nel Veneto – fra case, box, terreni, ville etc. – sono oltre 480 i beni confiscati alle mafie. Molti di questi spazi non sono ancora stati destinati ad alcuna attività mentre altri, appunto, svolgono una vera e propria missione sociale.

«L’educazione alle legalità – spiega Massimo Cestaro segretario dello Spi Cgil regionaleè per lo Spi un aspetto fondamentale anche per motivi prettamente pratici. In Veneto vengono sottratti alla collettività circa otto miliardi di euro all’anno attraverso l’evasione, tutte risorse che potrebbero essere destinate, per esempio, alla sanità e al sociale. Per noi i campi della legalità sono molto importanti, sia per un confronto intergenerazionale sia perché ad essi partecipano anche molte persone autorevoli ed esperte proprio di mafia, che arricchiscono il bagaglio culturale di tutti, anche delle persone più anziane. Chi ha amministrato la Regione in anni passati ha sottovalutato la questione pensando che la criminalità organizzata fosse solo un problema del Sud. Quando finalmente ci siamo resi conto che le mafie erano ben radicate anche da noi, queste si sono trasformate ed evolute. Niente lupara e cappellino ma solo grandi affari e intrallazzi in grado appunto di togliere risorse sostanziose alla cittadinanza. Nei campi della legalità, per quanto possibile, cerchiamo di affrontare questi temi nella speranza che qualcosa possa davvero cambiare soprattutto con il supporto dei più giovani, che rappresentano presente e futuro della nostra società».

Recapiti
SPI Ufficio Stampa