Vero e falso sulla radioterapia
Academy, Focus, articoli per la newsletter e per il sito: Europa Donna Italia ha affrontato molte volte e con diverse modalità il tema della radioterapia. Ma, ciò nonostante, c’è ancora molto da raccontare, com’è emerso dall’ultima Academy per la rete associativa di Europa Donna Italia. Proponiamo qui i punti salienti rielaborati in una versione “vero e falso”, che abbiamo messo a punto con l’aiuto di Edy Ippolito, Professore Associato Radioterapia Oncologica, Università Campus Bio-Medico di Roma e Responsabile UOS Radioterapia sede Longoni, Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma.
Rappresenta uno dei pilastri di cura: VERO
Le evidenze scientifiche sono molto solide. Dopo un intervento conservativo, la radioterapia riduce in maniera significativa il rischio di recidiva locale e contribuisce anche a diminuire la mortalità per tumore del seno. Questo beneficio è stato dimostrato indipendentemente dall’età della paziente, dalle dimensioni del tumore e dalle caratteristiche biologiche della malattia.
I cicli di radioterapia saranno sempre più brevi: VERO
La tendenza è quella di ridurre progressivamente il numero delle sedute senza perdere efficacia. Spesso, inoltre, questa riduzione si accompagna anche a una diminuzione dei volumi irradiati, con l’obiettivo di trattare soltanto le aree realmente necessarie. Ridurre le sedute, infine, non significa soltanto semplificare il percorso di cura, ma anche migliorare la qualità di vita della paziente, limitando il tempo trascorso in ospedale.
Tutte le pazienti possono beneficiare dei cicli più brevi: FALSO
Negli ultimi congressi internazionali è emerso chiaramente che gli schemi di trattamento più brevi potrebbero diventare nei prossimi anni lo standard per molte pazienti. Ma oggi non è ancora così. Queste schedule, ad esempio, non si applicano alle pazienti che trattano le regioni linfatiche di drenaggio e/o la parete toracica con ricostruzione.
La radioterapia preoperatoria è già nella pratica clinica: FALSO
Al momento rimane un trattamento da eseguire esclusivamente nell’ambito di studi clinici. Ci sono ancora molti quesiti da risolvere: la dose ottimale, il momento migliore per intervenire chirurgicamente e le pazienti che possano realmente beneficiare di questo approccio. Gli studi condotti ad oggi comunque mostrano risultati incoraggianti, soprattutto nel setting dei tumori early stage come partial breast irradiation.
Il numero di sedute oggi è più breve: VERO
Oggi lo standard è rappresentato dall’ipofrazionamento che consiste in trattamenti di circa quindici sedute. L’obiettivo è offrire cure altrettanto efficaci, ma meno impegnative per le pazienti, che possono così trascorrere meno tempo in ospedale e tornare più rapidamente alla loro vita quotidiana. In alcuni casi viene inoltre proposto l’ultra-ipofrazionamento, cioè la radioterapia in cinque sedute. Rappresenta una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni, con ampi margini di applicazione.
I tatuaggi per delineare la zona da trattare non si fanno più: VERO E FALSO
I tatuaggi permanenti sono necessari per la centratura dei fasci di radiazione. Ma grazie ai a un sistema tecnologico composto da proiettori e software innovativi, è possibile monitorare in tempo reale i movimenti della paziente durante il trattamento, senza la necessità di farsi guidare dal tatuaggio sulla pelle. È un’innovazione importante per il benessere psicologico, che però non è ancora disponibile in tutti i Centri.