Con Le belle promesse Pierre Lemaitre conclude la storia della famiglia Pelletier | Libri Mondadori

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Le belle promesse, l'ultimo atto della famiglia Pelletier, che non abbiamo mai smesso di amare

Parigi, settembre 1963. Un palazzo esplode, le fiamme divorano i piani alti, la gente fugge terrorizzata in strada. Un solo uomo va in direzione opposta: è Jean Pelletier, detto Bouboule. Impavido, si getta tra le macerie e ne esce per miracolo vivo con un neonato in braccio, strappandolo a una morte quasi certa. Da questo gesto sorprendentemente eroico prende avvio Le belle promesse, il romanzo che chiude la grande tetralogia che Pierre Lemaitre ha dedicato agli "anni gloriosi" del secondo dopoguerra francese.

Dopo Il gran mondo, Il silenzio e la collera e Il sol dell'avvenire, si conclude, così, il ciclo narrativo che, dal saponificio di Beirut nel 1948 fino alla Parigi che si trasforma sotto i colpi delle ruspe alla fine degli Anni Sessanta, ha attraversato quasi vent'anni di storia francese .

A raccontarlo, con l'ironia e la simpatia che lo contraddistinguono, è lo stesso Lemaitre in una recente intervista rilasciata a Giancarlo De Cataldo per Robinson di Repubblica. Interrogato su cosa tenga insieme le sue narrazioni, dalla trilogia dei Figli della catastrofe, ambientata tra le due Guerre, fino ai quattro romanzi degli "anni gloriosi", Lemaitre indica nel capitalismo il filo conduttore del secolo, pur senza volersi definire uno scrittore ideologico. E se qualcuno gli chiede se stia dicendo davvero addio alla famiglia Pelletier, Lemaitre non si sbilancia: lascia intendere, con un sorriso, di avere già in cantiere qualcosa di nuovo.

I Pelletier e il destino di una famiglia, romanzo dopo romanzo

Come accade sempre nei romanzi di Lemaitre, la trama coinvolge tutti i personaggi di cui abbiamo già iniziato a conoscere le evoluzioni nei capitoli precedenti. Ci sono tante storie in questi libri, che non a caso continuano egregiamente la tradizione dei grandi feuilleton ottocenteschi, colmando la nostra fame di avventure. Non a caso l'autore, acclamato in Francia, è da molti ritenuto il moderno erede di Alexandre Dumas.

Ritroviamo, così, Colette, la bambina fragile e combattiva che abbiamo visto crescere troppo in fretta ne Il sol dell'avvenire e che in questo libro trova finalmente una voce propria; c'è, poi, zia Thérèse, con la sua vita interiore inaspettata, e con lei Philippe, il fratello di Colette, in preda ai suoi primi, turbolenti turbamenti sessuali; tornano anche Angèle, François, ormai uno scrittore famoso, con la sua bellissima moglie Nine e i loro figli.

Ma non mancano anche nuovi personaggi, come il giovane Manuel, figlio di una famiglia di contadini spagnoli, il cui destino sembra correre su un binario del tutto separato dai Pelletier, salvo poi rivelarsi, con la consueta abilità dell'autore nel far incontrare trame apparentemente lontane, un tassello necessario del disegno finale.

Impossibile, poi, non citare l'immancabile gatto Joseph, testimone muto e imperturbabile di ogni scena fin da Il gran mondo, che attraversa le pagine come un filo rosso silenzioso in mezzo al caos umano. Sarà proprio lui l'artefice silenzioso dell'epilogo finale.

A riempire il racconto, una Parigi che cambia pelle. Come nei capitoli precedenti, per Lemaitre la grande Storia non è mai un emplice scenario: Le belle promesse è ambientato negli anni della costruzione del boulevard périphérique, l'anello stradale che tra il 1960 e il 1973 ridisegnò per sempre la geografia di Parigi, cancellando interi quartieri popolari in nome del progresso. In parallelo, l'autore racconta la trasformazione delle campagne francesi, strette tra i programmi di riorganizzazione fondiaria e l'ascesa di una nuova federazione agricola dai modi ben poco rassicuranti.

Due "belle promesse", appunto: quella della modernità urbana e quella del progresso rurale, entrambe raccontate con lo sguardo disincantato che ha reso Lemaitre uno dei più grandi interpreti del romanzo sociale contemporaneo.

Al centro, protagonista indiscusso, un nuovo oggetto di culto collettivo che prende il posto della piastra vietnamita del primo volume, delle indagini sull'igiene femminile del secondo o degli elettrodomestici del terzo: l'automobile, simbolo di ricchezza e modernità, nonché motore silenzioso di ogni ambizione.

Terminare una saga amata da centinaia di migliaia di lettori non è mai un'impresa semplice, ma Lemaitre lo fa con l'eleganza di chi lascia i propri personaggi vivi nella memoria di chi li ha seguiti, romanzo dopo romanzo, dal 2022 a oggi.

Tu lo conosci Lemaitre?

Chi è davvero Pierre Lemaitre, l'autore dietro alla saga dei Pelletier? In Francia è una superstar. In Italia, per molti lettori, resta ancora un nome da scoprire, di cui vale la pena di parlare.

Nato a Parigi il 19 aprile 1951, Pierre Lemaitre ha una storia editoriale fuori dal comune: prima di diventare scrittore ha insegnato per anni comunicazione e letteratura, e ha esordito nella narrativa solo a 56 anni, nel 2006, con il noir Irène, rifiutato da una decina di editori prima di trovare casa.

Da lì una carriera fulminante: prima la fortunatissima trilogia poliziesca con il commissario Camille Verhoeven (Irène, Alex, Camille), poi il salto definitivo nel 2013 con Ci rivediamo lassù, romanzo ambientato nella Francia della Grande Guerra che gli vale il Premio Goncourt, il riconoscimento letterario più prestigioso di Francia.

E Lemaitre non ha più smesso: alla trilogia sulle due guerre (completata da I colori dell'incendio e Lo specchio delle nostre miserie) ha fatto seguito, dopo l'ultimo capitolo noir Il serpente maiuscolo - il suo primo libro, scritto nel 1985, ma rimasto inedito fino al 2022 - la nuova tetralogia dedicata al secondo dopoguerra francese, di cui Le belle promesse è il gran finale.

Perché in Francia Lemaitre è un autore fenomeno, mentre in Italia resta ancora un autore di nicchia?

In patria, Lemaitre è da anni ai vertici delle classifiche, un autore capace di far parlare di sé anche fuori dai circuiti letterari, complice il Goncourt e un seguito di lettori fedelissimi che ha trasformato ogni suo romanzo in un caso editoriale.

In Italia la sua scrittura — solida, fitta di trame e colpi di scena, capace di tenere insieme grande Storia e romanzo popolare — ha conquistato un pubblico di lettori forti e affezionati, ma non ha ancora raggiunto la notorietà che l'autore ha oltralpe: complici uscite meno ravvicinate nel tempo rispetto alla Francia, e un mercato editoriale più frammentato quando si parla di narrativa straniera di respiro storico-familiare. Chi lo scopre, però, difficilmente lo abbandona.

Da dove conviene iniziare a leggerlo, se non lo si conosce ancora?

Non esiste un solo modo giusto, ma un ordine che aiuta ad apprezzarlo al meglio:

- Per chi ama i gialli: si parte dalla trilogia Verhoeven, Irène, Alex e Camille, il Lemaitre più cinico e affilato.

- Per chi cerca il grande romanzo storico: si comincia da Ci rivediamo lassù, il Goncourt, per proseguire con I colori dell'incendio e Lo specchio delle nostre miserie.


  • Per chi vuole entrare subito nella saga dei Pelletier: si parte da Il gran mondo, si prosegue con Il silenzio e la collera e Il sol dell'avvenire, per arrivare preparati a Le belle promesse.

In ogni caso, una cosa è certa: qualunque porta si scelga per entrare nel mondo di Lemaitre, subito dopo si sentirà il bisogno di aprire anche la porta accanto.


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Redazione Libri Mondadori