Ambiente e imprese. La commissione Economia: l’Emilia-Romagna conferma l’impegno per la transizione ecologica. Il vicepresidente Vincenzo Colla: “Ridurre il costo dell’energia per famiglie e imprese, sosterremo l’autoconsumo di prossimità”

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Indipendenza energetica, riduzione del costo dell’energia per famiglie e imprese, sostegno all’autoconsumo di prossimità, più sicurezza nella produzione di energia. Sono i punti di forza del nuovo piano energetico regionale in via di definizione. 

È quanto è emerso nel corso dell’informativa del vicepresidente e assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Colla intervenuto durante la seduta della commissione Politiche economiche presieduta da Luca Quintavalla.  

“Bisogna sostenere nuovi obiettivi di sostenibilità poiché ci portano a sicurezza e indipendenza energetica. Il cambiamento climatico in Emilia-Romagna non è uno scenario futuro, è un impatto presente. Il nuovo Piano energetico regionale non sarà in continuità con il precedente: lo scenario impone novità per raggiungere gli obiettivi. Serve una governance 2040 per una piattaforma integrata regionale”, spiega Colla che, pur non sbilanciandosi sull’entità delle risorse che la Regione stanzierà per i prossimi anni, afferma che “si tratterà di risorse inedite per questa Regione”.   

L’Emilia-Romagna, dunque, continua a scommettere sull’energia rinnovabile promuovendo la transizione energetica per sostenere imprese, famiglie ed enti locali. Un impegno che non nasce oggi, visto che nel 2021-2025 sono stati stanziati 790 milioni di euro (+25,5% rispetto al quinquennio precedente) di risorse pubbliche che hanno raggiunto 28mila soggetti sul territorio. Risorse grazie alle quali è stato garantito un efficientamento energetico che, a parità di utilizzo dell’energia elettrica, ha fatto calare i consumi del 7%, avvicinandosi così al target europeo del’11%. In Emilia-Romagna, inoltre, l’energia prodotta da fonti rinnovabili è pari a circa il 14% e negli ultimi anni le emissioni di anidride carbonica sono calate del 7%.  

La commissione Politiche economiche ha anche fatto il bilancio della “Pianificazione energetica territoriale” degli scorsi anni, documento da cui è emerso come la svolta energetica green sia stata ostacolata in buona parte dalle continue modifiche normative a livello nazionale ed europeo. Ed è proprio per dare certezze a chi vuole investire sull’energia pulita che la Regione ha recentemente approvato la legge per disciplinare le aree idonee all'installazione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici sul territorio. Altro aspetto è che per raggiungere gli obiettivi di rinnovabili entro il 2030 occorre puntare su impianti di grande scala perché i tetti non bastano. Sul tavolo anche i tre progetti pilota green in via di realizzazione da parte di Hera a Faenza, Cesena e Modena: impianti fotovoltaici che serviranno a far funzionare aziende agricole e un sito di produzione di idrogeno verde per i mezzi pubblici del territorio.

A fare gli onori di casa in apertura dei lavori in commissione è stato il presidente Quintavalla che ha sottolineato come “la politica energetica sia elemento centrale del nostro sistema nonché elemento di sovranità economica”. 

Alla luce delle parole di Colla e dei “numeri” del “Piano” degli ultimi anni, il centrosinistra, pur promuovendo le politiche della Regione, ha chiesto un’accelerazione sulla via della transizione ecologica a partire dalla necessità di una politica energetica nazionale, mentre il centrodestra ha giudicato insufficienti i risultati raggiunti dalle politiche energetiche regionali, ritenendo ci siano contraddizioni riguardo alla dimensione degli impianti. 

I progetti pilota di Cesena, Faenza e Modena 

All’interno dell’attività green regionale, la commissione Politiche economiche ha fatto il punto su tre progetti di “energia verde” in corso di attuazione in Emilia-Romagna grazie a  Hera. Il primo progetto è l’Energy Park di Faenza, un progetto che interessa un’area di 70 ettari a nord della città romagnola e che tiene insieme un impianto agrivoltaico innovativo e un parco urbano. A Cesena, invece, viene realizzato Horowatt, un progetto che grazie al fotovoltaico  permette il funzionamento di un’azienda agricola, dal lavoro dei campi al funzionamento delle celle frigorifere per conservare i prodotti della terra. IdrogeMO, invece, sorgerà a Modena in un’area industriale dismessa: è un progetto congiunto Hera e Snam per la realizzazione di un polo che, grazie ad un impianto fotovoltaico, produrrà idrogeno verde che servirà anche a far funzionare i mezzi pubblici di ultima generazione: una finalità altamente ecologica, se si tiene conto che l’80% del petrolio importato in Italia ogni anno serve per far andare i mezzi pubblici.  

Il dibattito 

Per Priamo Bocchi (FdI) “si parla della necessità di realizzare grandi impianti quando in tema di rinnovabili la maggioranza sosteneva l’esatto opposto. La politica energetica della Regione paga lo scotto di divisioni di visuali e anche dalla clausola valutativa si fa fatica a capire quale direzione si voglia prendere. Sul fronte del geotermico siamo fermi al palo: un lavoro di diversificazione delle fonti è indispensabile”. 

Fausto Gianella (FdI) ha posto il tema dell’aumento della temperatura prodotta dagli impianti fotovoltaici e ha chiesto se “succede lo stesso fenomeno dove i pannelli vengono posizionati negli specchi d’acqua”. 

“Serve capire il valore del monitoraggio - ha sottolineato Annalisa Arletti (FdI) - visto che il tema in questo momento storico è centrale. La clausola valutativa evidenzia risultati positivi ma le rinnovabili sono lontane dai target fissati per il 2030. La grande domanda è come superare gli ostacoli di carattere autorizzativo. Gli obiettivi aumentano ma la capacità di realizzarli cresce in misura inferiore".  

Per Ludovica Carla Ferrari (Pd) “se ci fosse una politica nazionale sull’energia le Regioni non sarebbero abbandonate a loro stesse nell'attività di programmazione. Manca una cabina di regia efficace a livello nazionale. Lo Stato centrale dovrebbe fare investimenti più oculati visto che l’energia rischia di essere un’arma di ricatto. Quindi è indispensabile essere autonomi”. 

Daniele Valbonesi (Pd) ha aggiunto: “Ci sono aspetti positivi che non vanno alla velocità necessaria e i motivi sono tanti e fra questi una politica nazionale non abbastanza forte. Ci sono anche tendenze positive: da alcuni anni è consolidata la produzione di energia elettrica derivante da rinnovabili, rispetto alle fonti fossili”.  

Anche per Lorenzo Casadei (M5s) “in assenza di interventi di un piano nazionale serve stabilire una rotta. Gli impianti devono essere compatibili con l’ambiente. Viene un dubbio sulla produzione e sull’utilizzo dell’idrogeno, perché il meccanismo è energivoro. In questo ci aiuterà la tecnologia”. 

Marco Mastacchi (Rete Civica) ha ricordato: “Le scelte che farà la Regione nei prossimi mesi daranno degli indirizzi. La cosa difficile da fare sarà se spingere più in una direzione o nell’altra: impianti di grandi dimensioni o impianti diffusi. Un grande numero di impianti sui tetti potrà attenuare l’impatto sui territori. La Regione deve scegliere se permettere grandi impianti o microinterventi”.  

Per Paolo Burani (Avs) “essendo a una copertura del 14% di rinnovabili, il gap non è di facile copertura con questi ritmi per cui occorre accelerare. Serve arrivare anche a una concertazione sui grandi impianti così come è decisiva la concessione delle reti. Importante sarà arrivare a un prezzo regionale” 

Andrea Costa (Pd) ha aggiunto: “Abbiamo a disposizione azioni che non sono alternative ma complementari: cercare efficienza energetica, elettrificare e accompagnare azioni con aumento della potenza che abbiamo insediato sul territorio. Dobbiamo sostenere tutte queste traiettorie, consapevoli che non siamo chiamati a scegliere l’una piuttosto che l’altra azione”. 

(Lucia Paci e Luca Molinari)

Ultimo aggiornamento: 06-07-2026, 17:40

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