Chi tocca gli Stati Uniti di Trump salta? LA "MANINA" AMERICANA - Partito Socialista Italiano

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di Giada Fazzalari

Sono mesi che Donald Trump aggredisce sistematicamente i principali leader della politica europea. È toccato quasi a tutti: a Macron, Starmer, Merz, Meloni. Ormai è in atto una chiara strategia per isolare e indebolire l’Ue. Ogni occasione è buona per delegittimare, minacciare, offendere. Ma è sul piano politico-militare che il “gioco” di Trump si fa pesante. Dai dazi usati in maniera ricattatoria alla lenta dismissione dell’ombrello militare sull’Europa della Nato, la strategia demolitoria di Trump è quella di colpire e isolare tutti i Paesi europei per poi trattare singolarmente con i capi di governo stremati e spaventati da una possibile rottura con Washington. E, per un leader europeo, rompere con Trump significa compiere un atto in antitesi con l’essenza stessa del patto occidentale. Un peso psicologico enorme. Abbiamo più volte, e a ragione, criticato la subalternità del Presidente Meloni rispetto a Donald Trump, ma gli ultimi attacchi del Presidente americano dovrebbero accendere in tutte le forze politiche in campo un sentimento di preoccupazione. Nessuno ha le prove, e magari è solo un caso, ma è bastato che il Presidente spagnolo Sanchez criticasse duramente la più fallimentare guerra tra le tante che gli Usa hanno avviato senza un briciolo di senso e di strategia per finire sotto l’attacco concentrico della magistratura, di un pezzo della maggioranza e delle forze di opposizione, tanto che il governo Sanchez, considerato punto di riferimento stabile della sinistra socialdemocratica e del progressismo europeo, è ora in bilico. Solo caos interno o c’è una “manina” esterna? La domanda è legittima, perché è dalla fine della seconda guerra mondiale che Washington – grazie a una fitta tessitura di relazioni, poteri, interessi e ricatti – decide impunemente di colpire i leader sgraditi e di sostenere quelli graditi. La domanda politica che rivolgiamo – e la rivolgiamo anche al Copasir, che pure collabora in maniera proficua con l’intelligence Usa – è se il governo americano ha gli strumenti diretti e indiretti per colpire governi e presidenti europei democraticamente eletti attraverso una rete molto estesa di “amici dell’America”. Sussiste, cioè, il pericolo concreto che Donald Trump abbia il potere di colpire e sovvertire le scelte che il nostro Paese compie in piena autonomia democratica? Noi pensiamo che sia giunto il momento – al di là dei pontieri che fingono di essere impegnati sul campo per ricucire i rapporti tra Italia e Usa – di chiedere al Copasir un’analisi realistica sulla vulnerabilità della democrazia italiana rispetto agli Usa e alla loro capacità di orientare ancora le scelte politiche e strategiche dell’Italia. A Giorgia Meloni contestiamo di non aver creduto per troppo tempo nella compattezza europea di fronte alle minacce disgregatrici di Trump. Questo è uno dei più gravi errori che il nostro Governo abbia sinora compiuto. Ma ora, di fronte alle gravi tensioni tra Italia e Usa, noi tutti dobbiamo chiederci: Trump avrà il potere di destabilizzare la nostra autonomia democratica? E se sì, come? Attraverso quali “cavalli di Troia”? È troppo chiedere al Copasir se il nostro Paese è ancora un Paese satellite, e dunque a sovranità limitata? La clamorosa novità di questa stagione è che da Berlino a Londra, da Roma a Parigi, ormai il sentimento più diffuso è quello di considerare gli Usa un Paese alleato solo sulla carta o nelle dichiarazioni di facciata. Ma, di fatto, gli Usa di Trump – irresponsabilmente – si stanno ponendo come qualcosa di opposto a degli alleati. Su questo non basta l’unità nazionale: su questo è necessario l’unità europea.

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