Shrinkflation: le nuove regole saranno davvero efficaci? - U.Di.Con Unione per la Difesa dei Consumatori

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La dimensione di una confezione può cambiare senza che il prezzo lo faccia. È su questo meccanismo, spesso poco evidente ai consumatori, che intervengono le nuove norme contro la shrinkflation. Già tempo fa, durante il periodo di Pasqua, con la nostra indagine in collaborazione con Piepoli avevamo notato:  “Uova di Pasqua sempre più costose e, anche più piccole per 9 italiani su 10.” A incidere sulle percezioni dei consumatori è anche un fenomeno sempre più discusso negli ultimi anni: la riduzione delle quantità a parità di prezzo, la cosiddetta shrinkflation. L’84% degli italiani afferma di averla notata nei prodotti alimentari che acquista abitualmente, con confezioni più piccole o prodotti che pesano meno pur mantenendo lo stesso prezzo. A che punto siamo oggi?

Shrinkflation, le nuove regole

Ieri, sono entrate in vigore nuove disposizioni per contrastare la shrinkflation, il fenomeno che consiste nella riduzione della quantità di un prodotto confezionato senza una corrispondente diminuzione del prezzo, con un conseguente aumento del costo effettivo per il consumatore. Le misure diventano operative dopo la conclusione della procedura di notifica alla Commissione europea. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) aveva trasmesso il progetto di decreto legislativo il 15 aprile; trascorsi i tre mesi previsti per eventuali osservazioni da parte dell’Unione europea, il provvedimento può entrare in vigore in assenza di rilievi.

Come cambia l’informazione ai consumatori

Rispetto alle ipotesi iniziali, il testo definitivo non prevede l’obbligo per i produttori di riportare direttamente in etichetta un avviso che segnali la riduzione della quantità del prodotto rispetto alla confezione precedente. Il nuovo sistema punta invece su una comunicazione lungo l’intera filiera commerciale. Quando viene ridotta la quantità nominale di un prodotto, produttori e distributori dovranno trasmettere ai rivenditori una comunicazione standardizzata contenente i dettagli della modifica e la percentuale di aumento del prezzo riconducibile alla diminuzione del contenuto. Queste informazioni dovranno essere rese disponibili ai consumatori nei punti vendita fisici e sui canali di vendita online.La shrinkflation interessa numerosi beni di largo consumo.

Tra i prodotti più coinvolti figurano alimenti come cereali, yogurt, gelati, snack, biscotti e bevande, ma anche articoli per la casa e l’igiene personale, tra cui detersivi, carta igienica, bagnoschiuma, shampoo e dentifricio. Le conseguenze si riflettono chiaramente nei comportamenti di spesa: gli italiani scelgono sempre più spesso discount, mercati rionali oppure cambiando marca per cercare di contenere la spesa.

Fonte: TGCOM24

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