Invecchiamento della popolazione e scelte di portafoglio nei principali paesi dell’Unione europea
QUESTIONI DI ECONOMIA E FINANZA (OCCASIONAL PAPERS) di Raffaela Giordano, Luigi Infante, Andrea Neri, Giada Andrea Prete e Matteo Spuri
Il lavoro esamina il ruolo dell’invecchiamento demografico nelle scelte di portafoglio delle famiglie nei principali paesi dell’Unione europea, con l’obiettivo di valutare se le differenze tra i paesi dipendano anche dalla struttura per età della popolazione.
In tutti i paesi considerati la detenzione di strumenti rischiosi è più diffusa nelle classi di età centrali del ciclo di vita e si riduce nelle fasce più anziane. Le famiglie italiane partecipano ai mercati finanziari rischiosi meno di quelle degli altri paesi per ragioni non riconducibili alla composizione demografica. Tuttavia, tenendo conto anche della ricchezza investita in strumenti non finanziari legati all’esercizio dell’attività di impresa, la differenza si annulla; ciò indica una diversa allocazione del patrimonio piuttosto che una minore propensione al rischio delle famiglie italiane.
Banca d’Italia analizza come l’invecchiamento della popolazione influenzi le scelte di investimento delle famiglie in Italia, Francia, Germania e Spagna. Utilizzando i dati dell’indagine HFCS (2010-2020), la ricerca conferma che la propensione a detenere asset rischiosi segue una parabola a “U rovesciata” lungo il ciclo di vita, raggiungendo il picco nelle età centrali. Sebbene le famiglie italiane mostrino una partecipazione ai mercati finanziari molto più bassa rispetto ai partner europei, l’analisi dimostra che tale divario non dipende dalla struttura demografica, bensì da fattori strutturali. Tuttavia, includendo la ricchezza aziendale e le attività imprenditoriali nel concetto di attività a rischio, le differenze tra i paesi si riducono drasticamente. In conclusione, gli italiani non evitano il rischio in assoluto, ma preferiscono esporvisi attraverso canali non finanziari e proprietà dirette legate al proprio business.
Invecchiamento influisce sulle scelte di portafoglio
L’invecchiamento della popolazione influisce sulle scelte di portafoglio delle famiglie principalmente attraverso le dinamiche del ciclo di vita, determinando variazioni sia nella propensione al rischio finanziario sia nella composizione complessiva della ricchezza.
Sulla base delle analisi contenute nelle fonti, l’impatto si articola in tre dinamiche fondamentali:
1. L’andamento a “U rovesciata” lungo il ciclo di vita
Coerentemente con la teoria economica del ciclo di vita, la propensione a detenere attività finanziarie rischiose (come azioni e quote di fondi comuni azionari) segue un profilo a U rovesciata in relazione all’età del capofamiglia:
- Fase di accumulo e picco: La partecipazione ai mercati rischiosi cresce nelle prime fasi della vita lavorativa, raggiungendo un picco nelle fasce d’età centrali (in particolare tra i 50 e i 59 anni). Anche la ricchezza netta segue un andamento simile, accumulandosi in gioventù e toccando il massimo intorno ai 60 anni.
- Fase di decumulo e riduzione del rischio: Con l’avvicinarsi della vecchiaia e del pensionamento, le famiglie avviano una fase di decumulazione della ricchezza per finanziare i consumi. In parallelo, la propensione a detenere attività finanziarie rischiose diminuisce sensibilmente nelle fasce d’età più anziane (oltre i 60 e i 70 anni).
- Le motivazioni teoriche: Questo disinvestimento dalle attività rischiose in età avanzata è spiegato dal fatto che, con l’avvicinarsi della fine del ciclo di vita, l’orizzonte di investimento si accorcia, il capitale umano si riduce e l’avversione al rischio aumenta.
2. Margine estensivo vs. Margine intensivo
Le fonti evidenziano che l’invecchiamento incide in modo molto differente a seconda del tipo di scelta finanziaria:
- La decisione di partecipare al mercato (Margine estensivo): L’età influisce in modo determinante sulla scelta se possedere o meno attività rischiose. La probabilità di detenere almeno uno strumento finanziario ad alto rischio cala vistosamente dopo il pensionamento.
- La quota investita (Margine intensivo): Al contrario, per le famiglie che già partecipano al mercato azionario, la percentuale di ricchezza finanziaria allocata in attività rischiose è molto meno sensibile all’età e rimane sostanzialmente stabile o piatta tra le diverse fasce anagrafiche (attestandosi, ad esempio nel caso storico italiano, intorno al 45%).
3. Effetti macroeconomici e la specificità della ricchezza reale
A livello aggregato, l’invecchiamento della popolazione tende a ridurre l’esposizione complessiva al rischio finanziario, contraendo potenzialmente l’offerta di capitale di rischio nell’economia. Tuttavia, emergono differenze strutturali tra i paesi europei:
- La demografia non spiega i divari tra paesi: La minore propensione delle famiglie italiane a investire in attività finanziarie rischiose rispetto a quelle tedesche o francesi non è causata da fattori demografici (ossia dal fatto che l’Italia abbia una popolazione mediamente più anziana), ma riflette determinanti strutturali come le preferenze, le caratteristiche del sistema produttivo o il grado di sviluppo dei mercati finanziari.
- La ricchezza imprenditoriale come alternativa: Se si adotta una definizione più ampia di “attività rischiosa” che include anche la ricchezza aziendale non finanziaria (ovvero gli investimenti diretti in attività imprenditoriali e imprese private, molto rilevanti in Italia), il divario tra i paesi europei si riduce drasticamente. Questo indica che le famiglie (specialmente quelle nella mezza età) non sono meno propense al rischio in assoluto, ma preferiscono esporvisi tramite attività reali e imprenditoriali piuttosto che attraverso i mercati finanziari tradizionali.
Di conseguenza, per valutare correttamente l’impatto dell’invecchiamento sull’offerta di capitale di rischio, è fondamentale considerare sia la componente finanziaria sia quella imprenditoriale della ricchezza delle famiglie. …