Andando per territori inciampo sempre più spesso nei Data Center e nel loro essere fabbrica dei dati e della mente. Nell’epoca del capitalismo delle reti disegnano ZLS Zone Logistiche Semplificate, tutt’altro che semplici nel loro mappare nuove geografie territoriali che un tempo rimandavano alla fabbrica fordista o al nostro capitalismo di territorio e ai distretti. Molto dipenderà se nel salto d’epoca sapremo raccontare e raccontarci. Mi sono fatto aiutare da due letture: “Scuola, educare quando tutto sta cambiando” (Vita e pensiero) di Marco Rossi Doria, perché “educare significa tirare fuori il nostro racconto” inoltrandomi nel tutto sta cambiando con Michele Mezza “Guerra in codice. Come le intelligenze artificiali resettano le democrazie” (Donzelli). Partendo da un drammatico e disperato urlo di numeri sul “fallimento educativo di massa” anche attraverso un QR CODE allegato su disagio, abbandoni, povertà educative, emergenze, divari territoriali, Rossi Doria arriva alle “sfide delle macchine pensanti indicando dieci ambiti di conoscenze fondamentali” per fare racconto del NOI con lingue, da dove vieni straniero, competenze tecniche per decodificare il cambiamento, storia, geografia e territorio delle comunità educanti come risorse fondamentali dove imparare, scegliere e vivere. Libri di due studiosi militanti delle terre dell’osso, entrambi napoletani, a cui ho sempre guardato per capire cosa mettere in mezzo quando ti prende l’apocalisse culturale, “tutto sta cambiando e non ti riconosci più in ciò che ti era abituale” scriveva Ernesto De Martino. Invitano ad una sociologia mobilitante il capitale sociale nelle lunghe derive dei corsi e ricorsi storici (Vico) nel salto d’epoca apocalittico, quando ti prende l’angoscia nel leggere il disumano potente della IA codice di guerre nella teologia geopolitica di Palantir e ti chiedi come mettere in mezzo la parola pace, nell’epoca degli imperi del capitalismo politico in scena a Pechino. Che induce a riflettere sul dar corpo e linguaggio al capitale sociale educando al raccontare il NOI prima della potenza dei mezzi in quel salto in cui oggi ci ritroviamo tutti, volgo disperso come i contadini di Thomas Munzer, di fronte ai nuovi principi che ci prospettano “la rivoluzione dei santi padroni dei flussi”. Ben scomposta e ricomposta da Michele nel suo delineare geografie delle differenze tra calcolanti e calcolati, che poi spiega e territorializza nella nostra vita quotidiana tra quelli che contano qui inteso come potere “tra stato e cittadini tra istituzioni e società civile” e i contati “pensiamo a cosa sta accadendo nella sanità…nella scuola e nell’infosfera della comunicazione”. Ritrovandosi con Marco nella trasformazione profonda del sistema di welfare. Abitare e lavorare nelle piattaforme territoriali dove atterrano data center e flussi del capitalismo delle reti andando a scuola per essere “capaci di imparare, scegliere, vivere”. E qui mi ritrovo con loro, a chiedermi sul come fare del capitale sociale dei contati, un racconto. Un terzo racconto di soggetivAzione, del mettersi assieme di vite minuscole in grado di produrre un capitale simbolico di conflitto e resistenza nel prendere parola, ripartendo dalle povertà educative nel sociale desertificato della scuola per poi arrivare alla nebulosa incombente della IA nell’epoca del tecnocene dispiegato. Salto d’epoca ben rappresentato dai data center: fabbrica della mente sopra ed antropocene sotto, con la scuola da mettere in mezzo quel sopra e quel sotto come comunità educante. Nel territorio come racconto che va dalla scuola alla tecnica ci apparirà il capitale semantico dei nostri significati condivisi e dei codici interpretativi come “residuo irrisolto” della metamorfosi in atto, da difendere, raccontare ed alimentare con il nostro capitale relazionale fatto di reti sociali che producono fiducia. Entrambi i libri assegnano alle “città educative potenziate dalle comunità educanti” per la scuola e per la coscienza di luogo un ruolo fondante “ai sindaci anche se da soli non fanno primavera” nei territori disarticolati dai flussi. Che disegnano nuove geografie di territori, geocomunità dove l’IA fa volare il capitale semantico come la logistica fa con i corpi e le merci. In una irresponsabilità dei padroni dei flussi tecnofinanziari incoscienti al motto weberiano “la proprietà obbliga” mai come oggi da piegare “nell’innovazione obbliga”. Per dirla con Marco occorre piegare il legno storto dell’innovazione raddrizzando la disperazione in disperanza, ma questo avverrà per dirla con Michele, anche con un racconto di conflitto e resistenza per realizzare un umanesimo della tecnica. Dedichiamoci ad alimentare il nostro capitale semantico nel salto d’epoca alla lettura della Enciclica “Magnifica Hummanitas”. Disperanza.
Compatibilità
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redazione