Quando la Guida dice "rallentiamo". Frenare l'istinto agonistico durante un tour MTB - Accademia Nazionale del Ciclismo

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La mountain bike è uno sport che premia l’impegno. Ogni uscita permette di migliorare un tempo in salita, affrontare una discesa con maggiore sicurezza o conquistare quel tratto che fino a poche settimane prima sembrava impossibile.

È normale, quindi, che molti biker sviluppino uno spirito competitivo. Non necessariamente nei confronti degli altri, ma almeno verso sé stessi.

Quando però si partecipa a un tour guidato, soprattutto in una località nuova, occorre cambiare mentalità.

Per qualche ora non si parte per fare la prestazione della stagione.

Si parte per vivere un’esperienza.

Ed è una differenza molto più importante di quanto possa sembrare.

Un tour non è una gara

La prima missione di una Guida non è portare il gruppo il più velocemente possibile alla fine del percorso.

È fare in modo che ogni partecipante torni a casa con un bel ricordo.

Questo significa mantenere il gruppo compatto, rispettare i tempi di tutti, fermarsi quando serve, raccontare il territorio, osservare il paesaggio e affrontare i passaggi tecnici con serenità.

Chi continua a pedalare pensando esclusivamente alla propria prestazione rischia di perdere tutto ciò che rende speciale un’uscita guidata.

Una Guida non accompagna semplicemente delle biciclette.

Accompagna persone.

Stare davanti non significa essere i più forti

Capita spesso che qualcuno, soprattutto nelle prime salite, aumenti il ritmo per dimostrare la propria condizione fisica.

È un comportamento comprensibile.

Ma raramente utile.

Quando un partecipante si allontana dal gruppo, costringe la Guida a continui controlli, altera il ritmo della giornata e, soprattutto, rischia di trovarsi da solo proprio nel punto in cui sarebbe più importante avere accanto chi conosce il territorio.

Le Guide non chiedono di procedere insieme per limitare la libertà del gruppo.

Lo fanno perché sanno quanto rapidamente possano cambiare le condizioni di un sentiero.

Un bivio sbagliato, un ostacolo inatteso o un semplice problema meccanico diventano molto più facili da gestire quando il gruppo rimane unito.

Esiste un altro modo di misurarsi

Rinunciare per qualche ora al proprio spirito agonistico non significa smettere di migliorare.

Anzi.

Un tour guidato offre l’occasione di osservare aspetti che durante una normale uscita passano inosservati.

La scelta delle traiettorie, la gestione del gruppo, il modo di affrontare un passaggio tecnico, la lettura del terreno, il ritmo nelle lunghe salite e perfino il modo di fermarsi durante una pausa raccontano moltissimo dell’esperienza di una Guida.

Chi ha l’umiltà di osservare torna spesso a casa con competenze che nessun cronometro potrebbe misurare.

Perché la vera crescita non consiste sempre nell’andare più forte.

A volte consiste nel pedalare meglio.

Il valore del territorio

C’è un altro motivo per cui vale la pena mettere da parte, almeno per una giornata, la ricerca della prestazione.

Molti dei tour organizzati dalle Guide attraversano luoghi ricchi di storia, tradizioni e paesaggi straordinari. Un borgo medievale, una malga, un’antica strada militare, un punto panoramico o un sentiero poco conosciuto raccontano il territorio tanto quanto una carta geografica.

Chi pedala con lo sguardo fisso sul ciclocomputer rischia di attraversare questi luoghi senza davvero viverli.

Una Guida, invece, invita spesso ad alzare gli occhi.

Perché la mountain bike non è soltanto sport.

È anche scoperta.

La vera sfida è tornare con qualcosa in più

Nei corsi Guide dell’Accademia Nazionale del Ciclismo si insegna che accompagnare un gruppo significa creare un’esperienza, non semplicemente seguire una traccia GPS.

Allo stesso modo, partecipare a un tour significa accettare una sfida diversa da quella agonistica.

La sfida è ascoltare, osservare, imparare e lasciarsi guidare da chi conosce quel territorio molto meglio di noi.

Le gambe contano.

La tecnica conta.

La preparazione fisica conta.

Ma per una volta può essere bello mettere tutto questo in secondo piano.

Perché il ricordo più bello di una giornata in mountain bike non è quasi mai il wattaggio medio o la velocità massima.

È quel panorama che non avevamo mai visto, quel sentiero che non avremmo mai trovato da soli e quella sensazione di aver condiviso, insieme ad altri appassionati, qualcosa che va ben oltre una semplice pedalata.

In fondo, la competizione avrà sempre un’altra occasione.

Quel territorio, quella Guida e quel gruppo, invece, potrebbero non ritrovarsi mai più nella stessa identica combinazione. Ed è proprio questo a rendere speciale un tour.

Recapiti
konrad