Ora è una storia rispettata ma i grandi partiti non hanno imparato la lezione - Partito Socialista Italiano

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di Fabio Martini

È un destino curioso, diviso in due. Cinquant’anni dopo, la svolta del Midas è stata ricordata da diversi media senza la proverbiale acrimonia, ma al tempo stesso il totale disinteresse mostrato da parte dei principali partiti dimostra che la lezione politica di quella stagione è ancora inattualissima. Si tratta di due notizie, diversamente interessanti. La prima riguarda i media. In un anniversario così importante alcuni organi di informazione hanno dedicato a quell’evento interviste ed analisi: non molte, certo, ma prive di quel pregiudizio che da decenni insegue tutta la vicenda socialista. Dopo un lungo ostracismo, la leadership di Craxi, il nuovo corso socialista e ora anche l’inizio di quella storia, stanno diventando, se non una storia rispettata, sicuramente una storia non più vilipesa. Non è stato un processo indolore. Socialisti e anti-socialisti si sono contrapposti in modo fiammeggiante per anni e anni e via via i toni si sono raffreddati, anche se ovviamente non si sono del tutto spenti. Nel corso degli ultimi decenni la “resistenza” da parte di tanti militanti, della dirigenza della diaspora e l’azione filologicamente puntuale di alcune Fondazioni hanno impedito il deformarsi di fatti e personaggi della storia socialista. E naturalmente anche la distanza dagli eventi aiuta a capirli meglio. Si tratta di una procedura ben conosciuta dagli storici ma è del tutto evidente che, cinquant’anni dopo, le stesse testimonianze personali sono destinate ad essere più lucide perché i protagonisti di un tempo hanno stemperato sentimenti, risentimenti, coinvolgimenti personali. E anche per i media è così. Ma se parliamo di lezione politica che viene dal Midas, allora le cose stanno messe diversamente. L’elezione di Craxi nell’estate del 1976 e le conseguenze di quella novità hanno lasciato una forte impronta sulla politica italiana di quegli anni, questo lo riconoscono tutti, ma l’insegnamento più complessivo che viene dal Midas tarda ad essere compreso e rilanciato. E non parliamo della lezione che va ben oltre l’ambito socialista ma che riguarda in primo luogo l’intero arco delle forze democratiche e di sinistra. Le lezioni del Midas sono tante, ma concentrandoci sulle due principali, scopriamo quanto siano inevase. In quei giorni del 1976 un gruppo di 30-40enni fu protagonista di un ricambio generazionale ma soprattutto di una forte discontinuità politica. Verso la Dc e verso il Pci si aprì una forte battaglia delle idee, partendo da un presupposto: un forte protagonismo politico si determina soltanto se si supera ogni complesso di subalternità. Con il conformismo e con la continuità si può gestire il potere che già esiste, ma non si cambiano gli assetti, non si fa politica. Ebbene, quel gusto per la battaglia aperta sui valori, tipico del Psi di Craxi, non è attuale: non ci credono i grandi partiti che occupano la scena. E quando esplode un problema si fa finta di nulla. Resterà per sempre esemplare la totale indifferenza del Pd seguita alla affermazione arditissima dell’ex presidente del Consiglio Conte sulla esagerazione del pericolo russo. Come se non esistessero mezzo milione di morti e cinque milioni di profughi ucraini che vagano per l’Europa lontani dalle proprie case. Craxi, per la scelta degli euromissili, fu oggetto di scherno, offeso da milioni di marciatori della pace. Oggi il Pd non ha detto mezza parola a Conte che vede un pericolo russo inventato. E qui si incrocia la seconda, grande lezione del Midas: la politica è saper decidere. Saperlo fare nei tempi giusti. Nel luglio del 1976 qualcuno decise che era l’ora di cambiare perché altrimenti il destino del Psi si sarebbe consumato rapidamente. Quando i russi disposero gli SS20, l’Italia di Craxi ebbe il coraggio di decidere il dispiegamento degli euromissili difensivi. Nella notte di Sigonella non era scritto da nessuna parte che il braccio di ferro con gli americani si sarebbe dovuto spingere sino all’accerchiamento dei soldati statunitensi. Tutto questo fu ribattezzato decisionismo ma era saper decidere. Anche davanti a bivi pericolosi. Ora la politica insegue. I leader sono diventati follower dello spirito del tempo. E dunque il Midas è diventato, bene o male, una storia rispettata. Ma arriverà il tempo nel quale anche la sua lezione politica sarà capita e condivisa a sinistra. Solo a quel punto il Midas avrà dispiegato per intera la forza politica che conteneva. Ovviamente in quella estate del 1976 e nei diciassette anni successivi, non sono mancati errori gravi ma c’era un’idea della vita e della politica che ha lasciato un segno più profondo di quanto non si sia finora compreso.

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