Città sostenibili: i dati sono la nuova infrastruttura urbana - Cefriel

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Business Transformation & Digital Ecosystems

Il 20 luglio, allo Smart City Lab Milano, si è tenuto l’evento “Digitale e sostenibilità per una nuova agenda urbana” promosso da Assolombarda in collaborazione con City Vision e Smart City Lab Milano, che ha riunito istituzioni, imprese e mondo della ricerca attorno al ruolo del digitale nella costruzione di città più resilienti e data-driven. Nel corso dell’incontro, che si è svolto nell’ambito di Milano Smart City Alliance, un’iniziativa di Assolombarda, è stato presentato il quarto volume dei Quaderni di Milano Smart City Alliance e City Vision, dal titolo “Tecnologie digitali per città sostenibili”. Per Cefriel è intervenuto all’evento Emiliano Sergio Verga, Senior Digital Ecosystems Manager, portando il punto di vista del centro di innovazione tecnologica sul valore degli ecosistemi digitali e presentando alcune case history sull’utilizzo delle tecnologie per rendere le città sostenibili. 

La collana nasce dalla collaborazione tra Milano Smart City Alliance e City Vision con l’obiettivo di mettere a sistema esperienze, competenze e strumenti utili a chi governa e progetta i territori, offrendo una lettura del rapporto tra trasformazione digitale e strategie ESG (Environmental, Social, and Governance). La tecnologia, in questa prospettiva, non è osservata come un fine, ma come uno strumento che permette di generare valore ambientale, sociale e di governance per ridurre sprechi, migliorare accessibilità e qualità della vita, rafforzare la capacità delle amministrazioni di programmare e rendicontare le proprie politiche. 

La nuova pubblicazione si apre con alcuni contributi di scenario dedicati alla misurazione della sostenibilità urbana, prosegue mettendo in relazione le principali famiglie tecnologiche della smart city con le dimensioni ESG, evidenziando opportunità, rischi e indicatori di impatto, e dedica poi spazio alle esperienze dirette delle amministrazioni, con i casi di Milano e Seregno. L’ultima sezione raccoglie nove progetti sviluppati dalle aziende della Milano Smart City Alliance, degli esempi concreti di come il digitale, quando è orientato da obiettivi chiari e misurabili, possa diventare un’infrastruttura di sostenibilità e governo della città. 

Il City Vision Score: la sostenibilità non dipende dalla dimensione della città

Il primo contributo di scenario si basa sul City Vision Score – Smart Environment, l’indice realizzato da Blum e Prokalos per City Vision che misura il grado di “intelligenza” dei territori italiani attraverso 30 indicatori riferiti a sei dimensioni: smart governance, smart economy, smart environment, smart living, smart mobility e smart people. La dimensione Smart Environment guarda in particolare a raccolta differenziata, produzione di energia da fonti rinnovabili, dispersione idrica, consumo di suolo pro capite e qualità dell’aria. 

La top 10 dei capoluoghi, guidata da Urbino, seguita da Aosta, Cesena, Trento, Bolzano, Siena, Forlì, Trapani, Belluno e Biella, evidenzia come la sostenibilità urbana non coincida automaticamente con la dimensione demografica o la forza economica di una città, ma emerge dove la scala urbana consente una gestione più prossima dei servizi e un rapporto più diretto tra amministrazione, territorio e comunità. Non esiste una sola forma di città intelligente: una metropoli può esserlo integrando datiservizi digitali e infrastrutture avanzate, un comune medio perché governa meglio il proprio territorio e riduce gli sprechi. 

Il DiSI City: la differenza tra una città digitalizzata e una città digitalmente sostenibile

Il secondo contributo introduce il DiSI City, l’indice di sostenibilità digitale sviluppato dalla Fondazione per la sostenibilità digitale in partnership con l’Istituto di Studi Politici San Pio V, che analizza le 14 città metropolitane italiane incrociando digitalizzazione e sostenibilità con tre dimensioni: consapevolezza, competenza e comportamenti. 

Il punto centrale sottolineato è che una città può essere molto digitalizzata senza essere per questo pienamente sostenibile dal punto di vista digitale. Può disporre di reti, sensori e servizi avanzati senza che questa dotazione si traduca in consapevolezza e comportamenti diffusi. Il digitale, in questa lettura, non è osservato come un fine ma come un fattore abilitante, vale a dire uno strumento che contribuisce alla transizione sostenibile solo se viene compreso, governato e usato in modo consapevole. 

La complessità urbana ha smesso di essere solo tecnica

Densità abitativa, isole di calore, rischio idraulico, consumo di suolo, vulnerabilità sociale sono fattori che in ambito urbano che si influenzano a vicenda e nessuna amministrazione può affrontarli con un singolo progetto o un singolo assessorato. Lo raccontano bene nell’analisi lesperienze di Milano, dove le deleghe su verde pubblico, reticolo idrico, energia e resilienza urbana convergono ormai in un’unica visione, e quella del comune di Seregno, che dopo gli eventi estremi del 2023 ha costruito un Piano Clima capace di leggere il territorio e orientare le scelte pubbliche con dati climatici, ambientali e sociali. In entrambi i casi il punto comune non è stato solo la tecnologia, ma la capacità organizzativa di mettere in relazione fonti diverse e trasformarle in priorità di intervento.

Milano Smart City Alliance e i nove casi d'uso, tra cui E015

Milano Smart City Alliance concentra le forze d’innovazione di imprese e istituzioni del territorio per costruire città più vivibili e resilienti, attraverso progetti con obiettivi chiari e impatti misurabili. Nell’ultima sezione del Quaderno sono raccontati nove casi d’uso che traducono questo approccio in pratica: la dematerializzazione della bigliettazione ATM, il cruscotto ESG di A2A, il fondo di rigenerazione urbana di COIMA, il restauro luminoso di Enel Sole a Reggio Calabria, l’analisi dei flussi pendolari di Fastweb+Vodafone al Politecnico di Torino, la piattaforma di gestione urbana di IBM a Madrid, l’illuminazione solare di Signify a Spoltore, l’intelligenza artificiale di TIM Urban Genius e il caso di Cefriel con E015. 

Il caso di E015 rivela come la mobilità, il turismo e l’ambiente possano dialogare, facendo in modo che i dati parlino la stessa lingua. È questo il compito di E015, l’ecosistema digitale di Regione Lombardia di cui Cefriel cura il coordinamento scientifico, con un’architettura che semplifica lo scambio di informazioni tra enti pubblici e aziende private attraverso un catalogo di flussi dati, in cui ogni partecipante mantiene la libertà di accettare o rifiutare le connessioni. Nella pratica, questo si traduce in strumenti concreti: la piattaforma Ecomobs per colonnine di ricarica e servizi di sharing, l’Ecosistema Digitale Turistico che valorizza destinazioni meno note, il portale InfoAria per i la mitigazione dell’inquinamento nel Bacino Padano, e GO26, la piattaforma nata inizialmente per i Giochi Milano Cortina 2026 e diventata strumento operativo per il coordinamento fra gli enti coinvolti nella gestione della sicurezza e delle emergenze. 

Non una città più tecnologica, ma una città più capace di collaborare

L’analisi contenuta nel report dimostra come la sostenibilità urbana non si misurerà in futuro solo dalla tecnologia, ma dalla capacità di un territorio di collaborare, trasformando i dati in decisioni condivise. Le città più avanzate nei prossimi anni non saranno necessariamente quelle con più infrastrutture digitali, ma quelle capaci di costruire ecosistemi aperti, interoperabili e orientati alla collaborazione tra pubblico e privato, un principio che è reso misurabile e viene ribadito nel quarto Quaderno di Milano Smart City Alliance e City Vision. 

Scarica qui https://milanosmartcity.it/event/3679/tecnologie-digitali-per-citta-sostenibili/ il quarto Quaderno “Tecnologie digitali per città sostenibili” e approfondisci come dati e interoperabilità stanno costruendo una nuova infrastruttura delle città italiane. 

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Chiara Attieri