ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, esprime un giudizio critico sul Disegno di legge 1572 che punta a modificare la normativa nazionale sulla caccia. Nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Agricoltura della Camera ha evidenziato numerose criticità, sostenendo che diverse disposizioni del provvedimento non risultano coerenti con gli attuali principi di conservazione della natura e con un approccio fondato su evidenze scientifiche.
L’ente ritiene che la proposta di riforma presenti elementi che potrebbero compromettere gli obiettivi di tutela della fauna selvatica e della biodiversità, oltre a entrare in contrasto con gli orientamenti europei sulla gestione sostenibile delle specie.
Tra le osservazioni illustrate dal direttore del Dipartimento per il monitoraggio e la tutela dell’ambiente, Luigi Ricci, figura la mancata esclusione dall’attività venatoria di specie che registrano un progressivo declino delle popolazioni, come la pernice bianca e l’allodola. Secondo l’ISPRA, ampliare o mantenere il prelievo venatorio senza tenere conto dello stato di conservazione delle specie più vulnerabili rappresenterebbe un arretramento rispetto agli standard internazionali di tutela.
Un altro punto contestato riguarda le modifiche che incidono sul rapporto tra cacciatori e territorio. Per l’Istituto, le nuove disposizioni ridurrebbero il legame tra l’attività venatoria e la gestione locale della fauna, favorendo invece un’impostazione ritenuta più orientata alla fruizione dell’attività che alla conservazione degli ecosistemi.
Nel mirino anche la possibilità di trasformare aziende faunistico-venatorie in strutture agrituristico-venatorie senza una preventiva valutazione scientifica del valore naturalistico delle aree interessate. L’ISPRA segnala inoltre possibili criticità per alcune pratiche previste dal testo, tra cui la caccia al cinghiale su terreni innevati, che potrebbe produrre effetti negativi su altre specie presenti negli stessi habitat.
Nel parere vengono poi richiamati gli aspetti legati alla normativa europea. In particolare, l’Istituto evidenzia che la reintroduzione della cattura di uccelli selvatici destinati a essere utilizzati come richiami vivi rischierebbe di entrare in conflitto con la Direttiva Uccelli, materia sulla quale l’Italia è già stata oggetto di procedure e pronunce della giustizia europea.
Mancano criteri scientifici e la tutela delle specie più vulnerabili
Analoga preoccupazione riguarda l’ipotesi di estendere il calendario venatorio oltre il 10 febbraio per alcune specie migratrici. Secondo i tecnici, tale previsione potrebbe risultare incompatibile con la disciplina comunitaria, che vieta il prelievo durante la fase della migrazione prenuziale e della riproduzione.
L’ISPRA esprime infine perplessità anche sul riassetto delle competenze previsto dalla riforma. Il disegno di legge, osserva l’Istituto, ridurrebbe il peso delle valutazioni tecnico-scientifiche dell’ente a vantaggio del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, con il rischio di sovrapposizioni amministrative e in un contesto in cui la legittimità dell’attuale assetto del Comitato è ancora oggetto di valutazioni in sede giudiziaria.
Nel complesso, il parere presentato alla Commissione sottolinea come una revisione della normativa sulla caccia possa rappresentare un’opportunità di aggiornamento solo se accompagnata da criteri scientifici, dalla tutela delle specie più vulnerabili e dal rispetto degli obblighi previsti dalla legislazione europea.
Il commento delle associazioni contrarie al DDL
Le diverse associazioni ambientaliste e di difesa degli animali contrarie al DDL sulla caccia, che hanno rinominato “sparatutto”, in una nota congiunta hanno commentato: “L’audizione dell’ISPRA ha elencato una lunga serie di critiche che toccano i punti nevralgici della proposta di legge e, letteralmente, la demoliscono. Una bocciatura netta e senza appello della riforma, nonostante il goffo tentativo dei cacciatori di oscurarla e capovolgerne il senso. Pur proponendosi come bioregolatori della fauna selvatica, i cacciatori non si sono minimamente preoccupati di stabilire della priorità di azioni volte anzitutto alla conservazione della fauna, reinserendo al contrario pratiche vietate dalla Direttiva Uccelli, estendendo la caccia oltre i limiti tollerabili, promuovendo altre improprie concessioni ai cacciatori. Dopo le associazioni, la cittadinanza, il mondo scientifico, il mondo della cultura, la Commissione europea, anche l’autorità scientifica statale boccia drasticamente il testo. Si prenda atto del fallimento e si ritiri subito la riforma“.
Come se non bastasse, anche le osservazioni della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome coincidono in larga parte con le critiche formulate dall’ISPRA e dagli specialisti ascoltati dalla Camera. Tra l’altro, la Conferenza è considerata vicina al mondo venatorio e questo rende ancora più significativa la presa di posizione.