RAGUSA – Al DonnaFugata Film Festival il cinema non si guarda soltanto: si racconta, si studia, si interpreta e, soprattutto, si fa. È questa una delle caratteristiche che rende unica, da qualche anno a questa parte, la rassegna diretta da Andrea Traina, dove alle proiezioni si affiancano ogni giorno talk, workshop, masterclass e laboratori che trasformano il pubblico in protagonista dell’esperienza cinematografica.
La serata di ieri ha avuto proprio questo filo conduttore.
L’atteso incontro dedicato al doppiaggio ha visto protagonista il maestro Luca Biagini, una delle voci più celebri del cinema internazionale in Italia, straordinaria voce italiana di John Malkovich, Ed Harris, Michael Keaton, William Hurt e Bruce Willis.
Il dialogo, assieme al regista Massimo Martella, ha svelato curiosità e retroscena di un mestiere spesso invisibile ma fondamentale per la magia del grande schermo.
Martella ha ricordato il loro primo incontro, avvenuto circa vent’anni fa, scherzando sul fatto che Biagini non lo ricordasse, prima di raccontare un episodio significativo della sua carriera.
Martella ha ricordato l’esperienza legata al documentario Nel nome di Antea – L’arte italiana al tempo della guerra, nel quale alcune opere d’arte prendono voce per raccontare una pagina fondamentale della storia italiana. «Dovevamo scegliere quale voce dare a quel quadro, cercavamo qualcosa che potesse entrare subito nell’immaginario del pubblico, soprattutto dei più giovani. Alla fine abbiamo scelto Letizia Ciampa, la doppiatrice italiana di Hermione di Harry Potter e quella scelta si è rivelata vincente perché contribuì alla forza comunicativa di un’opera nata anche con una forte finalità educativa».
Biagini ha invece conquistato il pubblico con il racconto del suo provino per Full Metal Jacket. «Feci il provino per il personaggio di Cowboy e Stanley Kubrick disse: “No, questa voce non mi convince”. Mario Maldesi, però, insistette e mi fece doppiare comunque il personaggio. Alla fine Kubrick inviò una lettera di ringraziamento molto sentita: gli era piaciuta anche la mia voce. Ogni tanto si può fare un tranello… e in quel caso ha funzionato».
Un racconto che ha introdotto perfettamente il laboratorio di doppiaggio, uno dei momenti più coinvolgenti del festival. Non una semplice lezione teorica, ma un’esperienza pratica nella quale anche appassionati e pubblico possono mettersi alla prova davanti al leggio, sperimentando tecniche e tempi della sincronizzazione. È la filosofia che accompagna da qualche edizione il DonnaFugata Film Festival: il cinema non solo spiegato, ma vissuto direttamente. Del resto questa vocazione laboratoriale attraversa tutta la manifestazione. Accanto al workshop di doppiaggio proseguono infatti anche quelli di recitazione e di linguaggio cinematografico, guidati rispettivamente dall’attore tunisino Aymen Mabrouk e dal regista Mourad Ben Cheikh. Percorsi che, lo scorso anno, hanno portato persino alla realizzazione di un cortometraggio girato proprio negli spazi del Castello di Donnafugata, confermando come il festival sia anche un luogo di produzione culturale oltre che di fruizione.
A chiudere il talk è stato il direttore artistico Andrea Traina, che ha ricordato come gli esiti del laboratorio di doppiaggio saranno presentati nei prossimi giorni, invitando il pubblico a seguire l’intero percorso formativo. Successivamente la serata è proseguita con il videomessaggio del guest director Roy Menarini, che ha introdotto l’omaggio a Meryl Streep attraverso le proiezioni di Kramer contro Kramer e I ponti di Madison County. «Meryl Streep è in grado di incarnare tutto il ventaglio delle emozioni umane», ha sottolineato Menarini. «Questi due film rappresentano due tasselli fondamentali di una carriera straordinaria, resa possibile da una capacità interpretativa senza eguali».
Il percorso nel segno del Cancro, tema guida dell’edizione 2026, è così proseguito attraverso opere che raccontano memoria, famiglia, identità e infanzia, elementi simbolici che uniscono film molto diversi tra loro.
Questa sera, giovedì 6 agosto, il DonnaFugata Film Festival renderà omaggio a Piero Umiliani, nel centenario della nascita del grande compositore italiano. Alle 20, nel Cortile Grande assieme a Massimo Martella per il DonnafugaTalks “La musica sullo schermo”, dedicato alla riscoperta dell’autore di alcune delle più celebri colonne sonore del Novecento. A seguire sarà proiettato il documentario Il tocco di Piero, firmato dallo stesso Martella, mentre nelle diverse arene del Castello proseguiranno le proiezioni dedicate al segno del Cancro con titoli come Rocky, Tootsie, Taxi Driver, Oblivion, Nightmare, Ponyo sulla scogliera e I soliti ignoti.
Domani, venerdì 7 agosto, il festival rafforzerà invece la propria vocazione mediterranea con il DonnafugaTalks “Un ponte sul Mediterraneo”, al quale prenderanno parte l’attrice protagonista di Una sconosciuta a Tunisi, Fatma Sfar, l’attore Aymen Mabrouk, il regista Mourad Ben Cheikh. Un confronto che conferma la volontà del festival di costruire, anno dopo anno, un dialogo sempre più stretto tra le due sponde del Mediterraneo, non solo attraverso le proiezioni ma anche grazie ai laboratori di recitazione e linguaggio cinematografico che gli stessi artisti tunisini stanno conducendo in questi giorni con i partecipanti al festival. Un’idea di cinema che supera lo schermo e diventa occasione di incontro, formazione e crescita condivisa.
Programma su www.donnafugatafilmfestival.org
6 agosto 2026
ufficio stampa
Michele Barbagallo per MediaLive