Ciad: INTERSOS in prima linea contro la malnutrizione nella provincia del Lago | INTERSOS

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Nella provincia del Lago, in Ciad, INTERSOS integra l’intervento con le cliniche mobili, la presa in carico della malnutrizione, l’accesso all’acqua potabile e la creazione di orti familiari per rispondere ai bisogni delle comunità sfollate e ospitanti nei dipartimenti di Mamdi, Kaya e Fouli.

Nella provincia del Lago le emergenze si sovrappongono. Alle incursioni dei gruppi armati e ai conseguenti spostamenti di popolazione -oltre 220.000 sfollati interni secondo il Piano di risposta umanitaria 2025- si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico: solo nel 2024, le inondazioni hanno colpito più di 277.000 persone nella provincia, distruggendo abitazioni, scorte alimentari e infrastrutture idrico-sanitarie.

Le ripercussioni sulla salute nutrizionale sono gravi. La malnutrizione acuta raggiunge l’11,9% nella provincia, mentre quella acuta grave si attesta al 2,8%: tassi nettamente superiori alle medie nazionali. Nei siti informali di sfollati e nei villaggi insulari, le strutture sanitarie sono distanti, sottoequipaggiate e afflitte da continue carenze di farmaci e integratori nutrizionali.

È in questo contesto che INTERSOS porta avanti, da giugno 2025, un progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana per rafforzare la sicurezza alimentare e nutrizionale delle comunità più vulnerabili del Ciad.

Raggiungere le comunità più isolate: le cliniche mobili

Per raggiungere la popolazione nelle aree di più difficile accesso, da marzo 2026 due équipe di cliniche mobili, ciascuna composta da un infermiere, un assistente nutrizionista e un’ostetrica, operano partendo da Baga Sola (nel dipartimento di Kaya) e da Liwa (nel dipartimento di Fouli), coprendo cinque siti di sfollati interni. Il loro lavoro si affianca a quello dei centri sanitari di Melea e Yakoua, anch’essi sostenuti dal progetto.

Dall’inizio delle attività sono state sottoposte a screening 27.845 persone, tra cui 22.663 bambini dai 6 ai 59 mesi e 5.182 donne in gravidanza e in allattamento. I casi identificati vengono presi in carico dal nostro staff: 427 bambini affetti da malnutrizione acuta grave hanno ricevuto un trattamento specifico  (321 dalle équipe mobili e 106 nel centro sanitario di Melea), mentre 506 casi di malnutrizione acuta moderata (259 bambini dai 6 ai 59 mesi e 247 donne in gravidanza e in allattamento) hanno ricevuto assistenza e cure complete.

L’intervento si avvale anche dell’aiuto della comunità: 50 agenti comunitari, formati nello screening e nella prevenzione della malnutrizione, svolgono attività di sensibilizzazione e orientano le famiglie, mentre 1.348 tra madri e tutori hanno ricevuto un nastro MUAC, ovvero un nastro metrico a colori che misura la circonferenza del braccio e permette di individuare subito i primi segnali di malnutrizione, consentendo alle famiglie di monitorare autonomamente i propri figli a casa.

Prevenire prima di curare

La risposta non si limita al trattamento dei casi acuti. Per prevenire la malnutrizione, ad aprile 2026 abbiamo ordinato oltre 11 tonnellate di farina arricchita prodotta localmente (22.000 buste). Ad oggi, con le prime 5 tonnellate consegnate, abbiamo già aiutato 1.545 bambini dai 6 ai 59 mesi, e le distribuzioni proseguiranno nei prossimi mesi. Allo stesso tempo, i centri sanitari di Melea e Yakoua promuovono le buone pratiche di alimentazione per i più piccoli. A questo si affianca una campagna radiofonica locale per sensibilizzare la popolazione sia sulla nutrizione sia sulla prevenzione delle inondazioni stagionali. 

Acqua e igiene: basi fondamentali per la nutrizione

Poiché non c’è buona nutrizione senza acqua pulita, nel villaggio di Bouroum-Tchouloum abbiamo realizzato una rete idrica con due serbatoi da 5.000 litri e due fontanelle. La gestione è stata affidata a un comitato locale appositamente formato ed equipaggiato. Per smaltire in sicurezza i rifiuti medici sono stati inoltre costruiti otto inceneritori, mentre due centri sanitari, cinque siti di cliniche mobili e due scuole hanno ricevuto kit d’emergenza per l’acqua potabile. 

Orti familiari per rafforzare la resilienza

Infine, per agire sulle cause profonde della malnutrizione, 200 famiglie -rappresentate da 200 donne- sono state formate sulle tecniche orticole e sulla produzione di compost, ricevendo sementi e attrezzi da lavoro. Seguite ogni settimana da esperti agronomi, oggi queste donne gestiscono orti familiari che aiutano a diversificare la dieta di casa e a rafforzare l’autonomia della comunità.

Il progetto ProSAN è realizzato da INTERSOS da giugno 2025 a settembre 2026 nei dipartimenti di Mamdi, Kaya e Fouli (provincia del Lago, Ciad), con il finanziamento della Cooperazione Italiana, il cofinanziamento dell’Aiuto Umanitario dell’Unione Europea (ECHO) e in stretto coordinamento con le autorità sanitarie provinciali, il PAM e l’UNICEF.

Recapiti
Chiara De Stefano