Mentre si parla di Ponte sullo Stretto, il sistema Free Flow rischia di diventare la nuova stangata per gli automobilisti
Da qualche giorno gli organi di informazione hanno annunciato l’estensione a tutta la rete autostradale nazionale del sistema “Free Flow”, già sperimentato su alcune tratte del Nord.
A partire dal nome, il termine free risulta fortemente fuorviante: non si tratterà affatto di un pedaggio libero o gratuito, ma della sola eliminazione dei caselli fisici a fronte dell’obbligo continuativo di pagamento. Il vero nodo critico resta però la totale assenza di un’informazione adeguata verso gli utenti, sui quali ricadrà l’intero onere di gestione con il rischio concreto di pesanti rincari.
L’esperienza maturata sulle tratte già attive dimostra che pedaggi minimi, ad esempio di soli 2 euro, lievitano rapidamente a 6 o 10 euro a causa dei costi di recupero e notifica. Il meccanismo prevede la lettura automatica della targa tramite telecamere: chi non dispone di dispositivi di telepedaggio a bordo (come Telepass, UnipolMove o simili) non riceve alcuna ricevuta immediata. L’automobilista deve quindi ricordarsi autonomamente di saldare l’importo entro 15 giorni attraverso app dedicate — spesso poco intuitive o soggette a malfunzionamenti — oppure recandosi presso i rari punti fisici abilitati.
In caso di mancato pagamento entro i 15 giorni scattano immediatamente more e costi amministrativi; persistendo l’omissione, si applicano sanzioni che variano da 87 a 344 euro.
Tutto ciò viene giustificato con la necessità di ridurre le code ai caselli e semplificare il traffico, ma le criticità restano evidenti, ad esempio chi proviene dall’estero difficilmente sarà a conoscenza di queste procedure, con forti dubbi sull’effettiva capacità di riscuotere i crediti oltreconfine. Inoltre, il peso economico e burocratico ricadrà sui residenti, in particolare sui pendolari costretti a monitorare continuamente pagamenti e scadenze via app per evitare sanzioni.
Chiediamo una revisione immediata di questo modello: così strutturato, il “Free Flow” rischia di trasformarsi in un incubo quotidiano per chi viaggia, minando l’effettiva esigibilità del diritto alla mobilità e rendendolo più oneroso, a rischio truffe e inaccessibile.
Roma, 19 Agosto 2026