Dalle carceri fasciste alla Liberazione: l'intransigenza di un combattente
L'autorità morale con cui Sandro Pertini ha attraversato il Novecento non è nata nelle stanze del potere, ma si è temprata nelle celle d'isolamento e nei campi di confino dislocati lungo la penisola. La sua biografia politica è la storia di un rifiuto radicale contro ogni forma di oppressione e dittatura. Subite le prime aggressioni squadriste e la condanna nel 1925 per la diffusione di un opuscolo antifascista, Pertini organizzò nel dicembre 1926 l'avventurosa fuga in Corsica dell'anziano leader socialista Filippo Turati, al quale lo legava un profondo affetto filiale.
Dopo un duro periodo di esilio in Francia, dove si mantenne lavorando come muratore e imbianchino a Nizza, scelse consapevolmente di rientrare clandestinamente in Italia nel 1929 per riannodare i fili della trama socialista. Arrestato a Pisa, venne condannato dal Tribunale Speciale a undici anni di reclusione. Negli anni trascorsi nei reclusorii di Santo Stefano, Turi - dove strinse un profondo sodalizio umano e intellettuale con Antonio Gramsci - e Pianosa, la sua resistenza fisica fu messa a dura prova da gravissimi problemi di salute.
Embed from Getty ImagesFu in quel frangente che la madre Maria, straziata dal dolore, tentò di salvarlo presentando domanda di grazia alle autorità fasciste. La reazione di Pertini fu una lettera di altissima tensione etica: pur amando immensamente la madre, rifiutò quel gesto con sdegno, dichiarandosi incapace di barattare la propria fede politica con una libertà concessa dal nemico.
Liberato nell'agosto del 1943, Pertini si pose subito alla testa dell'organizzazione militare del Partito Socialista. Catturato a Roma dalle SS nell'ottobre dello stesso anno e rinchiuso nel carcere di Regina Coeli sotto condanna a morte, venne tratto in salvo nel gennaio 1944 grazie a una rocambolesca evasione orchestrata dai partigiani delle Brigate Matteotti.
Raggiunto il Nord per guidare il Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia, la mattina del 25 aprile 1945 lanciò dai microfoni di Radio Milano Libera l'ordine di sciopero generale insurrezionale, pronunciando l'incitamento consegnato alla storia:
"Cittadini, lavoratori! Ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire!".
Il mandato al Quirinale e la narrazione de L'italianissimo
Quell'incomparabile bagaglio di sofferenze e di coerenza civile divenne la spinta propulsiva del suo mandato presidenziale, iniziato l'8 luglio 1978 con l'elezione al Quirinale ottenuta con l'82,3% dei voti, la maggioranza più schiacciante della storia repubblicana.
Negli anni bui segnati dal terrorismo e dai misteri di Stato, Sandro Pertini abbatté la rigidità del cerimoniale, restituendo ai cittadini la fiducia nelle istituzioni. Quando nel novembre 1980 il terremoto devastò l'Irpinia, il Presidente si recò immediatamente sul posto, denunciando in diretta televisiva a reti unificate l'inefficienza dei soccorsi e la piaga delle speculazioni. Al tempo stesso, seppe incarnare l'anima più pura del Paese nel suo dialogo costante con i giovani.
Embed from Getty ImagesÈ proprio la complessa densità di questa traiettoria umana e politica a nutrire le pagine de L'italianissimo, il romanzo in cui Antonio Iovane sceglie di illuminare il Presidente da una prospettiva inedita e spiazzante. La narrazione muove da un frammento di cronaca reale: la mattina del 29 giugno 1985, il cortile del Quirinale è pronto per il commiato solenne a fine mandato, ma Pertini accumula un inspiegabile ritardo e non si presenta al picchetto d'onore. Lo studio è vuoto e il Capo dello Stato sembra essersi sfilato dal cerimoniale, annunciando di voler rimanere perché sente che la nazione ha ancora bisogno di una guida salda.
Attorno a quelle ore sospese, Iovane orchestra un dialogo serrato tra il presente e i fantasmi della memoria. Nel chiuso delle stanze presidenziali si incrociano gli sguardi e le confidenze con Carla Voltolina, compagna di una vita che rifiutò i fasti del palazzo per restare fedele alla propria indipendenza, i confronti politici con Antonio Maccanico, le tensioni con Bettino Craxi e lo speciale legame d'anima con papa Giovanni Paolo II.
Con la sensibilità del giornalista d'inchiesta e la grazia del narratore, Antonio Iovane firma un'opera di spicco per la narrativa di ambientazione storica, capace di restituire la carne, i dubbi e la grandezza di un uomo rimasto fino all'ultimo respiro fedele alla democrazia.
L'eredità di un uomo libero: dalla formazione all'ultimo saluto
L'intransigenza etica di Sandro Pertini poggiava su solide basi culturali affinate fin dalla giovinezza. Dottore in Giurisprudenza all'Università di Modena dal 1923 e laureato in Scienze Politiche al "Cesare Alfieri" di Firenze nel 1924, Pertini non concepì mai la cultura come un ornamento astratto, ma come uno strumento per comprendere i bisogni delle classi lavoratrici e difendere la libertà.
Militante di primo piano e segretario generale del Partito Socialista Italiano nel 1945, compì un gesto di straordinario valore istituzionale quando, nel 1978, salì al Quirinale: decise di non rinnovare più la tessera di partito per potersi ergere a garante imparziale e supremo di tutto il popolo italiano, al di sopra delle fazioni politiche. Dietro quell'icona istituzionale amatissima c'era un prezzo umano e corporale saldatissimo.
Questa fierezza morale accompagnò Pertini fino all'ultimo giorno del suo mandato nel giugno del 1985, quando cedette il testimone a Francesco Cossiga, rimanendo comunque presente nella vita repubblicana come senatore a vita.
Sandro Pertini si è spento la sera del 24 febbraio 1990 nella sua mansarda affacciata su Fontana di Trevi a Roma, all'età di 93 anni, scegliendo per sua volontà esequie private e riposando oggi nel piccolo cimitero della sua Stella San Giovanni. La sua scomparsa non ha interrotto un dialogo d'affetto con il Paese che dura ancora oggi: ricordarlo a 130 anni dalla nascita significa riaffermare che la democrazia non è un bene acquisito per sempre, ma una conquista quotidiana che vive della passione, del coraggio e dell'esempio morale delle persone libere.