Lavitola, serve rispetto per un giornale, una comunità, una storia - Partito Socialista Italiano

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di Gaetano Amatruda

Il caso Valter Lavitola riapre anche una questione di memoria e identità politica. Avanti PSI interviene per separare nettamente la storia dell’Avanti!, il quotidiano fondato nel 1896 e legato alla tradizione socialista italiana, dalla testata “L’Avanti!”, riconducibile a Lavitola. Tre interventi, quelli di Enzo Maraio, Livio Valvano e Giada Fazzalari, che da angolazioni diverse convergono sullo stesso punto: nessuna sovrapposizione fra quelle esperienze e nessuna volontà di trasformare la vicenda giudiziaria in una resa dei conti personale. Il primo a intervenire è stato Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti PSI, che ha rivendicato innanzitutto una posizione garantista: «Le responsabilità penali sono personali e spetta alla magistratura accertare i fatti». Ma Maraio ha allargato il ragionamento alla lunga e complessa ricostruzione di una presenza socialista autonoma. «In questi anni ricostruire una comunità socialista credibile è stata una battaglia difficile», ha spiegato, ricordando con sarcasmo i “socialisti originali”, quelli pronti a distribuire patenti di legittimità, talvolta militando in altre case politiche, e quanti hanno osservato e giudicato dalla distanza il lavoro di chi provava a rimettere insieme una comunità. Maraio ha invece attribuito il merito della ricostruzione ai militanti, ai dirigenti territoriali e a quanti hanno continuato a lavorare senza clamore. Da qui la conclusione politica: «La credibilità non si rivendica per diritto ereditario e non si costruisce con la nostalgia. Si conquista sul campo». E soprattutto una precisazione netta: «L’Avanti di Lavitola non aveva nulla in comune con la nostra storia». Sul piano storico e giornalistico è intervenuto poi Livio Valvano, direttore di Avanti! online, chiedendo ai media maggiore precisione. «Walter Lavitola non è mai stato direttore del quotidiano socialista Avanti!», ha ricordato Valvano, sottolineando la differenza tra lo storico organo socialista e la testata “L’Avanti!”, registrata nel 1996 da una cooperativa fondata da Lavitola. Una distinzione, sostiene Valvano, «non formale ma sostanziale». L’Avanti! socialista attraversa infatti oltre un secolo di storia politica e giornalistica italiana ed è stato diretto, tra gli altri, da figure come Leonida Bissolati, Pietro Nenni, Sandro Pertini, Gaetano Arfè e Ugo Intini. Per questo Valvano invita il giornalismo italiano a non qualificare Lavitola come “ex direttore dell’Avanti!”, evitando un’associazione che considera storicamente impropria. A completare il quadro è Giada Fazzalari, direttrice dell’Avanti della Domenica, che respinge l’idea di una battaglia personale: «Non si tratta di fare la guerra a Valter Lavitola, non è il nostro stile. La giustizia farà il suo corso e non sta a noi dare patenti di legalità». Per Fazzalari il tema riguarda piuttosto il rispetto di una comunità che, soprattutto negli anni più difficili, ha continuato a custodire simboli, storia e identità socialista. «Tanti si sono definiti socialisti: alcuni sono rimasti ai margini, altri hanno scelto case politiche lontane dalla nostra, altri ancora hanno utilizzato quella storia a modo loro. Tutto legittimo. Ma altrettanto legittimo – aggiunge – è ricordare i sacrifici di chi, negli anni più difficili, ha tenuto in piedi la comunità socialista». Le tre prese di posizione compongono così una linea comune: garantismo sul piano giudiziario, nessuna guerra personale, ma fermezza sulla ricostruzione storica. Il punto, per Avanti PSI, non è stabilire oggi responsabilità che competono alla magistratura, ma evitare che il nome di Lavitola e la sua esperienza editoriale vengano sovrapposti a quella dell’Avanti! socialista. Una battaglia di precisione, dunque, ma anche di identità. Perché dietro un nome c’è una storia politica e giornalistica lunga centotrent’anni. Ed è quella storia che i socialisti di oggi chiedono di non confondere con vicende che considerano estranee alla propria tradizione.

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