Fast fashion: non conta solo il tessuto, anche il trasporto pesa sull'ambiente - U.Di.Con Unione per la Difesa dei Consumatori

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Quando acquistiamo un capo di abbigliamento, tendiamo a chiederci se sia meglio scegliere il cotone o il poliestere. In realtà, secondo una recente ricerca dell’Università Concordia di Montreal, l’impatto ambientale di una maglietta non dipende soltanto dal materiale con cui è realizzata, ma anche dal percorso che compie prima di arrivare nei negozi e, soprattutto, da quanto a lungo viene utilizzata. Lo studio ha analizzato il ciclo di vita di due t-shirt, una in cotone e una in poliestere, dalla produzione in Cina fino allo smaltimento in Canada. I risultati mostrano come ogni fase – dalla fabbricazione al trasporto, dall’utilizzo fino al fine vita – contribuisca alle emissioni complessive.

Il trasporto fa la differenza

Non esiste un materiale “perfetto”. Il poliestere, derivato dal petrolio, richiede una maggiore quantità di energia per essere prodotto e genera più emissioni di gas serra. Il cotone, invece, comporta un consumo molto più elevato di acqua e di suolo agricolo, soprattutto per la coltivazione. In altre parole, ogni fibra presenta criticità differenti e la scelta del materiale, da sola, non è sufficiente a rendere un acquisto più sostenibile.

L’aspetto più significativo evidenziato dallo studio riguarda il trasporto delle merci. Spostare rapidamente gli indumenti in aereo da un continente all’altro può rappresentare una delle principali fonti di emissioni dell’intero ciclo di vita di un capo. Secondo i ricercatori, sostituire il trasporto aereo con quello marittimo, quando possibile, consentirebbe di ridurre in modo significativo l’impatto ambientale, dimostrando come anche le scelte logistiche delle aziende abbiano un ruolo fondamentale nella sostenibilità del settore tessile.

La scelta più sostenibile? Usare i capi più a lungo

Lo studio mette in evidenza anche un altro dato importante: prolungare la vita di un capo ha un impatto positivo maggiore rispetto alla sola scelta del materiale. Indossare una maglietta più volte, prendersene cura e rimandarne la sostituzione permette infatti di distribuire l’impatto ambientale della produzione su un periodo più lungo, riducendo la necessità di acquistare nuovi prodotti.

Al contrario, sostituire frequentemente gli indumenti, anche se realizzati con materiali considerati più sostenibili, comporta un aumento delle emissioni complessive.

Consumare in modo più consapevole

Ogni acquisto rappresenta una scelta che può incidere, nel tempo, anche sull’ambiente. Alcune semplici abitudini possono contribuire a ridurre l’impatto del proprio guardaroba:

  • acquistare solo ciò che serve realmente;
  • preferire capi di qualità destinati a durare nel tempo;
  • riparare gli indumenti quando possibile invece di sostituirli;
  • valutare il mercato dell’usato o dello scambio;
  • seguire le indicazioni di lavaggio per preservare più a lungo i tessuti;
  • informarsi sulle politiche di sostenibilità e trasparenza dei marchi.

La sostenibilità nel settore della moda non dipende da un solo fattore. Materiali, produzione, trasporto, utilizzo e gestione del fine vita contribuiscono tutti all’impatto ambientale di un capo. Per i consumatori, la scelta più efficace resta quella di acquistare in modo consapevole e valorizzare ciò che si possiede già. Allungare la vita degli indumenti significa non solo ridurre gli sprechi, ma anche contribuire concretamente a un modello di consumo più responsabile.

Fonte: Greenandblue

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