Mercoledì 23 settembre USB ha lanciato la mobilitazione contro l’inflazione ed il caro carburanti, causate dalle politiche belliciste del Governo Meloni: a Roma si è tenuto un presidio sotto il Ministero dell’Economia e delle Finanze, a Milano alla sede di A2A, azienda simbolo della speculazione sugli idrocarburi che ha recentemente ricevuto una multa da 5 milioni di euro per manipolazioni del Mercato, mentre a Livorno sono stati scaricati sacchi di letame di fronte alla sede Eni e bloccate le pompe di benzina.
Nel nostro Paese i salari sono fermi da decenni, mentre a causa del coinvolgimento del nostro Paese negli scenari di guerra, insieme alle speculazioni sui prezzi dei carburanti, i prezzi stanno continuando a crescere.
Servono misure forti ed urgenti, non basta il taglio del bollo auto né misure di emergenza: serve in primis alzare i salari, ma i sindacati confederali stanno trattando con Confindustria e le altre associazioni datoriali per inaugurare quella che sembra una rinnovata stagione di moderazione salariale, confermando per il calcolo dell’inflazione il ricorso all’indice IPCA NEI che non considera i costi delle importazioni energetiche.
Vogliamo l’abolizione dell’IVA sui beni di prima necessità, il blocco dei prezzi dei beni essenziali e delle tariffe energetiche, affitti legati ai salari e rilancio dell’edilizia popolare, l’istituzione di Osservatori sui prezzi nelle Prefetture aperti alle organizzazioni sociali, la tassazione al 100% dei profitti accumulati dalle imprese che hanno speculato sulla guerra e sui prezzi delle materie energetiche, una nuova scala mobile per riallineare le retribuzioni al costo della vita.