Contenuto
La giunta chiarisca se anche in Emilia-Romagna siano presenti sedicenti “Tribunali islamici” o consigli di arbitrato basati sulla Sharia e quali interventi intenda mettere in campo per contrastarne la diffusione. E’ la richiesta che arriva, con un’interrogazione alla giunta, dalla capogruppo di FdI, Marta Evangelisti.
L’atto ispettivo fa riferimento alle recenti inchieste giornalistiche nazionali e alle denunce parlamentari che hanno evidenziato la presenza sotterranea di organismi para-giudiziari basati sulla legge islamica, volti a deliberare su controversie civili, familiari e patrimoniali in netta antitesi con l'ordinamento giuridico italiano e con i principi costituzionali.
“Casi analoghi e già formalmente attenzionati dalle autorità inquirenti e dalle forze politiche nella vicina città di Padova dimostrano come la presenza di questi “tribunali sciaraitici” non rappresenti un’ipotesi astratta, ma una realtà sotterranea e tangibile che rischia di estendersi rapidamente in tutte le regioni del Nord Italia caratterizzate da forti flussi migratori e da un elevato tasso di densità demografica della popolazione di fede islamica, tra cui l'Emilia-Romagna”, afferma Evangelisti.
“Tali pseudo-organismi arbitrali generano gravissime ricadute sociali, specialmente per quanto concerne i soggetti più vulnerabili all’interno delle comunità, con particolare riferimento alle donne e ai minori. L’applicazione di dettami sciaraitici in materia di diritto di famiglia nega di fatto la parità di genere, legittima forme di sottomissione e coercizione psicologica, sociale ed economica”, spiega ancora Evangelisti.
"Non parliamo di una mera espressione di libertà spirituale, ma del tentativo strutturato di instaurare un ordinamento normativo parallelo e conflittuale rispetto a quello dello Stato", prosegue l’esponente di FdI che evidenzia anche come, ad oggi, la Regione non disponga di una mappatura degli immobili e di un censimento sistematico delle sedi utilizzate come luoghi di culto o "centri culturali islamici", scaricando l'onere dei controlli amministrativi sui singoli Comuni. Una carenza informativa che, secondo Evangelisti, “impedisce una vigilanza efficiente sulla reale natura delle attività svolte, molte delle quali operano in palese violazione delle destinazioni d'uso urbanistiche”.
“L’opacità logistica, l’assenza di tracciabilità nell’uso degli spazi e la totale mancanza di una ricognizione immobiliare regionale costituiscono il terreno fertile ideale per la proliferazione di attività clandestine, per il finanziamento occulto di realtà radicali e per l’insediamento di veri e propri circuiti para giudiziari o di arbitrati religiosi clandestini al riparo dallo sguardo dello Stato”, prosegue poi la consigliera.
Attraverso l'interrogazione, si chiede alla giunta regionale di chiarire se sia a conoscenza di fenomeni di giustizia o mediazione legale parallela operanti sul territorio e per quali ragioni non sia ancora stata predisposta una ricognizione straordinaria del patrimonio immobiliare, volta a censire le realtà associative islamiche operanti sul territorio. Viene infine sollecitata la promozione di un tavolo permanente di vigilanza e prevenzione in coordinamento con il Ministero dell'Interno, le Prefetture e i Comuni dell'Emilia-Romagna, a salvaguardia della legalità, dei diritti inviolabili dei cittadini e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana.
(Brigida Miranda)
Ultimo aggiornamento: 08-10-2026, 15:46