Progetto di vita, da HandyLex una guida operativa per orientarsi

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Il documento realizzato dal Centro Studi Giuridici della FISH, in collaborazione con ANFFAS, illustra i passaggi per l’elaborazione del progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato

Che cosa succede quando una persona con disabilità chiede l’elaborazione del proprio Progetto di vita? Quali sono i passaggi previsti e quali i soggetti coinvolti? A queste domande cerca di rispondere la guida operativa appena realizzata da HandyLex, il Centro studi giuridici della FISH, in collaborazione con ANFFAS, che ha lo scopo di accompagnare l’istanza di attivazione del Progetto di vita, supportando le amministrazioni competenti nella corretta gestione del procedimento e rendendo chiari i passaggi operativi per una presa in carico tempestiva, integrata e centrata sulla persona.

Il documento arriva mentre la riforma introdotta dal decreto legislativo 62/2024, attuativo della legge delega 227/2021, sta entrando progressivamente nella fase operativa. Dal 1° marzo 2026 la sperimentazione della nuova procedura è stata estesa ad altre 40 province, portando a 58 i territori coinvolti nel nuovo sistema di accertamento dell’invalidità civile e nella valutazione multidimensionale per l’elaborazione del Progetto di vita.

LA RIFORMA DELLA DISABILITÀ E IL DECRETO LEGISLATIVO 62/2024

La riforma della disabilità, introdotta dalla legge delega 227/2021 e attuata dal decreto legislativo 62/2024, segna un cambiamento di paradigma nell’approccio alla disabilità: il punto di partenza diventa la persona nella sua globalità e nel suo contesto di vita, superando la presa in carico frammentata e standardizzata, basata prevalentemente sulle condizioni sanitarie e l’accesso alle singole prestazioni. È dentro questo impianto che si colloca il Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, uno degli strumenti attraverso cui il cambio di paradigma può tradursi in un percorso concreto.

Il Progetto di vita, definito come “strumento di accompagnamento nella vita delle persone”, individua gli strumenti, le risorse, gli interventi, i benefici, le prestazioni, i servizi e gli accomodamenti ragionevoli, volti a eliminare le barriere e a realizzare l’inclusione e la partecipazione della persona con disabilità nei diversi ambiti di vita.

Oltre alle regole e ai parametri per attuare il Progetto di vita, il decreto 62 introduce la cosiddetta valutazione multidimensionale, un processo dinamico che serve a individuare e descrivere la natura e la portata delle difficoltà di una persona sul piano fisico, psichico, funzionale e relazionale o ambientale.

UNA GUIDA IN SEI PASSAGGI

Per rendere più chiari i vari passaggi relativi all’elaborazione del Progetto di vita, la guida HandyLex schematizza il procedimento in sei passaggi. Alla base rimane comunque il principio fondamentale che il Progetto non è “per” la persona, ma è “della” persona, essendo orientato a raggiungere inclusione, qualità della vita e pieno esercizio dei diritti. La prima fase è quella dell’avvio: il procedimento viene attivato mediante presentazione di istanza da parte della persona con disabilità o da chi la rappresenta, in qualunque momento e a qualunque età, senza attendere bandi o avvisi. Non serve un modulo: basta una mail, una PEC o una lettera in cui sia chiara la richiesta, indirizzata all’ambito territoriale sociale di residenza oppure consegnata al Comune o al punto unico di accesso (PUA). Possono farlo anche le persone con il solo riconoscimento dell’articolo 3, comma 1, della legge 104: la condizione di gravità non è richiesta. Chi vuole può allegare una propria proposta di progetto, eventualmente costruita con il supporto di un’associazione esperta in progettazione individuale, che l’Unità di valutazione è tenuta a esaminare. Entro 15 giorni dalla presentazione dell’istanza la pubblica amministrazione competente è tenuta all’invio della comunicazione di avvio del procedimento che si conclude, di norma, entro 90 giorni.

Segue la convocazione e la successiva attivazione dell’Unità di valutazione multidimensionale, che ha l’obiettivo di analizzare bisogni, capacità, barriere, facilitatori e obiettivi con la partecipazione della persona con disabilità o dei suoi rappresentanti. Oltre agli operatori sociali e sanitari, ne fa parte il medico di famiglia o il pediatra e, su richiesta della persona, possono partecipare anche il caregiver, uno specialista e un rappresentante di associazione: per chi ha una malattia rara è l’occasione di portare al tavolo chi conosce davvero la patologia. Poi, attraverso l’elaborazione del Progetto di vita vero e proprio, vengono definiti interventi, sostegni, servizi, accomodamenti ragionevoli e budget di progetto, coordinando le risorse disponibili. Il punto di partenza, però, sono i bisogni della persona e non l’offerta del territorio: il progetto può prevedere anche sostegni che lì non esistono, e il budget va definito al momento della firma, senza rinvii a provvedimenti successivi.

La fase successiva riguarda l’approvazione, che avviene mediante la sottoscrizione del Progetto, redatto in formato accessibile, da parte della persona interessata e dei soggetti coinvolti. Infine, con l’attuazione e il monitoraggio, il Progetto viene realizzato, verificato e aggiornato nel tempo in base all’evoluzione dei bisogni e delle scelte delle persone.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Antonella Patete)