Francesco? Un uomo di pace! | Rizzoli Education

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Pace e bene!

Mi chiamo Francesco Bernardone e sono nato ad Assisi nel 1181. La mia famiglia era agiata, mio padre era un abile commerciante di stoffe. Passai i miei primi anni nella spensieratezza e nel divertimento, a volte fin troppo…! Compiuti i 18 anni, diventai cavaliere e mi arruolai nell’esercito perché scoppiò una guerra. Pensate, venni perfino messo in prigione per un anno a Perugia! Fu quello un periodo molto triste per me e mi ammalai, tuttavia mi servì molto per riflettere. Quando uscii di prigione ero molto cambiato e vedevo la vita con altri occhi: apprezzavo il mondo che mi stava attorno e che il Signore aveva creato. Tornai ad Assisi e cambiai vita: mi “arruolai nell’esercito” di… Gesù!

Nel 1219, venni a sapere che tantissime persone stavano morendo a causa delle crociate contro i Saraceni in Egitto. Non persi tempo e mi organizzai per partire per quei luoghi, in compagnia di dieci miei confratelli, per cercare di portare la pace di Cristo anche alle persone di una religione diversa dalla mia, i musulmani del Sultano d’Egitto. 

Era lui l’avversario contro cui i crociati combattevano per avere in possesso i luoghi della Terra Santa, dove Gesù era vissuto durante i suoi anni qui in terra. 

Sbarcai a Damietta e mi diressi assieme a fra Innocenzo verso l’accampamento dei crociati, miei connazionali. Tra loro e i Saraceni c’era una striscia di terra chiamata “terra di nessuno”. 

Non appena entrammo nel territorio nemico, fummo presi a schiaffi e a calci. “Sono cristiano, conducetemi davanti al vostro signore!” e subito i saraceni mi portarono davanti al Sultano d’Egitto, capo molto colto, gentile e ottimo amministratore. 

“Sire, siamo venuti per portare un messaggio di pace da parte del Signore Dio, Gesù Cristo. Questo messaggio riguarda la salvezza della tua anima! Se tu, sire, ci ascolterai, noi ti mostreremo con tanti argomenti che quello che ti diciamo è la verità che ti porterà alla salvezza eterna. Fa chiamare i tuoi saggi dottori del regno, e ne potremo così discutere assieme! Siamo così certi del Vangelo di Gesù, che siamo pronti a morire per questo! Anzi, ti faccio una proposta: prepara un fuoco, nel quale io e i tuoi saggi entreremo. Chi uscirà illeso, quello sarà il campione della vera fede!”

Il Sultano chiamò i suoi saggi, che però non ne vollero proprio sapere di mettersi a discutere con noi e se ne andarono indignati, comandando anzi di condannarci a morte come è prescritto dalla loro legge.

Ma il Sultano disse: “Per questa volta andrò contro la legge, non sia mai che vi faccia morire. Sarebbe una cattiva ricompensa, voi che siete venuti in pace e avete voluto addirittura affrontare la morte per salvarmi l’anima! Restate qui in Egitto con me, vi darò terre e beni perché possiate vivere senza preoccupazioni.”

Noi rifiutammo decisamente questa proposta e, dopo che il Sultano ci ebbe offerto un pranzo abbondante, ritornammo all’accampamento dei nostri crociati cristiani.  

Come ricordo di quell’incontro, ancora oggi conservo qui ad Assisi lo stupendo corno in avorio e argento…

Tra noi nacque una profonda amicizia, segno per tutti che gli uomini che è sempre possibile comprendersi, stimarsi, rispettarsi e superare contrasti e difficoltà pur avendo idee e religioni diverse senza ricorrere alle armi e alla violenza.

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