Settore delle macchine utensili: il dato è strategico ma ancora difficile da valorizzare

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Smart Products & Industrial Solutions

Whitepaper

Ottobre 23, 2026

L’88% delle aziende associate a UCIMU, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot, automazione e di prodotti a questi ausiliari, dichiara di essere molto o abbastanza coinvolto nei temi legati ai dati aziendali. Tuttavia, il 77% del campione definisce “media” o “bassa” la qualità percepita dei dati e solo il 31% ha già lavorato a una strategia di valorizzazione in un’ottica di business.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla survey condotta, tra luglio e settembre 2026, da Cefriel e UCIMU per analizzare la qualità di raccolta e governance dei dati e le condizioni per l’adozione dell’Intelligenza Artificiale. Le risposte provengono da diverse funzioni aziendali, tra cui amministrazione, direzione e strategia, responsabili di stabilimento, uffici tecnici e di progettazione, IT e automazione, area commerciale e funzioni legali e di compliance.

Sulla base dell’indagine, è nato il Paper di Cefriel e UCIMU “Maturità nella gestione del dato nell’industria delle macchine utensili”, a cura di Enrico Annacondia, Responsabile della Direzione Tecnica, UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, Alessandro Corrente, Business Development Manager, Cefriel, e Nadia Scandelli, Responsabile della Business Line Smart Products & Industrial Solutions di Cefriel, che fotografa un settore consapevole del valore delle informazioni, ma ancora frenato da qualità disomogenea, sistemi poco integrati e responsabilità non sempre definite.

Il divario tra consapevolezza e capacità operativa

Nel settore delle imprese produttrici di macchine utensili – si legge nel paper – il dato risulta un elemento strategico, ma ancora difficile da valorizzare in un’ottica di business. Se il 62% ritiene la propria infrastruttura attuale solo parzialmente in grado di supportare lo scambio automatizzato dei dati, solo l’8% delle imprese dichiara un’elevata integrazione tra IT e OT.

Il limite più evidente sul piano infrastrutturale riguarda il dialogo tra i sistemi informativi e gestionali, come ERP e piattaforme cloud, e le tecnologie operative impiegate nella produzione. La capacità di far dialogare IT e OT rappresenta, invece, un passaggio centrale per estendere le iniziative digitali all’intera organizzazione. Senza dati integrati e utilizzabili in modo continuativo, le sperimentazioni rischiano di rimanere circoscritte e di non tradursi in applicazioni diffuse nei processi industriali.

La mancanza di un presidio chiaro sui dati

Alla difficoltà tecnologica si affianca un tema organizzativo. Nel 46% delle imprese, l’ownership del dato non è chiaramente definita: nel 23% dei casi le responsabilità sono distribuite tra persone appartenenti a funzioni diverse, senza un coordinamento unitario, mentre un altro 23% dichiara di non avere alcuna figura di riferimento. In assenza di ruoli e responsabilità chiaramente assegnati, aumenta il peso delle attività manuali e diventa più complesso assicurare coerenza e affidabilità alle informazioni.

Condividere i dati lungo la filiera

Nonostante le difficoltà interne, la propensione alla collaborazione è elevata. L’85% delle imprese ritiene importante condividere informazioni in modo sicuro tra costruttori, fornitori e clienti. Permane, tuttavia, un significativo problema di “fiducia”, con il 38% delle aziende che individua nella protezione del know-how l’aspetto più critico della gestione condivisa dei dati. Inoltre, l’88% delle imprese gestisce la Data Sovereignty, cioè il controllo legale e territoriale sui propri asset digitali, in modo soltanto parziale, limitato o inesistente.

Come muoversi per sbloccare il valore trattenuto nei silos aziendali?

Le imprese manifatturiere sono chiamate a compiere un profondo cambio di paradigma, adottando un approccio “Data Design First”.

Il vantaggio competitivo del comparto dei costruttori di macchine utensili si fonda oggi sulle architetture digitali e sulla capacità di estrarre valore dalle informazioni che le macchine stesse generano. Il patrimonio informativo non rappresenta più un sottoprodotto delle operazioni quotidiane, ma è una vera e propria infrastruttura strategica, necessaria per alimentare processi decisionali rapidi ed essenziale per abilitare tecnologie avanzate come l’Intelligenza Artificiale.

Enrico Annacondia
Responsabile della Direzione Tecnica, UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE

Alessandro Corrente
Business Development Manager, Cefriel

Nadia Scandelli
Business Line Manager, Cefriel

Recapiti
Chiara Attieri