Il potenziale che non sempre si vede: riconoscere e valorizzare la plusdotazione a scuola

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L’inclusione a scuola nasce dalla didattica quotidiana. PariPasso è il nuovo progetto di Rizzoli Education dedicato all’inclusione a scuola e alle pratiche di didattica inclusiva, pensate per supportare insegnanti e studenti in percorsi di apprendimento equi e accessibili. Il progetto promuove una scuola inclusiva che valorizza le differenze e sostiene la crescita cognitiva, emotiva e digitale di tutte e tutti.

Finisce l’esercizio prima degli altri. Fa domande che sembrano andare oltre l’argomento della lezione. Si appassiona intensamente ad alcuni temi, mentre di fronte ad attività ripetitive perde rapidamente interesse.

Oppure accade qualcosa di meno intuitivo: si distrae, non porta a termine i compiti, ottiene risultati discontinui o sembra non impegnarsi abbastanza.

Quando pensiamo a uno studente o a una studentessa con plusdotazione, immaginiamo facilmente qualcuno che apprende senza difficoltà e ottiene risultati eccellenti. Ma potenziale e prestazione non sono la stessa cosa.

Gli studenti con plusdotazione possono manifestare, o avere il potenziale per manifestare, livelli di prestazione particolarmente elevati in uno o più domini e possono aver bisogno di esperienze educative adeguate per sviluppare pienamente tale potenziale.

La domanda per la scuola, allora, non è soltanto “Quanto è capace?”, ma anche: “Di che cosa ha bisogno per continuare ad apprendere?”

Quando un possibile punto di forza può diventare un ostacolo

La plusdotazione non corrisponde a un unico modo di essere o di comportarsi.

Possiamo incontrare studenti che apprendono rapidamente, stabiliscono collegamenti complessi, mostrano grande curiosità, creatività o interessi molto approfonditi. Ma punti di forza e fragilità possono coesistere nello stesso profilo e lo sviluppo cognitivo, emotivo, sociale e motorio non procede necessariamente allo stesso ritmo. 

Anche alcune caratteristiche positive possono assumere significati diversi a seconda del contesto. Chi apprende molto rapidamente può tollerare poco le ripetizioni; chi pone continuamente domande perché vuole “andare a fondo” alle questioni, può essere percepito come provocatorio; chi ricerca fortemente coerenza può contestare una regola di cui non comprende il senso.

Per questo è importante non confondere la plusdotazione con il rendimento scolastico. Un potenziale elevato non garantisce automaticamente motivazione, organizzazione, benessere o successo scolastico.

Riconoscere il potenziale: osservare prima di etichettare

La scuola occupa una posizione privilegiata nell’osservazione: è il luogo in cui modalità di apprendimento, interessi, motivazione e comportamento si manifestano quotidianamente e in contesti differenti.

Apprendimento particolarmente rapido, capacità di cogliere relazioni complesse, curiosità, originalità nella soluzione dei problemi e interessi molto approfonditi possono rappresentare alcuni indicatori. Ma non esiste una checklist capace, da sola, di “identificare” la plusdotazione.

L’osservazione può essere supportata da strumenti strutturati, come GATES-2, Scale Renzulli e GRS-S, mentre l’eventuale approfondimento del profilo richiede una valutazione specialistica. 

Individuare precocemente queste caratteristiche non serve semplicemente ad attribuire un’etichetta. Serve soprattutto a chiedersi se ciò che proponiamo a scuola consenta davvero a quello studente di apprendere, mettersi alla prova e progredire.

Più stimolante non significa “più lavoro” o “più difficile”

Uno degli equivoci più comuni è pensare che uno studente che termina rapidamente un’attività abbia semplicemente bisogno di farne di più.

Finisci dieci esercizi? Eccone altri dieci.

Ma se una competenza è già acquisita, aumentare la quantità di esercizi dello stesso tipo difficilmente rende l’apprendimento più significativo. Per uno studente ad alto potenziale, personalizzare può significare soprattutto aumentare profondità, complessità, possibilità di scelta e autonomia, anziché quantità.

È qui che la didattica può fare una grande differenza.

La compattazione curricolare, per esempio, permette di verificare ciò che è già padroneggiato e ridurre le esercitazioni ridondanti, utilizzando il tempo liberato per attività più stimolanti. L’arricchimento consente invece di ampliare o approfondire il curricolo attraverso problemi, fonti e attività ulteriori, senza limitarsi ad anticipare semplicemente gli argomenti degli anni successivi. 

Possono essere utili anche problemi aperti, progetti interdisciplinari, attività laboratoriali e di ricerca, approfondimenti individuali, gruppi flessibili per interessi o livelli di approfondimento e occasioni in cui scegliere il tema, il percorso o il prodotto finale. 

L’obiettivo non è “tenere occupato” chi finisce prima, ma ascoltare i suoi bisogni, che siano necessità di riposo o di maggiore stimolazione.

E il PDP?

In Italia, la Nota MIUR n. 562 del 3 aprile 2019 ha ricondotto gli studenti ad alto potenziale intellettivo nell’ambito dei Bisogni Educativi Speciali e ha richiamato la possibilità di adottare metodologie didattiche inclusive. In presenza di criticità con conseguenti manifestazioni di disagio, spetta al Consiglio di classe o al Team docenti valutare l’opportunità di formalizzare la personalizzazione attraverso un Piano Didattico Personalizzato (PDP). 

Ma la personalizzazione non dovrebbe essere letta soltanto come risposta a una difficoltà già manifesta.

Osservare interessi, modalità di apprendimento, punti di forza e bisogni permette anche di sostenere lo sviluppo del potenziale e prevenire possibili situazioni di demotivazione o disagio. 

Un PDP realmente utile, quindi, non dovrebbe trasformarsi in un elenco standardizzato di misure, ma collegare ciò che osserviamo alle scelte didattiche: che cosa sa già fare? Dove incontra un ostacolo? Di quale livello di sfida ha bisogno? Quale intervento proviamo? Come capiremo se sta funzionando?

Quando capacità elevate e difficoltà convivono

C’è poi una situazione particolarmente importante da riconoscere: la doppia eccezionalità, cioè la compresenza di plusdotazione e di un disturbo o di una difficoltà significativa, per esempio in profili con DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento) o un ADHD (Disturbo da Deficit Attentivo con/senza Iperattività).

In questi profili, punti di forza e difficoltà possono persino mascherarsi reciprocamente. Capacità cognitive elevate possono permettere di compensare a lungo una difficoltà; allo stesso tempo, la difficoltà può impedire al potenziale di emergere pienamente. Una prestazione apparentemente nella media, quindi, non racconta necessariamente quanta fatica, quanto tempo o quanto supporto siano stati necessari per raggiungerla.

In questi casi diventa ancora più importante evitare una scelta implicita tra “sostenere la difficoltà” e “sviluppare il talento”: le due cose devono procedere insieme.

Cinque indicazioni pratiche per valorizzare il potenziale in classe

  1. Verificare ciò che lo studente sa già

Prima di proporre molte esercitazioni su uno stesso contenuto, può essere utile verificare le conoscenze iniziali. Se l’apprendimento è già consolidato, alcune attività possono essere ridotte o sostituite con compiti più sfidanti.

  1. Aumentare la complessità, non semplicemente la quantità

Problemi aperti, domande che ammettono più soluzioni, collegamenti interdisciplinari, formulazione e verifica di ipotesi permettono di lavorare in profondità senza trasformare il potenziale in un carico aggiuntivo.

  1. Lasciare spazio alla scelta

Consentire di scegliere, quando possibile, un argomento da approfondire, una modalità di lavoro o il prodotto finale può sostenere motivazione, autonomia e investimento personale. Un approfondimento può diventare un testo, un esperimento, una presentazione, un modello o un prodotto digitale. 

  1. Alternare autonomia e cooperazione

Essere molto competenti in un’area non significa dover lavorare sempre da soli. Attività individuali possono alternarsi a cooperative learning e gruppi flessibili costruiti per interesse, progetto o livello di approfondimento, favorendo anche confronto, reciprocità e appartenenza. 

  1. Monitorare anche benessere e motivazione

I voti raccontano soltanto una parte del percorso. È utile osservare anche partecipazione, autonomia, fatica, tempo impiegato, necessità di aiuto e benessere percepito. 

Valorizzare uno studente con plusdotazione, quindi, non significa chiedergli di fare di più perché può farlo. Significa costruire le condizioni perché possa continuare a incontrare qualcosa che non sa ancora, sperimentare la fatica produttiva dell’apprendimento, coltivare i propri interessi e, allo stesso tempo, sentirsi parte della classe.

Una scuola inclusiva non è infatti soltanto quella che interviene quando qualcuno resta indietro. È anche quella che si accorge quando, per continuare ad apprendere, qualcuno ha bisogno di poter andare più in profondità.

Per approfondire

Per approfondire PariPasso, il nuovo progetto di Rizzoli Education dedicato all’inclusione a scuola e alle pratiche di didattica inclusiva, consulta la pagina dedicata.

Recapiti
Andrea Padovan