COP31, l’UE punta a rilanciare la cooperazione internazionale per accelerare il taglio delle emissioni

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L’Unione Europea si prepara a portare alla COP31 di Antalya, in programma dal 9 al 20 novembre, una proposta per rafforzare l’azione climatica internazionale. L’obiettivo è costruire un’intesa che consenta ai Paesi partecipanti di passare dagli impegni annunciati alla riduzione effettiva delle emissioni di gas serra, responsabili dell’aumento delle temperature globali.

Nonostante la crescente frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi, i negoziati internazionali sul clima continuano a incontrare ostacoli. Le divergenze riguardano soprattutto le conseguenze economiche delle politiche di decarbonizzazione, in particolare per le economie emergenti e per gli Stati che dipendono fortemente dalla produzione e dal consumo di combustibili fossili.

Secondo una bozza di documento europeo visionata da Reuters, Bruxelles intende proporre alla conferenza turca un programma condiviso di mitigazione climatica, finalizzato a rendere più incisive le misure di riduzione delle emissioni. Tra le priorità figura anche la proroga fino al 2040 del tavolo negoziale delle Nazioni Unite dedicato alla mitigazione, il cui mandato dovrebbe terminare entro la fine del 2026. L’UE vuole quindi mantenere aperto uno spazio di confronto multilaterale per individuare ulteriori opportunità di intervento e accelerare la realizzazione degli obiettivi climatici.

Un’altra questione centrale riguarda il divario tra gli impegni internazionali e i risultati concretamente raggiungibili. Le valutazioni diffuse dalle Nazioni Unite confermano infatti che il limite di 1,5 °C previsto dall’Accordo di Parigi del 2015 non sarà rispettato secondo le attuali traiettorie. Per questo motivo, l’Unione intende sollecitare i governi a intensificare gli sforzi e a rafforzare la cooperazione internazionale.

Il documento è stato predisposto dall’Irlanda, alla guida della presidenza di turno del Consiglio dell’UE. Il ministro irlandese dell’Ambiente e del Clima, Darragh O’Brien, ha ribadito l’intenzione di consolidare le collaborazioni internazionali per ottenere risultati tangibili, con particolare attenzione all’abbandono progressivo dei combustibili fossili e allo sviluppo dell’elettrificazione.

COP31, Bruxelles cerca una strategia negoziale più pragmatica

Il percorso verso nuovi accordi climatici si presenta particolarmente complesso. Il ritiro degli Stati Uniti dai negoziati internazionali sul clima ha contribuito ad aggravare le difficoltà della cooperazione globale, mentre la COP30, tenutasi in Brasile nel 2025, si è conclusa senza nuovi impegni specifici per ridurre le emissioni di gas serra.

In questo scenario, l’UE starebbe valutando una strategia diplomatica differente per il prossimo vertice. Invece di alimentare contrapposizioni pubbliche sui temi più divisivi, Bruxelles vorrebbe concentrare i negoziati sull’attuazione delle politiche climatiche già concordate, favorendo la collaborazione tra i governi.

Resta tuttavia un punto critico: la bozza europea non prevede nuovi impegni finanziari per il clima in occasione della COP31. Una posizione che rischia di entrare in contrasto con le aspettative dei Paesi a basso reddito e delle nazioni maggiormente esposte agli impatti del riscaldamento globale, che chiedono da tempo risorse aggiuntive per affrontare i danni climatici e sostenere la transizione energetica.

Anche il Parlamento europeo ha indicato priorità ambiziose in vista dell’appuntamento di Antalya. La Commissione parlamentare per l’Ambiente, la Biodiversità e la Sicurezza alimentare ha adottato una risoluzione che sollecita l’eliminazione progressiva delle fonti fossili, un aumento dei finanziamenti climatici e maggiori garanzie per le comunità più vulnerabili.

Tra le proposte figurano il rafforzamento del percorso internazionale verso l’uscita dai combustibili fossili, il sostegno a un trattato per impedirne l’ulteriore espansione e l’introduzione di calendari precisi per eliminare i sussidi destinati a queste fonti energetiche.

Finanza climatica, l’UE punta a migliorare l’accesso ai fondi

Il finanziamento della transizione energetica e dell’adattamento agli impatti climatici rappresenta un altro elemento rilevante nell’agenda europea per la COP31.

Il Consiglio dell’Unione Europea ha ribadito la necessità di rivedere il sostegno economico alle attività legate ai combustibili fossili, promuovendo la graduale eliminazione degli incentivi inefficaci che non rispondono a esigenze di contrasto alla povertà energetica.

Parallelamente, Bruxelles riconosce l’importanza delle risorse pubbliche a condizioni agevolate per i Paesi con minori capacità economiche e per i piccoli Stati insulari, particolarmente esposti all’innalzamento del livello dei mari e agli eventi climatici estremi. Tra gli obiettivi indicati figura anche un accesso più semplice ai meccanismi di finanziamento internazionali, con particolare riferimento al Fondo per le perdite e i danni (Loss and Damage), destinato a sostenere i Paesi che subiscono conseguenze climatiche difficili da evitare attraverso le sole misure di adattamento.

La sfida sarà trasformare questi orientamenti politici in strumenti finanziari concreti, capaci di sostenere la decarbonizzazione senza aggravare le difficoltà economiche delle popolazioni più vulnerabili.

CAN Europe critica la strategia finanziaria europea: ancora troppo spazio ai combustibili fossili

Le indicazioni del Consiglio non hanno convinto pienamente CAN Europe, una delle principali reti europee di organizzazioni non governative impegnate nella lotta alla crisi climatica e nella promozione di politiche energetiche sostenibili.

Secondo la coalizione, le dichiarazioni sulla necessità di ridurre il sostegno alle fonti fossili non sono accompagnate da un piano sufficientemente dettagliato per mobilitare le risorse pubbliche necessarie ai Paesi in via di sviluppo. Il rischio, sottolinea l’organizzazione, è che gli obiettivi di mitigazione rimangano scollegati dalle decisioni economiche e finanziarie indispensabili per realizzarli.

Rachel Simon, responsabile delle politiche di finanza internazionale e sviluppo di CAN Europe, ha evidenziato la necessità di coordinare maggiormente la strategia climatica europea con le politiche di finanziamento internazionale. A suo giudizio, i governi europei riconoscono che i capitali destinati ai combustibili fossili rallentano la transizione, ma non hanno ancora chiarito in modo convincente come eliminare tali sostegni e, allo stesso tempo, proteggere le comunità del Sud globale dalle ripercussioni dei costi energetici.

L’organizzazione chiede quindi un’accelerazione nell’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, anche attraverso un programma europeo di finanziamento esterno che escluda il sostegno a queste attività. Tra le proposte avanzate figura inoltre una tassazione degli extraprofitti del settore fossile, da sviluppare sia a livello europeo sia internazionale, per reperire nuove risorse da destinare all’azione climatica.

La COP31 dovrà dunque confrontarsi con una questione che va oltre la definizione di nuovi obiettivi ambientali: rendere coerenti gli impegni per la riduzione delle emissioni con le scelte di investimento e con la distribuzione delle risorse finanziarie. Per l’Unione Europea, convincere gli altri governi a rafforzare le politiche di mitigazione sarà soltanto una parte del lavoro; altrettanto decisivo sarà dimostrare come sostenere concretamente la transizione, soprattutto nei Paesi che dispongono di meno strumenti economici per affrontarla.

Recapiti
Davide Grassi