Caregiver familiari, destinati 30 milioni di euro per il 2026. Ecco come saranno utilizzati

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Il decreto firmato dalla ministra Alessandra Locatelli stabilisce la ripartizione delle risorse tra le Regioni e gli interventi finanziabili, dai contributi economici al sostegno psicologico

Trenta milioni di euro per sostenere i caregiver familiari, le persone che si occupano quotidianamente dell'assistenza di un familiare non autosufficiente, spesso rinunciando a parte del proprio tempo personale e lavorativo. È quanto prevede il decreto firmato il 12 giugno 2026 dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli (pubblicato sul sito del Ministro per le disabilità il 25 ottobre 2026), che definisce i criteri di ripartizione delle risorse del Fondo unico per l'inclusione delle persone con disabilità destinate, per quest'anno, al riconoscimento del valore sociale ed economico dell'attività di cura non professionale.

Le risorse saranno assegnate alle Regioni, che dovranno trasferirle agli ambiti territoriali sociali per finanziare interventi di sostegno e sollievo. Tra le misure previste ci sono assegni di cura, contributi economici, servizi di assistenza temporanea, sostegno psicologico e attività di formazione per le famiglie.

Il provvedimento conferma uno stanziamento di 30 milioni di euro, in continuità con le risorse destinate alla stessa finalità nel 2024 e ripartite tra le Regioni nel 2025: è il riparto di un fondo già esistente, da non confondere con il disegno di legge sui caregiver familiari ancora in discussione in Parlamento. Non introduce, quindi, un contributo economico automatico per tutti i caregiver, ma individua le tipologie di interventi che potranno essere finanziati e affida alle Regioni il compito di definirne le modalità di attuazione.

CHI POTRÀ BENEFICIARE DEGLI INTERVENTI

Il decreto richiama la definizione di caregiver familiare contenuta nella legge 205 del 2017. È la persona che presta assistenza al coniuge, al partner dell'unione civile, al convivente di fatto oppure a un familiare o affine entro il secondo grado. In determinate condizioni previste dalla legge, il riconoscimento si estende anche ai familiari entro il terzo grado. L'assistenza riguarda persone che, a causa di una malattia, di un'infermità o di una disabilità, anche cronica o degenerativa, non sono autosufficienti e richiedono assistenza continuativa, secondo le condizioni stabilite dalla normativa.

Il decreto individua alcune priorità nell'utilizzo delle risorse. La prima riguarda i caregiver che assistono persone con disabilità gravissima, secondo la definizione prevista dal decreto ministeriale del 26 settembre 2016, tenendo conto anche dell'eventuale insorgenza anticipata di queste condizioni. Sono considerati prioritari anche i programmi che favoriscono la deistituzionalizzazione, cioè il ritorno delle persone con disabilità da strutture residenziali a soluzioni di vita e assistenza alternative, e il ricongiungimento con il caregiver familiare.

DAI CONTRIBUTI ECONOMICI AL SOSTEGNO PSICOLOGICO

Le Regioni, dopo aver consultato le autonomie locali e le associazioni rappresentative delle persone con disabilità, dovranno individuare i progetti da finanziare nell'ambito delle misure indicate dal decreto.

Una parte delle risorse potrà essere utilizzata per erogare contributi di sollievo e assegni di cura, destinati a sostenere le famiglie impegnate nell'assistenza. Sono previsti anche bonus sociosanitari per usufruire di prestazioni assistenziali.

Un altro intervento riguarda i cosiddetti servizi di sollievo, che permettono al caregiver di interrompere temporaneamente l'attività di cura, affidando l'assistenza della persona con disabilità ad altri operatori o, quando necessario, ricorrendo a un soggiorno temporaneo in una struttura residenziale. Questi servizi possono offrire al familiare che assiste la possibilità di riposare, occuparsi della propria salute o affrontare impegni personali, senza interrompere l'assistenza alla persona non autosufficiente.

Il decreto prevede, inoltre, la possibilità di finanziare percorsi di sostegno psicologico, individuali o di gruppo, e attività di formazione rivolte ai nuclei familiari. L'obiettivo è offrire strumenti utili per affrontare le esigenze quotidiane dell'assistenza, anche nelle situazioni di disabilità grave e gravissima. Le risorse potranno essere destinate anche alla prosecuzione di interventi già programmati e finanziati attraverso precedenti provvedimenti.

COME SONO DISTRIBUITI I 30 MILIONI TRA LE REGIONI

Il riparto segue le proporzioni già utilizzate per il decreto dell'8 gennaio 2025. La quota più consistente è assegnata alla Lombardia, con 4,779 milioni di euro, seguita dal Lazio, con 2,745 milioni, e dalla Campania, con 2,562 milioni. Seguono Sicilia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Puglia, tutte con stanziamenti superiori ai due milioni di euro. Le quote più contenute spettano invece alla Valle d'Aosta, al Molise e alla Basilicata. Nel riparto non compaiono le Province autonome di Trento e Bolzano. Il decreto richiama, infatti, la legge 191 del 2009 che, dal 2010, ha abrogato la norma sulla loro partecipazione alla ripartizione dei finanziamenti statali.

Nel dettaglio, questa è la distribuzione:

  • Lombardia: 4.779.000 €
  • Lazio: 2.745.000 €
  • Campania: 2.562.000 €
  • Sicilia: 2.457.000 €
  • Veneto: 2.412.000 €
  • Piemonte: 2.373.000 €
  • Emilia-Romagna: 2.325.000 €
  • Toscana: 2.106.000 €
  • Puglia: 2.004.000 €
  • Calabria: 1.026.000 €
  • Liguria: 984.000 €
  • Sardegna: 876.000 €
  • Marche: 840.000 €
  • Abruzzo: 711.000 €
  • Friuli-Venezia Giulia: 702.000 €
  • Umbria: 513.000 €
  • Basilicata: 315.000 €
  • Molise: 195.000 €
  • Valle d'Aosta: 75.000 €

Le Regioni potranno integrare gli stanziamenti con risorse proprie, compresi personale, beni e servizi messi a disposizione per realizzare gli interventi. Non potranno invece utilizzare altri finanziamenti statali come quota di cofinanziamento regionale.

QUANDO ARRIVERANNO LE RISORSE AI TERRITORI

Il decreto disciplina anche la procedura che le Regioni dovranno seguire per ottenere i finanziamenti. Entro tre mesi dalla data del comunicato in Gazzetta Ufficiale che annuncia la pubblicazione del provvedimento, ciascuna Regione dovrà presentare una richiesta al Dipartimento per le politiche in favore delle persone con disabilità. Alla richiesta dovrà essere allegata una delibera della Giunta regionale contenente gli interventi programmati, i costi previsti, il calendario delle attività e l'eventuale quota di cofinanziamento.

Una volta ricevute le risorse, le Regioni dovranno trasferire le somme spettanti agli ambiti territoriali sociali entro 60 giorni, secondo la propria programmazione. L'effettiva disponibilità degli aiuti per le famiglie dipenderà quindi dall'attuazione regionale e territoriale. Il decreto non stabilisce una data unica nazionale per l'apertura delle domande, né un importo uniforme degli eventuali assegni di cura.

Il trasferimento dei finanziamenti è, inoltre, subordinato alla trasmissione dei dati completi di monitoraggio relativi alle risorse già erogate alle Regioni per il 2023. È previsto anche un sistema di rendicontazione dei fondi 2026, che dovrà documentare, tra l'altro, il numero dei caregiver beneficiari, gli importi liquidati e i criteri utilizzati per il loro riconoscimento.

IL RAPPORTO CON LA FUTURA LEGGE SUI CAREGIVER

Lo stanziamento per il 2026 si inserisce in una fase in cui è ancora in corso la definizione di una disciplina nazionale più ampia sul riconoscimento e sul sostegno dei caregiver familiari. Il decreto richiama, infatti, la legge di Bilancio 2026, che ha istituito un Fondo per il finanziamento delle iniziative legislative a sostegno del ruolo di cura e assistenza del caregiver familiare. La dotazione prevista è di 1,15 milioni di euro per il 2026 e di 207 milioni di euro annui dal 2027. Si tratta di risorse distinte dai 30 milioni ripartiti con il provvedimento firmato da Locatelli.

Il testo ricorda poi che il Consiglio dei ministri, il 12 gennaio 2026, ha avviato l'iter della proposta di legge governativa dedicata ai caregiver familiari, con l'obiettivo di introdurre ulteriori misure di sostegno dal 2027. Il disegno di legge è stato approvato in prima lettura dalla Camera il 14 ottobre e deve ora passare all'esame del Senato. Per il momento, il decreto interviene attraverso finanziamenti destinati ai servizi e ai progetti territoriali. Per conoscere i requisiti effettivi di accesso ai contributi e alle prestazioni sarà necessario fare riferimento ai successivi provvedimenti delle singole Regioni e degli enti territoriali competenti.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Ivana Barberini)