L’esame della Legge di Bilancio per il 2026 in Aula del Senato “comincerà il 22 dicembre e andrà avanti il giorno dopo per l’approvazione”, riferiva ieri il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, a margine della conferenza dei capigruppo che ha deciso il calendario. C’è la sorpresa: un emendamento del Governo, con misure che prevedono uno stanziamento ulteriore pari a 3,5 miliardi alle imprese, annunciato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Una mano a Confindustria, che denunciava fosse stato fatto davvero poco.
Il fatto è che doveva essere una Manovra conservativa, non ambiziosa, “di piccolo sabotaggio, improntata alla sobrietà [sostiene il giornalista Orioli intervistato da Sky TG24, N.d.R.]. L’obiettivo prioritario del Governo era, infatti, “mantenere la credibilità presso gli operatori internazionali per uscire dalla procedura di infrazione”. Ma mancava, nella versione della Manovra da 18 miliardi, tutta la parte dello sviluppo.
Cos’altro si prevede?
Una stretta sulla finestra per le pensioni anticipate, che farà slittare la data di riscossione dell’assegno; il cambiamento del riscatto della Laurea e della disciplina per i Fondi pensione (per i nuovi assunti varrà il silenzio-assenso: il TFR andrà al Fondo con adesione automatica se, entro 60 giorni, non sarà comunicato nulla).
E poi la Zes, dimostratasi un più che valido strumento per il rilancio dell’economia nazionale tutta (sale al 58% il credito d’imposta Zes per agricoltura e pesca), e Transizione 4.0 (con nuove risorse per 1,3 miliardi ai fini del finanziamento del credito d’imposta i cui fondi sono andati esauriti), e Transizione 5.0, di cui è prevista la proroga fino al 30 settembre 2028 per le agevolazioni riguardanti gli investimenti in beni strumentali nuovi (materiali e immateriali) funzionali alla trasformazione tecnologica o digitale proprio in chiave Transizione, destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.
Si arriva agli stanziamenti per il Ponte sullo stretto di Messina, che subiranno una proroga (780 milioni di risorse, spostate sul 2033).
Talune disposizioni in materia di rimodulazione del PNRR, che è grande parte della crescita positiva segnata dall’Italia negli ultimi anni, ed una novità per iper e superammortamento in relazione alle imprese che investono in beni strumentali, che diventa triennale.
L’emendamento governativo elimina anche “la maggiorazione ulteriore del costo di acquisizione per gli investimenti ‘green'” e condiziona “la spettanza dell’incentivo alla circostanza che gli investimenti abbiano ad oggetto beni ‘Made in UE'”.
Assicurazioni: l’emendamento annuncia 1,3 miliardi
L’emendamento governativo alla Manovra prevede anche un contributo di 1,3 miliardi dalle assicurazioni, con l’introduzione di un meccanismo di versamento entro il 16 novembre di ogni anno, di un acconto pari all’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l’anno precedente. Leggiamo che “Rispetto al vigente meccanismo di versamento, la previsione genera un maggior gettito positivo derivante dalla quota del predetto contributo di spettanza erariale di circa 1,3 miliardi di euro per il solo 2026, atteso che su tale anno si concentreranno i versamenti previsti a legislazione vigente, oltre all’acconto previsto dalla norma in esame”. Dal 2027, il nuovo meccanismo “andrebbe a regime senza generare un maggior gettito”.
Intanto l’inflazione scende
Buone le notizie che hanno accompagnato i lavori Parlamentari sul fronte inflazione. Istat scrive:
“A novembre 2025 l’inflazione scende all’1,1%, il livello più basso registrato da gennaio. Sulla dinamica dell’indice generale incidono gli effetti dovuti al rallentamento dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,1% da +1,9%), degli Energetici regolamentati (-3,2% da -0,5%) e di alcune tipologie di servizi, in particolare i trasporti (+0,9% da +2,0%), solo parzialmente compensato dall’attenuarsi della flessione di quelli degli Energetici non regolamentati (-4,3% da -4,9%). Si riduce
il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+1,5% da +2,1%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,7% (da +1,9%).”.
dir. Alessia Lupoi
Redazione redigo.info