Progettare in Europa non è scrivere progetti. È reggere il cambiamento che prometti - Erica Simone - Servizi di Comunicazione e Pubbliche Relazioni

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Le nuove Linee Guida Europee sulla Progettazione non sono un aggiornamento tecnico. Sono una presa di posizione politica molto più radicale: l’Unione Europea non sta più finanziando “buone idee”, sta selezionando organizzazioni capaci di sostenere processi di cambiamento reale.

La Commissione lo dice in modo formale, e inequivocabile, quando chiede che le priorità siano integrate “linea per linea in tutte le sezioni della proposta” (cfr. Erasmus+ Programme Guide 2025). Inclusione, transizione verde, digitale e partecipazione non sono temi: sono vincoli strutturali di progettazione. Se non attraversano obiettivi, attività, governance, budget e dissemination, il progetto è incoerente. E oggi l’incoerenza non è più un difetto: è un segnale di inaffidabilità!

È anche per questo che la Commissione scoraggia il ricorso a progettisti esterni  – con una posizione etica a dir poco critica – non perché la competenza sia sbagliata, ma perché per anni abbiamo prodotto progetti formalmente perfetti e territorialmente irrilevanti.

Un Progetto, non un Documento

Progetti che funzionavano nei formulari e fallivano nelle comunità. Su questo punto la Commissione coglie il nodo: se un Progetto non Genera Impatto osservabile fuori dal documento, non è un progetto, è un artefatto amministrativo, è un documento. Un bellissimo documento, ma solo un pezzo di carta!

La domanda vera, quindi, non è chi scrive il progetto.
È chi si assume la responsabilità di farlo accadere.

Dissemination e  Attivazione Stakeholders per Progettare

È qui che entra in gioco l’Attivazione degli Stakeholder come superamento di questo limite.

Nel progetto CO.DI.RE., ad esempio, non abbiamo “comunicato la cooperazione e la Cittadinanza Globale”. Abbiamo costruito una Cabina di Regia territoriale che ha messo allo stesso tavolo amministrazione comunale, scuole, associazioni e cittadini per lavorare su Consapevolezza, Dialogo e Corresponsabilità. La Dissemination non è stata diffusione di contenuti, ma costruzione di una Relazione stabile che ha permesso al progetto di esistere anche fuori dal progetto.

In Touristable non abbiamo raccontato l’accessibilità nel Turismo come valore. Abbiamo attivato concretamente dieci Stakeholder tra enti pubblici, università e imprese per ripensare pratiche, servizi e linguaggi del turismo locale. L’impatto non è stato un output, ma un cambio di frame.

In MindLeague la piattaforma non cresce perché “si comunica bene”, ma perché allenatori e ASD vengono coinvolti come co-attori di una ricerca sulla salute mentale nello sport giovanile. Non destinatari. Alleati.

Questo è ciò che le linee guida presuppongono senza dirlo apertamente: “la dissemination deve favorire l’uso effettivo dei risultati e la loro integrazione nelle pratiche” (cfr. Guida Erasmus+, sezione Dissemination and Exploitation).
Tradotto: l’impatto non si racconta. Si costruisce.

Ed è per questo che oggi progettare in Europa non è più una competenza tecnica. È una postura. Significa non scrivere ciò che sarebbe bello accadesse, ma dimostrare di essere in grado di reggere ciò che accade quando il progetto funziona davvero.

Progetta dal futuro

Per far si che questo accada la soluzione non è eliminare il progettista esterno, è progettare pensando che quello che scrivi possa vivere per anni anche dopo il finanziamento EU. E questo si fa solo e unicamente se si attivano veramente e con visione gli Stakeholders del territorio. Sono loro che abitano il villaggio, che hanno relazioni che possono generare un cambiamento nel tempo.

Sono gli stakeholders che possono raccogliere le istanze dei partners! Senza di loro il progetto rimane un documento e non importa quanti followers hai sulle pagine social o quanti comunicati stampa hai fatto uscire.

Progettare in Europa non è scrivere progetti. È reggere il cambiamento che prometti

E questo cambia tutto.

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