La relazione di fine anno di Reuters si apre con una nota negativa sullo stato del settore dell’informazione nel mondo. Infatti, l’articolo si apre con la denominazione per il 2025 come un “anno devastante per la professione”.
Non si tratta solo della difficoltà di riconoscere le fake news in un mondo sommerso di notizie, o il problema di tagli al mercato delle news o dell’ingerenza di alcuni governi nell’ambito dell’informazione. Non è dell’assestamento – ancora in itinere e non lineare – dell’Intelligenza Artificiale (IA) nell’ecosistema delle notizie, ma anche il contesto geopolitico sempre più instabile.
I social e l’apparato delle news online
A differenza di TV, radio e cartaceo, l’online continua a troneggiare come mezzo di informazione preferito. Più precisamente, i numeri che si gonfiano sono quelli dei social più che quelli dei siti di notizie, che continuano lentamente ma inesorabilmente a segnare sempre meno numeri.
Sono gli Stati Uniti che fanno una grande impennata del +6% in solo un anno, ma è il Brasile che conquista la prima posizione con un 35% della popolazione che dichiara che i social media sono la loro principale fonte di informazione.
Dopo il 34% degli USA, si vede il grande gap con il resto del mondo. Sia per motivi culturali che per abitudini collettive, il continente americano si distingue dal resto del mondo: infatti è il Regno Unito che prende la terza posizione ma con una percentuale decisamente più bassa (20%).
La differenza la fanno anche i content creator, personaggi influenti sui social che raccontano cosa succede nel mondo. Queste nuove figure stanno modificando il modo di fare informazione ma anche i rapporti di potere e influenza nell’ecosistema informativo. Nonostante in Europa rimanga abbastanza stabile la media delle persone che si informa tramite social, l’utente medio trova più facile interagire con i content creator piuttosto che leggere un articolo nella maniera “tradizionale”.
Fact-checker “fai da te”
Altro discorso sono le fake news e il fact-checking. La pratica di verificare le notizie online stabilisce una sorta di gerarchia della fiducia. Non a caso, la maggior parte degli intervistati da Reuters (38%) dichiarano che cercano solo su fonti attendibili e ufficiali (35%) per verificare se davvero la notizia letta – sia online che su supporto cartaceo – sia veritiera. L’abitudine a cercare online conferma appartiene al 33%, mentre si naviga su siti che si occupano esclusivamente di fact-checking solo per il 25% degli utenti.
La differenza tra chi è abituato a fare la verifica delle notizie e chi no sta nel grado di istruzione, genere, inclinazione politica e diversi altri parametri. Tuttavia, Reuters nota che le differenze più marcate sono tra chi si considera una persona più impegnata politicamente e chi è più disimpegnato.
IA: protagonista indiscussa per tre anni di fila
Nonostante il suo ingresso nel mondo risale a molto più di tra anni fa – parliamo dei primi sistemi già nel 2017, e di molte varianti di IA già nel decennio precedente – è stato ChatGPT dal 2022 et similia a fare la differenza nel mondo del lavoro.
Nel Report del Reuters Institute l’IA Generativa è stato il cambiamento più radicale secondo gli intervistati. Il 54% dichiara che nelle proprie ricerche ha visto e consultato almeno una volta a settimana una risposta generata dall’IA. Tra di loro, solo il 33% ha detto di aver cliccato sul link della panoramica mentre il 37% dice di farlo solo occasionalmente.
La fiducia verso gli strumenti di IA non è completa. Si temono allucinazioni e sbagli, ma nonostante questo, i numeri su quanto gli utenti utilizzano le Overviews sui motori di ricerca iniziano a far preoccupare anche i browser classici.
A livello professionale e giornalistico, l’IA si riconferma una novità decisamente in voga e molto utilizzata sia per quanto concerne la raccolta di informazioni, ma anche per la produzione vera e propria di notizie che per la loro diffusione. Uno strumento estremamente versatile e con declinazioni sempre in costante evoluzione, che potrebbe permettere al giornalismo nuovi sviluppi e nuovi sbocchi. Il 56% dei giornalisti nel Regno Unito la utilizza settimanalmente a livello professionale, per lo più giovani. Ma l’ostilità nei suoi confronti rimane ancora un osso duro. Secondo il 62% dei giornalisti inglesi, infatti, l’IA è ancora una minaccia, nonostante l’uso diffuso che se ne fa. Solo il 15% vede delle serie opportunità.
Ciononostante, le previsioni 2026 degli esperti intervistati da Reuters sembrano coprire 5 temi specifici:
Il pubblico accederà sempre più alle notizie tramite l’intelligenza artificiale;
Ci sarà una maggiore richiesta di lavoro di verifica;
L’automazione e gli agenti rimodelleranno le redazioni;
Le redazioni miglioreranno le proprie competenze e costruiranno infrastrutture di Intelligenza Artificiale;
L’intelligenza artificiale darà ulteriore potere ai giornalisti dei dati.
L’articolo Reuters Institute, il giornalismo nel 2025: un mondo in bilico proviene da Notiziario USPI.