Malattia di Gaucher di tipo 3, risultati positivi dallo studio di Fase III su venglustat

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La molecola sperimentale è progettata per contrastare le manifestazioni neurologiche della patologia

Il farmaco venglustat ha raggiunto l'endpoint primario e tre dei quattro endpoint secondari chiave nello studio di Fase III LEAP2MONO, condotto in pazienti adulti e pediatrici (di età pari o superiore a 12 anni) con manifestazioni neurologiche della malattia di Gaucher di tipo 3 (GD3), una rara patologia da accumulo lisosomiale di glicosfingolipidi.

La malattia di Gaucher (GD) è classificata in tre forme principali: il tipo 1 (GD1), caratterizzato dall'assente o tardivo coinvolgimento del sistema nervoso centrale (SNC); il tipo 2 (GD2), che è la forma neuronopatica acuta; il tipo 3 (GD3), che è la variante neuronopatica cronica. Nelle persone con GD3, l'accumulo di glicosfingolipidi nel sistema nervoso centrale può causare manifestazioni neurologiche, tra cui atassia e deficit cognitivi, oltre alle manifestazioni sistemiche osservate nella GD1, come ingrossamento del fegato e della milza, anemia, trombocitopenia o malattia ossea. Le manifestazioni sistemiche della GD3 sono trattate con la terapia enzimatica sostitutiva, ma non esistono trattamenti approvati per le manifestazioni neurologiche della patologia.

Venglustat è un inibitore sperimentale della glucosilceramide sintasi (GCSi): agisce riducendo l'accumulo anomalo di molecole di zuccheri e lipidi nelle cellule e negli organi ed è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, raggiungendo il tessuto cerebrale con l'obiettivo di colpire alcuni degli aspetti neurologici della GD3.

Nello studio LEAP2MONO, i pazienti con GD3 che hanno ricevuto venglustat hanno dimostrato, alla cinquantaduesima settimana, miglioramenti statisticamente significativi nei sintomi neurologici, misurati attraverso un punteggio globale basato sulle scale di valutazione SARA (Scale for Assessment and Rating of Ataxia) ed RBANS (Repeatable Battery for the Assessment of Neuropsychological Status), rispetto a quelli che hanno ricevuto la terapia enzimatica sostitutiva (ERT). Venglustat ha ottenuto risultati equivalenti all'ERT sugli esiti non neurologici della patologia, incluse le variazioni del volume della milza, del volume del fegato e dei livelli di emoglobina, tre endpoint secondari chiave dello studio.

Nello studio LEAP2MONO, gli eventi avversi più comunemente riportati durante il trattamento tra i pazienti che hanno ricevuto venglustat (21 pazienti) rispetto a quelli che hanno ricevuto ERT (22 pazienti) sono stati: cefalea (14,3% nel braccio venglustat rispetto al 18,2% nel braccio ERT), nausea (14,3% rispetto al 4,5%), ingrossamento della milza (14,3% rispetto a 0) e diarrea (14,3% rispetto a 0).

La casa farmaceutica Sanofi ha annunciato che procederà con le richieste di autorizzazione regolatoria globale per venglustat nella GD3. "Questi risultati sottolineano l'impegno di Sanofi nella ricerca sulle malattie rare e la promessa che miriamo a mantenere nei confronti delle persone che convivono in queste condizioni", ha dichiarato Houman Ashrafian, Executive Vice President & Head of Research and Development dell’azienda. "Affrontare bisogni clinici critici ancora non soddisfatti ci riempie di entusiasmo. Potenzialmente una terapia orale assunta quotidianamente potrebbe fare la differenza per i pazienti affetti dalla malattia di Gaucher che affrontano sfide neurologiche. Soprattutto, nulla di tutto ciò sarebbe possibile senza il coraggio dei pazienti e delle famiglie che partecipano ai nostri studi, e per questo gli siamo profondamente grati."

Venglustat è attualmente oggetto di studio anche per il trattamento della malattia di Fabry, un'altra patologia rara da accumulo lisosomiale.

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info@osservatoriomalattierare.it (Redazione)