Sold out al Liviano per l’unica data in Veneto di Abel Selaocoe per Musikè: con il Bantu Ensemble e il suo “Together with African Music” trascina la Sala dei Giganti in un concerto partecipato, tra voce, violoncello e ritmo, con il pubblico chiamato a cantare insieme all’artista.
Sabato 28 febbraio, in Sala dei Giganti al Liviano, il violoncellista sudafricano Abel Selaocoe si è esibito a Padova con il Bantu Ensemble per un nuovo appuntamento di Musikè, la rassegna di musica, teatro, danza della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo: tutto esaurito e Sala gremita per l’unica tappa in Veneto diTogether with African Music.
È lo stesso Selaocoe a indicare la chiave del concerto: «L’idea di un concerto, in Africa, non esiste. In Sudafrica non ci sono concerti: facciamo incontri, raduni». Non un’esibizione da ascoltare in silenzio, dunque, ma qualcosa da vivere insieme. «Se qualcuno viene preso dallo spirito, o dalla sensazione di dover usare il proprio corpo, lo faccia», aggiunge, invitando il pubblico a sentirsi libero. Ed è un invito che, nel corso del concerto, la platea raccoglie fino in fondo.
“Non concerti, ma incontri”: la chiave di Together with African Music
Subito dopo l’inizio, Selaocoe apre una prospettiva insieme più intima e più universale: «Cominciamo per voi dal profondo Sudafrica, un luogo in cui ogni essere umano può cercare i propri antenati. Ringraziamo le persone che sono venute prima di noi: per i loro errori e per la loro saggezza». La musica si fa memoria e continuità.
Selaocoe si muove con naturalezza tra generi e stili diversi: intreccia improvvisazione, canto e uso del corpo mettendo in luce i legami tra la musica occidentale e le altre tradizioni: tra Bach e l’Africa, per esempio. I brani crescono sulla pulsazione delle percussioni e trovano nel pianoforte e nel basso un controcanto di grande suggestione, mentre violoncello e voce si alternano con naturalezza. Selaocoe usa voce e strumento come un unico gesto, scambiando spesso ruoli e accenti, anche in modo percussivo. E la complessità non crea distanza: quando introduce un brano scherza dicendo che «abbiamo ritmi un po’ complicati», per poi coinvolgere la Sala tra ritornelli e risposte corali.
Il Bantu Ensemble: basso, piano e percussioni al centro del suono
Anche il Bantu Ensemble è parte decisiva di questo equilibrio. Il basso di Alan Keary tiene la direzione e contrappunta la voce, il pianoforte di Fred Thomas apre lo spazio armonico e ritmico (il pianista si rivela anche abile percussionista), mentre le percussioni africane di Dudù Kouaté irretiscono il pubblico in una magia che a tratti sfiora il silenzio per farsi fruscio, riproducendo i suoni della natura, dell’acqua, del vento. È un’intesa che permette a Selaocoe di muoversi con grande libertà senza perdere coesione.
A metà del concerto arriva uno dei passaggi più intensi. Selaocoe presenta un canto di protesta nato «nei giorni della violenza e dell’oppressione in Sudafrica» e lo definisce apertamente «un brano politico», che pone un interrogativo: «Che cosa abbiamo fatto?» È il punto in cui la musica diventa riflessione sul passato e sul presente. Ed è un momento che non spezza il percorso, ma anzi lo completa, perché dentro l’idea di “incontro e raduno” c’è anche la possibilità di presentare al pubblico una questione scomoda per condividerla.
Dalla protesta all’ovazione: il pubblico di Musikè come parte dello spettacolo
Ed è nel rapporto con il pubblico che l’effetto resta partecipato fino alla fine: Selaocoe riesce a far cantare, battere le mani e persino ballare, ricevendo applausi scroscianti e commossi, che alla fine esplodono in una vera ovazione. In un luogo così solenne, abituato a un ascolto frontale, il cambio di postura è evidente: per una sera la Sala dei Giganti smette di essere cornice e diventa parte di un’esperienza collettiva, diretta e fisica.
Nel finale arrivano i ringraziamenti. Selaocoe saluta Padova e riconosce al pubblico il suo ruolo prezioso: «Grazie per l’ascolto, per la vostra presenza e soprattutto per aver portato lo spirito dello stare insieme come persone: è davvero importante. Avete fatto qualcosa di straordinario. Grazie per le vostre voci, per l’attenzione e per esservi messi in gioco: è bellissimo essere qui con voi. Deve succedere di nuovo».
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