Fotografo di interni Torino | La mia storia — Valentina Esposito

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31 Marzo 2026

Nel 2007 mi sono trasferita in Portogallo per seguire un Master di Architettura organizzato dalla Facoltà di Architettura di Roma Tre. Ero laureata da poco più di un anno, avevo alle spalle un’esperienza lavorativa in uno studio in cui mi trovavo molto bene ma sentivo che avevo ancora bisogno di studiare. Così ho fatto la valigia e mi sono trasferita a Porto, la città del mio cuore. Non lo sapevo ancora, ma stavo muovendo i primi passi verso quello che sarei diventata: fotografa di interni, con una strada tutta da costruire. Qualche mese dopo ricevo una Sony Cyber Shot da 7.2 megapixel come regalo di compleanno.

Non era una macchina fotografica professionale ma una scatoletta argentata che stava in un taschino. Però con quella scatoletta, a Porto, ho fotografato tutto: gli azulejos, i palazzi scrostati della Ribeira, i vicoli in salita, i cantieri abbandonati, l’oceano arrabbiato, le ombre lunghe del Portogallo. Fotografavo architettura perché era quello che sapevo guardare. Ero (e sono) architetto e lo spazio era il mio linguaggio naturale.

Solo dopo ho capito che non stavo solo documentando una città. Stavo scoprendo qualcosa d’altro.

Sono tornata in Italia nel 2008. Ho lavorato in uno studio di architettura, prima a Porto e poi a Torino. La fotografia in quel periodo era una cosa parallela, non ancora un progetto. Era quello che facevo quando non lavoravo, la mia bellissima passione. Nel 2009 feci addirittura una piccola mostra con le foto scattate tra Spagna e Portogallo. In quel periodo tenevo anche un blog sull’architettura, appunti scritti durante il master, che ogni tanto rileggo come si rileggono i diari. Poi mia sorella si è sposata, nel 2010, e mi ha chiesto di fotografare il suo matrimonio. L’ho fatto.

Poi è nata mia nipote.

Lì è successa una cosa che non mi aspettavo: ho scoperto i ritratti e il reportage. Ho iniziato a realizzare ogni anno un album fotografico su di lei e di rimando su tutti noi familiari (io nelle foto c’ero un po’ meno per ovvie ragioni!). Un progetto editoriale fatto in famiglia, senza committenti. Solo lei, noi, il tempo che passava, e io che cercavo di tenerlo fermo. Abbiamo un racconto visivo della sua infanzia che farebbe invidia a molti.

Nel frattempo arrivavano altri lavori: collezioni di scarpe (ho avuto una piccola breve carriera nel fashion!), altri matrimoni, qualche progetto con altri fotografi, immagini per stock, concorsi, una mostra collettiva. Niente di lineare. Una costruzione per accumulo.

Come divento fotografa di interni a Torino

La specializzazione negli interni è stata una scelta naturale. Lavorare come architetto significava stare ogni giorno dentro studi di architettura, conoscere progettisti, capire il loro lavoro dall’interno. Quando avevano bisogno di fotografie, era naturale che chiedessero a me. E io ho avuto la fortuna di fotografare case e appartamenti bellissimi fin dall’inizio, costruendo nel tempo una specializzazione nella fotografia di interni che è diventata il cuore del mio lavoro.

Ho capito cosa volevo fare davvero fotografando quegli spazi.. Mi piaceva (e mi piace) intestardirmi con la comprensione della luce, l’elemento più importante dell’architettura, che non avevo ancora compreso a fondo come architetto ed ora ritrovavo lì, come elemento ostico e meraviglioso allo stesso tempo, capace di trasformare qualsiasi foto in un’opera d’arte. Di trasformare ogni spazio in tanti luoghi diversi.

Nel 2020 ho smesso di fare l’architetto. O meglio: ho smesso di farlo nel modo tradizionale. Continuo a essere architetto ogni volta che entro in uno spazio con una macchina fotografica in mano.

Oggi lavoro come fotografa di interni a Torino e in ogni progetto cerco sempre di portare con me ancora qualcosa di quella scatoletta argentata e di quella luce portoghese.

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v.esposito