Ritratto fotografico creativo: il ritratto di Erica

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28 Aprile 2026

Erica è un’illustratrice, dà vita alle storie scritte per i bambini. La strega buona del suo nuovo libro vive in una casa nascosta tra alberi e piante di ogni tipo, in un’esplosione di colori che lei tiene in vita con una cura incessante, e in cambio la natura le restituisce quello che le serve: radici, semi, fiori, frutti. Quando mi ha chiesto di fotografarla per l’uscita del libro, abbiamo pensato subito ai boschi: era l’unica risposta coerente con il libro che avevamo tra le mani, e il punto di partenza giusto per costruire un ritratto fotografico che parlasse del suo personaggio prima che di lei.

Entrare nel mondo di un’illustratrice

Avevo già ritratto Erica, nel suo studio, per l’uscita di un libro precedente. Quella volta avevo fotografato Erica. Questa volta volevo fare qualcosa di diverso: non ritrarre lei, ma il personaggio che aveva creato, e costruire un linguaggio visivo che potesse funzionare anche in futuro, perché ogni libro di Erica porta con sé una figura nuova, nata interamente dentro di lei. È questo che rende il lavoro di un’illustratrice incredibilmente affascinante: i tratti dei personaggi non vengono da nessun modello esterno, vengono direttamente dal mondo della fantasia.

Avevo letto il libro qualche giorno prima di quel mattino, ma soprattutto avevo guardato attentamente ogni singolo disegno, sfumatura, tratto, cercando di entrare nel mondo visivo che Erica costruisce con i suoi colori e il suo segno. Per ritrarre qualcuno è normale entrare nel suo mondo e capire il suo linguaggio.

Con Erica ogni shooting è sempre diverso, perché anche se la conosco da anni ed è un’amica importante, con lei è sempre come fotografare un personaggio nuovo: la sua fantasia non ha confini, ma ha radici profonde in una visione del mondo che lei trasforma in illustrazione con uno stile riconoscibile e un talento che continua a sorprendermi, affiancato da un’umiltà senza pari, come se quello che produce ogni giorno fosse naturale quanto respirare. È la persona più creativa che conosca, nel senso che la creatività per lei non è un talento da esibire ma una lingua in cui pensa.

Preparare un ritratto fotografico creativo

Quella mattina di primavera aveva ancora dentro qualcosa d’invernale: il vento freddo e pungente. La luce però era tersa, il profumo era di primavera e i raggi del sole entravano decisi di taglio tra le fronde. Abbiamo camminato nel bosco senza avere fretta di arrivare da qualche parte, fermandoci nei punti in cui la natura aveva già preparato quello che cercavamo. Un tronco caduto da tempo, consumato e muschiato, era diventato un salotto nel bosco; un canneto fittissimo, di un verde così saturo che ricordava i toni dei pastelli di Erica, un fondale che non avrei saputo immaginare più bello e perfetto di così. Non avevo una scaletta di inquadrature: avevo il personaggio in testa e Erica davanti agli occhi, e aspettavo i momenti e i luoghi in cui le due cose si sarebbero incontrate.

Sembrava completamente a suo agio, si era abbandonata nel personaggio con una naturalezza pura. Eravamo ferme in mezzo al canneto, con i raggi di sole che filtravano dall’alto, e lei era esattamente dove doveva essere, in un bosco che non era il suo ma sembrava proprio che lo fosse.

Il ritratto come relazione

Tra fotografare un interno e costruire un ritratto fotografico creativo c’è una differenza che non riguarda solo il soggetto. Quando fotografo un interno, leggo la luce, capisco la geometria, cerco il punto di vista che rivela qualcosa che chi ha progettato quello spazio forse non ha mai guardato in quel modo. È un lavoro di osservazione e di ascolto, in cui l’ambiente risponde se sai come chiedergli qualcosa. Nel ritratto il meccanismo è analogo, ma la risposta arriva da una persona: quello che emerge dalla fotografia dipende dal rapporto che riesci a costruire, da quanto chi hai davanti si fida di te e del momento. Con Erica funziona e si vede.

In entrambi i casi quello che non cambia è la necessità di non restare distanti da quello che si fotografa, di non trattare il soggetto come un problema tecnico da risolvere ma come qualcosa a cui bisogna prestare attenzione di qualità. È una riflessione che vale per la fotografia di interni quanto per il ritratto, ed è anche quello che mi ha spinto a scrivere delle fotografe che hanno costruito il loro lavoro su questa stessa qualità di sguardo.

La scelta della specializzazione

Per anni ho offerto il ritratto come servizio, insieme alla fotografia di architettura e di interni. A un certo punto ho smesso, non perché il ritratto mi interessasse meno, ma perchè volevo concentrarmi su una sola specializzazione. I ritratti continuano ad arrivare, e quando arrivano li faccio con estremo piacere. Sono occasioni preziose, momenti in cui si lavora con strumenti e dinamiche che nell’architettura di interni non vengono sollecitati nello stesso modo. Quella mattina nei boschi con Erica è stata anche questo. Se vuoi vedere il suo lavoro, trovi le illustrazioni di Erica sul suo profilo Instagram.

C’è una fotografia in cui Erica è dentro il canneto, completamente immersa nel verde, con foglie e fiori nei capelli e nel colletto, aveva deciso lei di farli uscire anche da lì, come se la natura le arrivasse da dentro. La luce è diffusa, filtrata tra le canne. Non sembra una sessione fotografica. Sembra una mattina in cui qualcuno che conosci da sempre ti fa vedere come abita la propria immaginazione. Sono anche questi i momenti preziosi che si archiviano nella memoria, quelli in cui amicizia, natura, arte e fotografia trovano per qualche ora una direzione comune.

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v.esposito