Quella lettera che Pannella scrisse a Bettino all’indomani di Tangentopoli
Caro Bettino,
premesso che sei un coglione, spessissimo e grossissimo, che non capisci (quasi) niente, che non hai capito (assolutamente) niente, che “a buon rendere” (almeno da una decina d’anni) potrei dirlo solamente io, che il solo rapporto possibile fra di noi non è quello del dare-e-avere ma quello del fare insieme (o no) in (almeno) par condicio, che non hai nessun diritto e interesse a considerarmi e trattarmi come uno del PSI (e per merito tuo), che divento (e non solamente: resto) sempre più chi ha titoli – e titoli di capacità – per opporsi a moralismi e linciaggi (e lo fa, anche se, per colpa vostra e vi sta bene, nei margini di intervento “pubblico” che gli vengono concessi), che non deve nemmeno passarti per l’anticamera del cervello che dopo 45 anni di “politica” possa fottermi più di quanto non pesi la tua chioma di “fare il ministro”, o farlo fare a qualcuno dei “miei”, che sto inutilmente cercando di farti capire che mi fa paura il grado di insensibilità (ed il limite che ciò rappresenta per uno “statista” o un “leader politico”) con cui continui a farti odiare dalla gente, dai vicini e dai lontani e che questo non si rimuove e supera con “campagne” di immagine e basta, che vorrei riuscire ad impedirti di continuare a logorarti in polemiche, vendette, tattiche, scontri, sempre “contro” qualcuno o qualcosa, per costringerti a far tesoro, in positivo, di quel che sei, che hai, a favore di qualcosa che la gente possa comprendere ed aver cara, e rianimi quindi anche le tue amicizie ed i tuoi amici e compagni, premesso che ti sbagli (ma so che nell’immediato è vano sperare che tu capisca che qualcuno possa dirtelo disinteressatamente e intelligentemente) in queste ore forse più che in questi mesi e che non sembri vedere – umanamente, personalmente, oltre che politicamente – molto al di là del tuo naso, premesso tutto questo e lasciato per implicito un mucchio d’altro – voglio che tu sappia ch’io (in questo mostrando d’essere un perverso piuttosto che un diverso) persisto nel volerti essere (e dio sa quanto è difficile) con determinazione e con dolcezza, fraternamente amico. Ciao, coglione!