Se è vero che il cambiamento dei sistemi agroalimentari globali nasce dal basso, attraverso l’impegno e l’attivismo dei singoli e delle comunità locali, altrettanto vero è che i rapporti con le istituzioni e la ricerca sono fondamentali per dare una cornice strutturata alle azioni da intraprendere.

Ed è proprio questo l’intento con cui si è svolto nel fine settimana, a Perugia, il IX Incontro della Rete italiana delle politiche locali del cibo, con oltre 180 partecipanti (ricercatori, amministratori locali e attivisti) giunti da tutta Italia e da altri Paesi, come Francia e Argentina.

Al centro dell’incontro i tanti progetti legati al cibo, che nel nostro Paese si stanno sviluppando intorno al rapporto tra città e aree periurbane, produzioni locali a basso impatto ambientale e spreco, refezione scolastica ed educazione alimentare, povertà alimentare e tutela della salute. Queste buone pratiche, organizzate in modo sistematico e strategico, rappresentano le politiche del cibo.

Una delle tre varietà di patate tutelate dal Presidio Slow Food. Foto di Oliver Migliore

A Perugia si è dato spazio anche ai progetti di cooperazione internazionale dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) come Racine a Dakar, in Senegal, e Akli Baladi a Gerico e Betlemme, in Palestina, di cui Slow Food è partner. In questi progetti, strutturare le filiere strategiche delle produzioni agroalimentari, sostenere l’apertura di mercati agricoli, migliorare l’impatto ambientale, valorizzare le piccole produzioni contadine e sostenere gli sforzi per la parità di genere proprio attraverso le politiche locali del cibo sono azioni concrete che fanno la differenza nelle iniziative di cooperazione italiana.

Il contributo di Slow Food Italia al tavolo di Perugia è il frutto dell’esperienza dei tanti progetti che l’Associazione attua da decenni, come quelli legati alla formazione nelle scuole con il progetto degli orti scolastici, alle filiere nella refezione scolastica con le reti Slow Beans, Slow Grain, Slow Mays, all’importanza del contatto diretto tra produttori e consumatori con i Mercati della Terra, al turismo attento alle risorse e alle comunità con i progetti Slow Food Travel, e alla ristorazione con la rete dei cuochi dell’Alleanza Slow Food.

Purtroppo, nonostante la necessità di iniziative di questo genere, ancora oggi le politiche locali del cibo non hanno un luogo istituzionale a livello nazionale che se ne occupi con costanza e visione strategica, rendendo l’appuntamento annuale della Rete ancora più importante.

Invece, a livello locale – ad esempio in Regione Piemonte, nei Comune di Roma Capitale, Bergamo, Torino, Andria, Bologna, solo per citare alcune amministrazioni – grazie a tavoli inter-assessorili strutturati, l’efficacia delle azioni politiche risulta incisiva e porta a risultati concreti. I mercati agricoli, ad esempio, non riguardano solamente la parte legata al commercio, ma diventano centrali nell’approvvigionamento delle mense scolastiche e parte attiva nei percorsi di educazione alimentare delle classi, garantiscono ai servizi sociali l’accesso al cibo stagionale di filiera corta a prezzi accessibili con una riduzione dello spreco, contribuiscono alla diffusione della cultura materiale con la valorizzazione delle produzioni tipiche e l’agricoltura di prossimità.

L’auspicio è che le politiche locali del cibo possano ricevere l’attenzione istituzionale che meritano.

Raoul Tiraboschi, Vicepresidente di Slow Food Italia