Nasce il Centro Re.Te. Una casa del benessere per il futuro dei ragazzi.

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Una rivoluzione epocale, dalla portata simile a quella industriale del 19esimo secolo, che impatta sul mondo del lavoro, sulla medicina, sui trasporti e sulla sicurezza a livello globale. Le applicazioni dell’Intelligenza artificiale sono infinite, ma in pochi, se non qualche sceneggiatore visionario, avevano percepito l’impatto dell’AI sulla capacità emotiva delle generazioni più giovani.

Cuori e Algoritmi si concentra proprio su questo aspetto, il rapporto tra ragazzi/preadolescenti e i chatbot emotivi. Un’indagine condotta su più livelli, attraverso questionari, focus group, testimonianze e laboratori. Sempre in ascolto dei ragazzi, per dare al nostro Centro studi uno spaccato reale, diretto e senza condizionamenti.

Tra i tanti dati contenuti in questo lungo lavoro, che ha coinvolto tutta la nostra struttura per circa un anno, emerge un numero in particolare, una sorta di codice in grado di ribaltare la narrazione sull’esposizione delle nuove generazioni ai chatbot emotivi.

Il 76% dei ragazzi coinvolti teme che le persone possano isolarsi preferendo i chatbot alle relazioni umane.

Da qui abbiamo scavato, spogliandoci delle letture più comode, che vogliono i nostri figli e nipoti vittime, consapevoli o meno, di un progresso dai contorni tecnocratici. Facile, comodo, puntare il dito contro le grandi media company, ma la capacità attrattiva dei sistemi digitali non si spiega solo con il marketing.

I ragazzi sanno di parlare con una macchina. Lo dichiarano con lucidità sorprendente nei focus group: «Non avrà mai emozioni, non avrà mai la capacità di comprendere cosa stai passando», ci dice una sedicenne milanese. «È solo programmato per rispondere in una certa maniera», aggiunge un diciassettenne. Riconoscono i rischi di isolamento, di dipendenza, di distacco dalla realtà. Eppure continuano a cercare nei Chatbot qualcosa che non trovano altrove.

Chattano con la tecnologia generativa per costruire un amico su misura o, peggio, una fidanzata pronta ad assecondare i propri bisogni emotivi e a dare forma e voce alle proprie fantasie. Un partner che risponde, nell’estetica e nel carattere, ai desideri più profondi e spesso inespressi dei più giovani. La loro ispirazione è quella di essere ascoltati, accolti, protetti e non giudicati. Tutto quello che pensiamo di offrire ai nostri figli, ma che trovano soltanto davanti uno schermo.

Quanto più i ragazzi sono giovani, tanto più investono emotivamente nel rapporto con i chatbot. La preadolescenza, la fascia tra gli 11 e i 15 anni, si conferma il periodo di maggiore vulnerabilità. In tutte le dimensioni emotive indagate – la ricerca di sfogo, il bisogno di uno spazio sicuro, l’aspettativa di sentirsi apprezzati – gli under 15 mostrano percentuali sistematicamente doppie o triple rispetto ai più grandi. Riconoscono i rischi di isolamento, di dipendenza, di distacco dalla realtà. Eppure continuano a cercare nei Chatbot qualcosa che non trovano altrove.

Il grande equivoco

Da questa mancanza, da questa assenza del mondo adulto, nasce un grande equivoco: la solitudine della Generazione Alpha, quella nata nell’era dell’IA, non è solo spiegabile con gli effetti di una distorta tecnologia digitale, semmai riguarda la causa, l’origine di questo bisogno di umanità, raccolto paradossalmente dal mercato degli App store.

Una generazione dalle mille possibilità, senza limiti, eppure smarrita in un deserto emotivo svuotato di relazioni autentiche, della bellezza della scoperta, del coraggio di esporsi, di mettersi in gioco.

Le mancanze del mondo adulto

Intanto gli adulti, la cosiddetta comunità educante, cerca rassicurazione. La tutela dei minori va perseguita per la serenità delle famiglie, a costo di adottare soluzioni drastiche, applicare divieti e invocare pene esemplari. Ma non esistono formule magiche, né algoritmi in grado di scongiurare ogni pericolo online.

La vera partita, però, si gioca offline. Se i ragazzi sono attirati nelle profondità degli oceani digitali, siamo noi a dover offrire un’alternativa per restare in superficie, per andare alla conquista di un sogno, di un amore, di un ideale. Per connettersi con il mondo e con le proprie emozioni non servono intelligenze artificiali, ma emotive!

Educare oggi significa cambiare il punto di vista: trovare nuove parole! Per dare una scossa a questo relativismo digitale torniamo ai cortili, ai musei, al gioco.

Una volta negli androni o nei giardini si leggevano cartelli minacciosi… VIETATO GIUOCARE CON IL PALLONE. Forse oggi sarebbe bene fosse un obbligo!

Con buona pace di qualche finestra rotta.

Ivano Zoppi
Segretario generale Fondazione Carolina

Il Report “Cuori e Algoritmi” e la Ricerca integrale “Adolescenti e Chatbot” sono disponibili qui sotto.

Scarica i materiali completi!

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