Colangite biliare primitiva: criteri diagnostici chiari, ma troppo spesso la malattia è individuata in ritardo

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L'intervista al prof. Pietro Invernizzi, direttore scientifico della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, e a Davide Salvioni, presidente dell'associazione AMAF APS

Cronica, rara, autoimmune e colestatica: parliamo di colangite biliare primitiva (PBC), una malattia epatica caratterizzata da un decorso clinico variabile, con un rischio di progressione verso la cirrosi. Come spiega il prof. Pietro Invernizzi, direttore scientifico della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza e del Centro per le Malattie Autoimmuni del Fegato (MAF), i progressi nella comprensione dei meccanismi patogenetici di questa condizione hanno consentito un significativo miglioramento degli approcci diagnostici e terapeutici.

Nella PBC la diagnosi si sospetta in presenza di colestasi cronica e presenza di autoanticorpi positivi (AMA, sp100 e gp210) o assenza di alterazioni delle vie biliari compatibili con la colangite sclerosante primitiva (PSC), e dopo aver escluso le cause ostruttive. La biopsia epatica può essere dirimente, pur non sempre conclusiva, nei casi di negatività degli autoanticorpi PBC-specifici”, sottolinea Invernizzi.

In base ai dati epidemiologici, si ritiene che in Italia ci siano circa 18.000/20.000 persone affette da questa patologia. “I pazienti sono più spesso asintomatici – prosegue l’esperto – ma possono soffrire di stanchezza o prurito. Inoltre, in presenza di altre malattie autoimmuni extraepatiche, soffrono ovviamente anche dei sintomi di queste condizioni”.

La diagnosi di PBC è relativamente semplice: si basa sulla presenza di colestasi e sulla positività per autoanticorpi specifici, ma non sempre la malattia viene sospettata e si possono verificare dei ritardi diagnostici. Sarebbe quindi molto importante che i medici di medicina generale chiedessero più spesso il dosaggio della fosfatasi alcalina (ALP), un esame semplice ed economico che però, purtroppo, non rientra quasi mai nelle analisi di routine.

Per quanto riguarda i trattamenti, l’acido ursodesossicolico (UDCA) rimane la terapia di prima linea per la PBC. “Tra le opzioni di seconda linea stanno emergendo gli agonisti dei recettori PPAR, che negli studi clinici hanno mostrato risultati promettenti sulla colestasi e sui sintomi della patologia (come il prurito): si tratta dei farmaci elafibranor, agonista selettivo dei recettori PPAR-alfa e PPAR-delta già disponibile in Italia, e seladelpar, agonista selettivo del recettore PPAR-delta che è stato approvato in Europa e che dovrebbe presto arrivare anche nel nostro Paese. Un’ulteriore classe di molecole in via di sviluppo per il trattamento del prurito colestatico è rappresentata dagli inibitori di IBAT, già autorizzati in specifiche colestasi pediatriche e in studio nelle colestasi dell’adulto. Infine, nelle fasi avanzate delle malattie colestatiche come la PBC, indipendentemente dall’eziologia, il trapianto di fegato rimane l’opzione terapeutica definitiva”, spiega il prof. Invernizzi.

La colangite biliare primitiva è una patologia con una fortissima connotazione di genere: colpisce infatti per il 90% donne, solitamente tra i 45 e i 65 anni. “Tuttavia, quel 10% di pazienti uomini affronta sfide altrettanto dure, spesso aggravate da un senso di isolamento ancora maggiore, dovuto alla rarità della diagnosi nel sesso maschile”, fa notare Davide Salvionipresidente di AMAF APS (Associazione Malattie Autoimmuni del Fegato). “Per noi ogni paziente è importante, indipendentemente dal genere, perché l'impatto della PBC sulla quotidianità è profondo per tutti. Parliamo di sintomi 'invisibili' ma invalidanti, come la stanchezza cronica o il prurito intrattabile, che interferiscono con il lavoro, la vita sociale e la dimensione familiare. Spesso il paziente appare 'sano' agli occhi degli altri, ma combatte una battaglia silenziosa contro una stanchezza estrema che non scompare con il riposo. Per rispondere a questo senso di solitudine e disorientamento, AMAF APS mette in campo strumenti concreti: il nostro primo punto di contatto è il servizio di ascolto, uno spazio protetto dove i pazienti e i loro caregiver possono trovare una prima accoglienza e comprensione. A questo si affianca l'opportunità di partecipare ai nostri gruppi di auto-mutuo-aiuto, dove la condivisione tra pari permette di trasformare la fragilità individuale in una consapevolezza condivisa e in una forza collettiva”.

Il tempo, nelle malattie autoimmuni del fegato, è un fattore critico e, purtroppo, la diagnosi di colangite biliare primitiva arriva ancora troppo spesso in maniera casuale o, peggio, in fase avanzata. “Accendere i riflettori sulla PBC significa trasformare una malattia rara e ‘invisibile’ in una realtà riconosciuta. Una diagnosi precoce non è solo un dato tecnico: è la chiave per imboccare subito la 'via maestra' e rallentare la progressione del danno epatico, garantendo una qualità di vita che, un tempo, era impensabile. Non vogliamo più che i pazienti debbano arrivare alla verità da 'autodidatti' dopo anni di percorsi accidentati”, prosegue Salvioni.

“Siamo profondamente consapevoli della sfida che i medici di medicina generale affrontano ogni giorno: con oltre 8.000 malattie rare censite, è umanamente impossibile pretendere che il medico di base sia esperto di ciascuna di esse; tuttavia, resta la nostra sentinella più preziosa ed è per questo che va sensibilizzato e aiutato a riconoscere quei 'piccoli segnali' della PBC che spesso passano inosservati. Un esempio concreto? Un rialzo anche lieve e costante di transaminasi e GGT deve accendere un campanello d'allarme. In questi casi, è fondamentale che il medico richieda il dosaggio della fosfatasi alcalina. È proprio in questo 'non detto' degli esami standard che spesso si nasconde l'inizio di una storia di PBC. Guardando al futuro, auspichiamo che la crescente digitalizzazione della sanità e l'implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico possano giocare un ruolo chiave. Immaginiamo un sistema in cui algoritmi intelligenti inviino un alert automatico al medico in presenza di parametri epatici alterati nel tempo, suggerendo accertamenti specifici. Questo supporto tecnologico, unito alla sensibilità clinica, potrebbe abbattere drasticamente i tempi di diagnosi, portando il paziente sulla via corretta molto prima di quanto accada oggi”, sottolinea il presidente di AMAF APS.

Il prossimo 21 febbraio, a Bari, l'Associazione promuoverà un momento di confronto che considera una pietra miliare del suo percorso: il convegno “La Cura”. Il titolo non è casuale; l'intento è quello di declinare la gestione delle malattie autoimmuni del fegato attraverso tre verbi fondamentali: accogliere, ascoltare e assistere. Nelle patologie croniche e rare come la PBC, infatti, la prescrizione di un farmaco è solo una parte del percorso, e l'obiettivo dell'evento è colmare il divario tra il dato clinico e l'esperienza vissuta.

Il convegno è strutturato in modo innovativo: è prevista una sessione mattutina, esperienziale, durante la quale i partecipanti, guidati dai volontari, metteranno al centro il sentire del paziente, le dinamiche psicologiche e i bisogni insoddisfatti che spesso non emergono in una normale visita medica. La sessione pomeridiana, interattiva, vedrà un dialogo 'orizzontale' con gli esperti. Non lezioni frontali, quindi, ma uno spazio aperto in cui le domande che i pazienti tengono chiuse nel cassetto diventino il cuore della discussione scientifica.

“Per noi di AMAF APS, “La Cura” significa trasformare la fragilità in consapevolezza condivisa. Vogliamo che il paziente passi da un ruolo passivo a quello di 'paziente informato e consapevole', capace di interfacciarsi con il clinico in modo efficace. Allo stesso tempo, offriamo ai medici l'opportunità unica di ascoltare la voce di chi vive la malattia, per comprendere quanto sintomi come il prurito o la fatigue impattino realmente sulla vita quotidiana”, conclude Salvioni. “Sostenere questo incontro significa credere in una sanità più umana, partecipata e, finalmente, centrata sulla persona”.

Recapiti
info@osservatoriomalattierare.it (Francesco Fuggetta)