Nel pieno del dibattito sulla riforma della professione di commercialista, ove taluni emendamenti in Commissione Giustizia puntano a ridurre le tutele per i professionisti della Legge 4/2013, giunge dall’Europa un segnale in controtendenza. L’Istituto Nazionale Tributaristi (INT) ha partecipato alla consultazione della Commissione UE sulla trasferibilità delle competenze, portando una posizione chiara: il sistema italiano delle professioni non regolamentate può essere un riferimento, un modello, per tutta l’Unione.
Trova le differenze. Un’Italia che discute per un’Europa che apre
Intanto che nei due rami del Parlamento nostrano si moltiplicano interpretazioni restrittive e letture parziali della giurisprudenza, Bruxelles lavora per rendere più semplice la mobilità dei professionisti. La consultazione europea, chiusa il 27 febbraio 2026, vuole uniformare criteri e strumenti per il riconoscimento delle competenze, anche nelle professioni non organizzate in ordini o collegi.
L’iniziativa, indicata dal MIMIT come strategica, mira a superare le barriere che ancora ostacolano l’ingresso dei professionisti nei diversi mercati nazionali.
Alemanno: standard comuni per competenze più chiare
Nel contributo inviato alla Commissione, il Presidente Riccardo Alemanno ha ribadito che l’Europa convive con modelli molto diversi: professioni regolamentate e non regolamentate coesistono spesso nello stesso settore, creando ostacoli alla libera circolazione. Un problema già evidenziato dalla Corte dei Conti europea, che ha segnalato come l’eccesso di regolamentazione limiti lo stabilimento dei professionisti.
Si guardi al modello italiano introdotto dalla Legge 4
Alemanno ha indicato una possibile via d’uscita: adottare strumenti comuni e digitali per attestare competenze e qualifiche. Soprattutto, guardare al modello italiano introdotto dalla Legge 4/2013, che prevede:
- attestati di qualità professionale rilasciati dalle associazioni;
- certificazioni UNI, come la UNI 11511/2020 per i tributaristi, autorizzate dai Ministeri competenti.
Secondo il Presidente INT un sistema simile, se adottato in modo uniforme nei Paesi unionali, garantirebbe controlli più rapidi, trasparenti e affidabili.
Una partita che riguarda migliaia di professionisti
Il confronto non è solo tecnico; esso investe il diritto di esercitare la propria attività senza barriere corporative e senza interpretazioni restrittive che rischiano di comprimere la concorrenza.
Mentre perciò qui si discute di limitare gli spazi delle professioni associative, l’Europa pare muoversi nella direzione opposta valorizzando le competenze reali, indipendentemente dall’appartenenza a un ordine.
Dir. Alessia Lupoi
Redazione redigo.info