Emendamenti alla riforma professionale: ANC in Italia, INT in Europa - redigo.info

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Gli emendamenti al disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, presentati in Commissione Giustizia della Camera, recepiscono in misura significativa le proposte avanzate in audizione dall’Associazione Nazionale Commercialisti (ANC), integrando nel testo numerosi punti qualificanti indicati dalle Associazioni.

L’Istituto Nazionale dei Tributaristi (INT), a sua volta, ha alimentato il confronto nel contesto internazionale, confermando la rilevanza come interlocutore tecnico nel processo legislativo.

Recepimento delle proposte ANC nel dibattito parlamentare

Gli emendamenti depositati in Parlamento riprendono in modo esteso i contenuti elaborati dall’ANC, con particolare riferimento ai profili di tutela dell’ordinamento professionale e alla definizione del perimetro delle competenze. Tra gli interventi più significativi figura la soppressione del riferimento alla legge 4/2013, da sempre indicata dall’Associazione come elemento critico per la chiarezza del sistema ordinistico e per la salvaguardia della funzione di garanzia svolta nell’interesse pubblico.

I punti di maggiore rilievo accolti negli emendamenti

Gli emendamenti presentati dalle diverse forze politiche mostrano un ampio allineamento con le osservazioni ANC. Tra gli aspetti più rilevanti:

  • rafforzamento dei Comitati Pari Opportunità, superando formulazioni generiche e rendendo più chiaro il ruolo istituzionale;
  • chiarimenti sull’esercizio della professione in forma associata, con definizione del perimetro e delle garanzie ordinistiche;
  • inserimento di un riferimento esplicito all’equo compenso, coerente con il quadro normativo vigente;
  • rispetto della quota generazionale e delle quote di genere, a tutela del ricambio e dell’equilibrio nella rappresentanza;
  • modalità di voto ancorate alla fonte primaria, evitando imposizioni tramite regolamenti o atti non legislativi;
  • presenza garantita degli Ordini territoriali in ogni circoscrizione, escludendo ipotesi di accorpamento o soppressione automatica;
  • limite dei due mandati, come presidio di equilibrio istituzionale;
  • approvazione del bilancio del Consiglio Nazionale da parte dell’Assemblea dei Presidenti, a garanzia di trasparenza e responsabilità;
  • incompatibilità con cariche pubbliche o incarichi di nomina politica, per rafforzare l’indipendenza della rappresentanza ordinistica;
  • disciplina delle specializzazioni, con apertura a nuove materie ma senza introdurre riserve di attività interne all’albo;
  • tirocinio integrato nei percorsi universitari, preservando però la qualità formativa.

Il ruolo dell’Associazione Nazionale Commercialisti

L’ANC esprime soddisfazione per l’attenzione ricevuta dal Legislatore, che ha riconosciuto la solidità tecnica delle proposte presentate. L’Associazione conferma il proprio impegno a seguire l’evoluzione del provvedimento e a contribuire al miglioramento del testo finale, nell’interesse della categoria e della professione.

Recepimento dei nodi INT nel dibattito in Europa

Ed intanto, la dichiarazione di Riccardo Alemanno, presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi (INT), si inserisce nel dibattito europeo sulla trasferibilità delle competenze, sulla mobilità dei professionisti e sulla necessità di strumenti uniformi per il riconoscimento delle qualifiche. Il suo intervento tocca nodi centrali già evidenziati anche da organismi europei, come la Corte dei Conti UE.

Il ruolo dell’Istituto Nazionale Tributaristi

Il punto chiave dell’intervento

Alemanno sostiene che l’eccesso di regolamentazione e la mancanza di modelli omogenei tra i Paesi europei ostacolano la libera circolazione dei professionisti. Questo vale specialmente nei settori in cui convivono professioni regolamentate – soggette a ordini, albi o autorizzazioni pubbliche – con professioni non regolamentate – prive di ordini ma spesso dotate di sistemi di attestazione privati o para-pubblici. Questa asimmetria genera barriere all’ingresso e rende difficile il riconoscimento delle competenze tra Paesi membri. Il Presidente richiama una criticità già segnalata dalla Corte dei Conti UE: quell’eccesso di regolamentazione può ostacolare lo stabilimento dei professionisti in altri Paesi dell’Unione. Il problema non è solo normativo, é anche operativo: sistemi di riconoscimento frammentati, procedure lente, scarsa interoperabilità digitale.

Il modello italiano: Legge 4/2013 e certificazioni UNI

Alemanno porta l’esempio italiano come possibile buona pratica per le professioni non regolamentate. Le due tipologie di attestazioni previste dalla L. 4/2013 sono l’attestato di qualità e qualificazione professionale, rilasciato dall’associazione professionale di appartenenza, e la certificazione UNI, rilasciata da organismi accreditati secondo norme tecniche specifiche. L’esempio citato è l’UNI 11511:2020, che definisce i requisiti del tributarista operante ai sensi della Legge 4/2013.

Queste certificazioni vengono rilasciate previa autorizzazione dei Ministeri competenti; hanno, quindi, una valenza para-pubblica e un livello di affidabilità superiore rispetto a semplici attestazioni associative.

La proposta: un modello europeo uniforme

Alemanno suggerisce che l’adozione uniforme di certificazioni analoghe in tutta l’Unione:

  • faccia più rapido il controllo delle qualifiche professionali;
  • aumenti la trasparenza delle competenze;
  • faciliti lo stabilimento dei professionisti in altri Paesi;
  • riduca gli ostacoli derivanti dalla frammentazione normativa.

In buona sostanza, egli propone un ecosistema europeo di attestazione delle competenze basato su standard tecnici condivisi e interoperabili.

Perché il tema è strategico?

Per urgenza. La digitalizzazione dei sistemi di riconoscimento – come European Digital Identity Wallet, Europass, Micro-credentials – rende, infatti, pressante definire:

  • standard comuni;
  • criteri di qualità;
  • strumenti verificabili e digitalmente interoperabili.

Le certificazioni UNI e gli attestati L. 4/2013 vengono perciò presentati come un modello già funzionante, che potrebbe essere esteso o armonizzato a livello europeo.

Redazione redigo.info

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