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I semi non si salvano da soli: hanno bisogno di chi li recuperi, custodisca e se ne prenda cura. Così la rete Slow Mays celebra i propri custodi di biodiversità

Ad Arcevia, tra le colline dell’entroterra di Ancona, c’è un mais dal colore rosso intenso che per anni ha rischiato di diventare solo un ricordo. Si chiama ottofile di Roccacontrada e deve il suo nome alla particolare disposizione delle cariossidi, cioè i chicchi, che si accoppiano sulla spiga formando otto file.

Usata e apprezzata nelle preparazioni locali e in particolare nella cucina povera, questa coltura era stata progressivamente abbandonata nel corso degli anni, in seguito all’avvento delle varietà ibride, più produttive e più facili da coltivare. A salvarla è stata la determinazione di una persona che ha scelto di investire il proprio tempo e la propria passione per restituire al territorio il suo seme più identitario. Un lavoro portato avanti senza interessi personali, se non quello di tutelare la biodiversità e farsene custode.

Alfiero Verdini è scomparso circa un mese fa, ma il solco tracciato è ben profondo: per questo la rete Slow Mays vuole dedicargli un riconoscimento speciale, omaggiando il lavoro di valorizzazione del mais ottofile e di promozione della rete dei custodi delle varietà di mais a impollinazione libera. 

Facciamo un passo indietro…

Dal colore rosso intenso, il mais ottofile è caratterizzato dalla particolare disposizione delle cariossidi, cioè i chicchi, che si accoppiano sulla spiga formando otto file – da qui il nome della varietà. Usata e apprezzata nelle preparazioni locali e in particolare nella cucina povera, questa coltura era stata progressivamente abbandonata nel corso degli anni, in seguito all’avvento delle varietà ibride, più produttive e più facili da coltivare.

Il progetto di recupero inizia circa vent’anni fa grazie alla disponibilità di un gruppo di agricoltori locali e allo spirito di iniziativa di Alfiero, che di mestiere fa tutt’altro, ma ha a cuore preservare la memoria contadina del suo territorio. Alfiero ha l’intuizione di valorizzare il territorio attraverso il recupero di un prodotto identitario, il mais, ancora presente in alcune coltivazioni familiari. Si fa quindi ambasciatore del suo recupero, fino a promuoverne l’iscrizione nell’Arca del Gusto di Slow Food

Non mancano le difficoltà – la resa è inferiore rispetto alle varietà ibride, i terreni della zona sono argillosi e senza irrigazione, la presenza dei cinghiali compromette il raccolto – ma negli anni si riesce a creare un circuito di valorizzazione del prodotto, anche grazie al sapore molto gustoso e intenso e alle eccellenti qualità organolettiche.

Fare rete per tutelare la biodiversità

A sancire ulteriormente il ritorno del mais ottofile nel suo territorio è “Una domenica andando a polenta”, l’appuntamento annuale che dal 2006 Arcevia dedica al suo prodotto identitario con visite guidate, incontri, degustazioni e menù speciali a base di polenta proposti dai ristoratori locali, accogliendo migliaia di visitatori.

È proprio durante l’edizione del 2015 che muove i primi passi la rete Slow Mays: Alfiero raduna nella sua città i custodi dei mais antichi a libera impollinazione provenienti da altri luoghi d’Italia, per applicare il concetto che gli era più caro: costruire rete per preservare insieme la biodiversità dei mais

Oggi l’esempio di Alfiero è quanto mai attuale: è necessario ragionare in funzione di comunità. Se non ci fossero stati i custodi, persone che pur facendo tutt’altro hanno avuto un ruolo fondamentale per tutelare la biodiversità locale, i produttori non avrebbero avuto il sostegno necessario per andare avanti. 

Alcuni rappresentanti di Slow Mays a Cheese 2025

Appuntamento ad Arcevia, nel segno del ricordo

Per omaggiare queste figure, la comunità Slow Mays ha deciso di riconoscere un attestato di benemerenza a coloro che hanno contribuito in modo significativo alla nascita e alla crescita della rete. «Il primo a riceverlo ー spiega Loris Caretto, referente della rete ー sarebbe stato proprio Alfiero durante il raduno nazionale della rete previsto ad Arcevia sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo, in occasione della ventesima edizione di “Una domenica andando a polenta”, ma lo consegneremo lo stesso in sua memoria». 

Così nel solco della memoria di Alfiero, e con lo stesso spirito propulsore verso il futuro, si svolgeranno le attività della rete nella due giorni: il raduno del sabato e il convegno, aperto a tutti, in programma domenica mattina sul tema “I mays d’Oro d’Italia”, dove agricoltori custodi, tecnici, trasformatori e rappresentanti delle comunità Slow Mays si confronteranno sul valore dei mais tradizionali per lo sviluppo territoriale.

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