Tre quote distinte della stessa imposta, tre meccanismi diversi, una stessa idea di fondo: il contribuente può decidere a chi va una parte delle proprie tasse. Una guida essenziale per capire come funzionano i tre strumenti più importanti di partecipazione fiscale degli italiani.
Ogni anno milioni di italiani si trovano davanti a una serie di caselle nella dichiarazione dei redditi. Il 5 per mille e l’8 per mille sono la stessa cosa? Cambia qualcosa firmare nell’una o nell’altra? Si possono scegliere entrambe? Sono domande legittime, perché il sistema italiano della destinazione volontaria dell’imposta non è semplice. Si tratta di tre strumenti diversi, il 5 per mille, il 2 per mille e l’8 per mille, nati in momenti diversi, con regole e finalità proprie. Quello che li accomuna è un principio: ciascuno permette al contribuente di indicare a chi destinare una piccola quota della propria IRPEF, che altrimenti rimane allo Stato. Le tre quote sono distinte e cumulabili: si possono firmare tutte e tre, una o due soltanto, oppure nessuna.
Non si tratta tecnicamente di una donazione. È un atto di indirizzo fiscale: il contribuente individua un destinatario all’interno delle categorie previste dalla legge, e lo Stato è tenuto a riconoscere la scelta, trasferendo la quota corrispondente. Per il contribuente non c’è alcun onere aggiuntivo: la destinazione opera all’interno dell’imposta già dovuta, non in aggiunta. Per i destinatari, il valore complessivo di queste scelte costituisce ogni anno una risorsa di rilievo, in molti casi decisiva per il funzionamento ordinario dell’attività.
Questa guida è curata dall’Osservatorio ASSIF sul 5, 2 e 8 per mille, struttura permanente di ASSIF dedicata all’analisi, alla ricerca e all’advocacy sui meccanismi di destinazione volontaria dell’imposta.
L’8 per mille: il più antico
L’8 per mille è stato il primo dei tre a essere introdotto, nel 1985, in attuazione dell’Accordo di Villa Madama del 1984 tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede. La sua funzione originaria era sostituire la cosiddetta congrua, il finanziamento diretto che lo Stato versava al clero della Chiesa Cattolica. Da allora il sistema è stato esteso anche ad altre confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa con lo Stato italiano.
L’8 per mille riguarda lo 0,8% del gettito IRPEF e può essere destinato allo Stato, per finalità di interesse sociale o umanitario, oppure a una delle confessioni religiose riconosciute. La scelta si esprime apponendo una firma nella casella corrispondente al destinatario. Due peculiarità lo distinguono dal 5 e dal 2 per mille. La prima: non esiste un tetto di spesa, e tutte le somme destinate vengono effettivamente erogate ai destinatari indicati. La seconda: la quota dei contribuenti che non esprimono alcuna scelta viene comunque ripartita tra i destinatari, in proporzione alle scelte espresse da chi ha firmato.
Il 5 per mille: lo strumento del Terzo Settore
Il 5 per mille è stato introdotto vent’anni dopo l’8 per mille, dalla Legge Finanziaria per il 2006, in via sperimentale, e reso strutturale dal Decreto Legislativo 111 del 2017. Risponde a un’idea precisa: dare ai cittadini la possibilità di indirizzare una parte delle proprie tasse direttamente verso il Terzo Settore, la ricerca scientifica, la cultura, lo sport dilettantistico, le proprie comunità locali.
Riguarda lo 0,5% del gettito IRPEF e può essere destinato a sette categorie di beneficiari: gli enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, la ricerca scientifica e l’università, la ricerca sanitaria, le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI, gli enti che tutelano e promuovono i beni culturali e paesaggistici, gli enti gestori delle aree protette, il sostegno delle attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente.
Diversamente dall’8 per mille, qui la scelta è specifica: si firma nel riquadro della categoria scelta, e si indica il codice fiscale dell’ente che si vuole sostenere. Se la firma c’è ma manca il codice fiscale, la quota viene ripartita proporzionalmente tra tutti gli enti della categoria. Due le differenze importanti con l’8 per mille. La prima: la quota di chi non esprime alcuna scelta resta allo Stato; non c’è il meccanismo di ripartizione automatica tra i destinatari che esiste per l’8 per mille. La seconda: c’è un tetto di spesa, stabilito ogni anno dalla legge di bilancio dello Stato; se l’ammontare complessivo delle destinazioni dei contribuenti supera il tetto, l’importo eccedente non viene erogato e rimane allo Stato.
Il 2 per mille ai partiti politici
Il 2 per mille ai partiti politici è stato introdotto nel 2014, in sostituzione del precedente sistema di rimborso elettorale. È destinato ai partiti iscritti al Registro nazionale dei partiti politici riconosciuti come tali ai fini della normativa sul 2 per mille. Riguarda lo 0,2% del gettito IRPEF. La scelta è specifica: il contribuente firma nella casella corrispondente e indica il codice del partito destinatario. Come per il 5 per mille, esiste un tetto di spesa annuale, e la quota di chi non esprime alcuna scelta resta nelle casse dello Stato.
Il 2 per mille alle associazioni culturali
Il 2 per mille alle associazioni culturali è stato introdotto in via sperimentale nel 2016, con l’articolo 1, comma 985, della legge 208/2015. Avrebbe dovuto consentire ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF alle associazioni culturali iscritte in un apposito elenco tenuto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo strumento, tuttavia, non è mai stato reso strutturale: dopo un primo periodo sperimentale è stato attivato in modo discontinuo e attualmente non è in vigore.
Per orientarsi: cosa cambia tra i tre
Le differenze chiave si riassumono così. L’8 per mille riguarda Stato e confessioni religiose, non ha tetto di spesa, ripartisce comunque la quota di chi non sceglie. Il 5 per mille riguarda il Terzo Settore in senso ampio, ha un tetto di spesa, la quota di chi non sceglie resta allo Stato. Il 2 per mille ai partiti politici ha un tetto di spesa, la quota di chi non sceglie resta allo Stato. Il 2 per mille alle associazioni culturali, infine, è uno strumento sperimentale non strutturale, attualmente non attivo.
Come si fa, concretamente
Esprimere la scelta è più semplice di quanto possa sembrare. Chi presenta il modello 730 trova le caselle per il 5, il 2 e l’8 per mille all’interno del modello 730-1, la scheda dedicata. Si compila apponendo la firma nel riquadro corrispondente al destinatario prescelto e, per il 5 e il 2 per mille, indicando il codice fiscale dell’ente o del partito specifico. Chi presenta il Modello Redditi Persone Fisiche trova la sezione equivalente all’interno del proprio modello dichiarativo.
Chi non è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi — è il caso, per esempio, di molti pensionati che ricevono solo la pensione INPS — può comunque destinare le tre quote tramite la scheda allegata alla Certificazione Unica. La scheda va compilata, inserita in una busta chiusa con la dicitura indicata dall’Agenzia, e consegnata gratuitamente a un ufficio postale, a un Caf, a un commercialista o a un professionista abilitato. In alternativa, si può trasmettere attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
Le scadenze sono quelle previste per la presentazione della dichiarazione dei redditi. È sempre buona norma verificare le date aggiornate sul sito istituzionale www.agenziaentrate.gov.it.
Una firma è anche una forma di partecipazione
Vista da vicino, la destinazione del 5, del 2 e dell’8 per mille è qualcosa di più di un dettaglio fiscale. È uno dei pochi momenti in cui il cittadino italiano può esercitare un controllo diretto sulla destinazione di una parte delle proprie risorse pubbliche. Lo Stato riceve un’indicazione vincolante: questa quota va a quel destinatario, perché così ho scelto.
È, per molti versi, una forma di cittadinanza attiva applicata alla fiscalità. Un esercizio piccolo ma reale di responsabilità: decidere che una parte delle proprie tasse — tasse che in ogni caso vanno pagate — non rimanga indistinta nel bilancio generale dello Stato, ma raggiunga qualcosa di specifico che si conosce, in cui si crede, di cui si riconosce il valore. Per questo l’attenzione a questi strumenti, alle loro regole, al loro funzionamento concreto, riguarda tutti i contribuenti. Non solo gli enti che ne beneficiano. Non solo gli addetti ai lavori.
Per saperne di più
Il 5, il 2 e l’8 per mille sono al centro di un dibattito pubblico che riguarda milioni di cittadini e migliaia di enti. L’Osservatorio ASSIF sul 5, 2 e 8 per mille pubblica analisi, dati, dossier e approfondimenti su come funzionano questi strumenti, su quanto producono ogni anno, su come potrebbero funzionare meglio.
Tutti i materiali sono consultabili gratuitamente su osservatorio.assif.it.
Articolo a cura dell’Osservatorio ASSIF sul 5, 2 e 8 per mille