Il 5 per mille funziona, e i dati lo dimostrano. Ma presenta nodi strutturali che ne limitano l’efficacia. Le proposte dell’Osservatorio ASSIF per superarli.
L’Osservatorio ASSIF sul 5, 2 e 8 per mille avanza cinque proposte concrete per superare i nodi strutturali del sistema italiano della partecipazione fiscale. Sono proposte rivolte al Parlamento, al Governo e a tutte le forze politiche, perché il rinnovamento di uno strumento che riguarda milioni di cittadini e migliaia di organizzazioni entri stabilmente nell’agenda istituzionale.
Il sistema italiano della destinazione volontaria dell’imposta è oggi uno dei più articolati d’Europa. Tra 5, 2 e 8 per mille, ogni anno oltre 20 milioni di contribuenti italiani esprimono una scelta che vincola lo Stato a trasferire risorse al Terzo Settore, alla ricerca, alle confessioni religiose, ai partiti politici, alle associazioni culturali e sportive. Il 5 per mille, in particolare, nel 2026 raggiunge vent’anni di vita e proprio nell’anno fiscale 2024 ha registrato i suoi record storici: 17.964.126 firme, 42,2% di contribuenti destinanti, 96.593 enti ammessi al riparto.
Sono numeri che raccontano una storia di successo. Ma raccontano anche, in trasparenza, qualcosa di meno celebrativo: a fronte di una crescente partecipazione, il sistema mostra nodi strutturali che ne limitano la portata, riducono il valore delle scelte espresse dai contribuenti e frenano lo sviluppo di un meccanismo che potrebbe esprimere molto più di quanto oggi non esprima.
Le cinque proposte sono il frutto del lavoro che ASSIF porta avanti sui temi della sussidiarietà fiscale da oltre dieci anni, prima attraverso il Tavolo 5×1000 attivo dal 2017 e oggi attraverso l’Osservatorio. Sono costruite sui dati raccolti in questi anni e sul confronto sistematico con i modelli europei più avanzati.
1. Superare il tetto di spesa del 5 per mille
Il tetto di spesa, previsto dall’articolo 1, comma 154, della legge 190/2014, è un limite annuale entro cui devono restare le somme effettivamente erogate per il 5 per mille, indipendentemente da quanto i contribuenti scelgano di destinare. Ogni volta che le scelte espresse superano la soglia fissata per legge, la quota eccedente non raggiunge gli enti indicati. Nel solo 2024 sono stati 79 milioni di euro; sommando l’extra-tetto dal 2006 a oggi si arriva a oltre 560 milioni. Nell’anno fiscale 2024 il valore reale di ogni firma è sceso da 5 a 4,3 per mille, e ogni ente ha dovuto considerare una mancata erogazione nell’ordine del 15%.
Il confronto europeo è eloquente: l’Italia è l’unico Paese del campione che mantiene un tetto rigido alla spesa per la destinazione del 5 per mille. Il tetto è una scelta politica, non una necessità tecnica. L’Osservatorio chiede l’eliminazione del limite, oppure un meccanismo automatico di adeguamento alle scelte effettive dei contribuenti.
2. Rafforzare la relazione tra enti e contribuenti
Oggi gli enti che ricevono il 5 per mille dispongono esclusivamente di dati aggregati sui contribuenti che li hanno scelti. Sanno quante firme hanno ricevuto, ma non sanno chi le ha espresse. Questo limita la possibilità di restituire l’impatto delle scelte e di costruire una relazione di fiducia continuativa con i sostenitori. La destinazione fiscale resta così un atto isolato.
L’Osservatorio chiede di rafforzare questa relazione nel pieno rispetto della normativa sulla privacy. Uno spunto interessante viene dal modello slovacco, che consente al contribuente di comunicare facoltativamente alla organizzazione destinataria nome e indirizzo, senza l’importo: una soluzione bilanciata, che apre alla relazione preservando la riservatezza.
3. Stabilizzare il 2 per mille alla cultura
Il 2 per mille alle associazioni culturali, introdotto nel 2016 in via sperimentale, è stato attivato in modo discontinuo, senza diventare strutturale. Le associazioni culturali italiane non possono fare affidamento su una norma stabile. Per un Paese che ha nella cultura uno dei suoi tratti identitari fondamentali, la mancata stabilizzazione di uno strumento dedicato è una contraddizione.
L’Osservatorio chiede di riaprire la riflessione sulla reintroduzione stabile del 2 per mille alla cultura, perché diventi una leva ordinaria di sostegno alla produzione culturale e alla partecipazione civica.
4. Aprire la sussidiarietà fiscale alle imprese
In Italia soltanto le persone fisiche possono destinare una quota della propria imposta a finalità di interesse sociale. Le imprese sono escluse. In Spagna e Slovacchia, invece, anche le persone giuridiche partecipano al sistema. L’esperienza spagnola della Casilla Empresa Solidaria è eloquente: nel 2024 le imprese spagnole hanno destinato 84 milioni di euro al Terzo Settore, con un incremento del 610% rispetto al 2019.
L’Osservatorio chiede di valutare l’introduzione di strumenti di sussidiarietà fiscale rivolti anche alle imprese, sull’esempio dei modelli europei più avanzati: una scelta che potrebbe mobilitare risorse aggiuntive significative per il Terzo Settore italiano senza nuovi oneri per i bilanci pubblici.
5. Sostenere lo sviluppo del fundraising
Oltre 13.000 enti — il 13,5% di quelli ammessi al riparto — non ricevono nemmeno una firma. E cresce del 21% il numero di enti che raccolgono meno di 100 euro. Sono dati che segnalano una difficoltà strutturale di una parte consistente del Terzo Settore italiano a comunicare la propria missione e a costruire relazioni con i sostenitori.
L’Osservatorio chiede politiche pubbliche di sostegno al fundraising, alla formazione professionale e alla cultura della donazione. Una richiesta concreta riguarda la possibilità per gli enti beneficiari di destinare una quota parte delle somme ricevute alla promozione della campagna del 5 per mille: una scelta che permetterebbe una migliore integrazione tra la comunicazione dello strumento e le attività di fundraising complessive dell’organizzazione, in un approccio più strategico e meno frammentato. Investire nel fundraising è investire nel sistema, perché lo strumento del 5 per mille non resti appannaggio di un numero ristretto di organizzazioni più strutturate, ma diventi davvero una leva diffusa di sostegno al Terzo Settore in tutta la sua articolazione.
Una visione di sistema
Le cinque proposte non sono richieste isolate. Sono parti coerenti di una visione organica del sistema italiano della partecipazione fiscale, costruita sui dati raccolti dall’Osservatorio nei suoi quasi dieci anni di attività e sul confronto sistematico con i modelli europei più avanzati.
Non sono proposte rinviabili. A una partecipazione che ogni anno tocca nuovi record corrisponde un’erogazione bloccata, una relazione tra enti e contribuenti che resta muta, una platea di beneficiari che si frammenta. Ogni anno in cui questo divario si amplia è un anno in cui la fiducia dei cittadini nello strumento si erode, e con essa la fiducia più ampia nella capacità delle istituzioni di ascoltare e rispettare le scelte di chi le finanzia.
I dati ci sono. Il confronto europeo offre i benchmark. La consapevolezza dei cittadini cresce ogni anno. Quello che manca è una decisione politica, che ogni anno di rinvio rende più costosa: in termini di risorse non erogate, di partecipazione che si raffredda, di credibilità che si consuma. L’Osservatorio mette a disposizione il proprio quadro analitico e le proprie proposte per accompagnare il dibattito istituzionale sul rinnovamento degli strumenti di destinazione volontaria dell’imposta.
Per chi vuole essere parte di questo lavoro
Il rinnovamento del 5 per mille e degli altri strumenti di partecipazione fiscale riguarda istituzioni, organizzazioni del Terzo Settore, mondo della ricerca, imprese, professionisti del fundraising. L’Osservatorio è uno spazio aperto a chi vuole contribuirvi con dati, esperienze e prospettive.
Per conoscere il lavoro dell’Osservatorio, accedere ai materiali pubblicati e proporre collaborazioni: osservatorio.assif.it
Articolo a cura dell’Osservatorio ASSIF sul 5, 2 e 8 per mille