Roma (NEV), 20 maggio 2026 – «Libertà religiosa da una parte, politiche illiberali dall’altra: ecco la grande contraddizione degli USA di oggi».
Così il politologo Paolo Naso sintetizza uno dei nodi cruciali emersi durante la presentazione del suo libro “Dio benedica l’America. Il fondamentalismo cristiano dai creazionisti a Donald Trump” (edito da Claudiana), tenutasi lo scorso 4 maggio presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza Università di Roma.
L’incontro, moderato dalla professoressa di Scienza politica Ilaria Valenzi, ha visto il coinvolgimento di Alessandro Saggioro, direttore del dipartimento di Storia, antropologia, religioni, arte, spettacolo (SARAS); Umberto Gentiloni, professore ordinario di storia contemporanea; e Gaetano Lettieri, professore di Storia del cristianesimo e delle chiese. Dal confronto tra i docenti è emersa una radiografia accurata delle trasformazioni dello spazio pubblico statunitense, ridefinendo il delicato legame tra fede e potere.
Parte di queste riflessioni, che ha ispirato l’intervista all’autore, è consultabile integralmente nel documento disponibile in allegato: Il paradosso americano_tra libertà religiosa e spinte illiberali.
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A cura di Naomi Cino
Professor Naso, in che punto si interrompe il passaggio tra l’America descritta da Tocqueville – in cui la democrazia, attraverso la religione, sembrava riuscire ad arginare l’eccessivo individualismo – e quella di Trump?
L’aristocratico francese Alexis de Tocqueville viaggia per gli Stati Uniti del 1830 e pubblica l’ultima versione del suo celebre “Viaggio in America” nel 1840. Sono gli anni ruggenti dell’espansione verso Ovest, quelli in cui si teorizzava il “destino manifesto” di un paese destinato ad allargarsi e a conquistare obiettivi mai raggiunti. Al tempo, la popolazione americana era di poco meno di 13 milioni di abitanti distribuiti in un territorio che ancora escludeva stati come la California, il Texas, il Nevada. Una sparuta popolazione in un territorio in larga misura ancora da colonizzare. Le chiese protestanti, battiste e metodiste per prime, furono tra le “istituzioni” più organizzate nel seguire questo flusso, partecipando alla “conquista dell’Ovest”. È quindi naturale che a un francese di buona famiglia, la “frontiera” apparisse un deserto popolato da personaggi determinati quanto individualisti che avevano pochi punti di riferimento e di aggregazione, e tra questi spiccavano le chiese. La considerazione del de Tocqueville aveva un suo fondamento sociologico, più che antropologico.
Detto questo, è corretto affermare che l’americano si percepisce soprattutto come un individuo e non escluderei che questo abbia a che fare anche con una concezione individuale della vocazione, della fede e delle responsabilità che ne derivano.
Ma in tanti passaggi della storia americana questo individualismo ha generato grandi movimenti collettivi: pensiamo al civil rights movement degli anni ’50 e ‘60. Ciò che il viaggiatore francese non poteva vedere, insomma, è che nella storia si è affermato anche un “individualismo democratico”, una corrente di pensiero che ha avuto una grande importanza nella storia culturale americana: per il filosofo e pedagogista John Dewey, ad esempio, la democrazia non è un principio astratto ma è un valore interiorizzato, una bussola morale alla quale non è estraneo un sentimento anche religioso che si esprime in un costante equilibrio tra individuo e democrazia.
Il cristianesimo liberale è in crisi? E se sì, perché?
Risposta difficile. Le grandi chiese storiche degli USA, nel linguaggio corrente definite mainline, perdono costantemente membri e consensi. Le loro battaglie per le libertà civili, il diritto all’interruzione della gravidanza, l’attenzione alle questioni di genere e al movimento LGBTQ+, l’impegno per l’ambiente e la pace non sono comprese da vasti settori del mondo evangelical, spesso composto da fasce sociali che vivono un drammatico declino economico. Al di là dei grandi magnati e dei superpagati telepredicatori, il popolo evangelical è composto da americani poveri o impoveriti, concentrati più sui loro bisogni essenziali e sul dramma di quello che loro percepiscono come il declino anche morale dell’America: minori risorse economiche, incertezza sul futuro lavorativo, violenza diffusa, famiglie sempre più fragili, sono problemi che la propaganda della Destra religiosa ha efficacemente attribuito ai liberal, alle femministe, ai gay, agli ecologisti, alle minoranze etniche e agli immigrati, accusati di aver corrotto l’anima americana.
Da qui la suggestione del programma MAGA: fare l’America di nuovo grande, restaurando la famiglia tradizionale, celebrando e istituzionalizzando i valori cristiani, proponendo una religiosità rassicurante, che restituisce dignità, conforto, speranza. Di fronte alla rivoluzione culturale proposta dalla destra religiosa, le chiese storiche non hanno saputo reagire così come, sul piano politico, il Partito democratico non ha trovato argomenti e candidati utili a contrastare questa visione del nazionalismo cristiano.
In merito alla riflessione richiamata dal professor Alessandro Saggioro (direttore del dipartimento SARAS) sugli Stati Uniti come ‘uno Stato religioso libero dentro uno Stato laico non libero’, quali fattori spiegano, secondo lei, questo fenomeno?
La formula, in termini evidentemente provocatori, evidenzia un paradosso dell’America trumpiana. Sin dalla loro origine, gli USA hanno affermato il principio della più ampia libertà religiosa, consacrata dal I emendamento della Costituzione, che afferma la separazione tra lo Stato e le confessioni religiose e la libertà di credo. Ma attenzione, il primo emendamento tutela anche una serie di civil liberties: “la libertà di parola, o della stampa; il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea e di fare petizioni al governo per la riparazione dei torti”. Oggi – ecco il paradosso – queste libertà sono a rischio: pensiamo alla repressione dei movimenti che si oppongono alla brutalità delle politiche migratorie e dell’operato dell’ICE, all’ingerenza governativa nella vita dei campus universitari dove si sono svolte manifestazioni pro-pal, alle accuse frontali di faziosità ai grandi quotidiani liberal e persino al condizionamento della magistratura. Libertà religiosa da una parte, politiche illiberali dall’altra: ecco la grande contraddizione degli USA di oggi.
In che modo la religione può diventare uno strumento di legittimazione del potere politico, intesa come verità assoluta e non interpretabile?
Trump e la sua squadra di governo usano ed abusano dei riferimenti religiosi: la Bibbia citata a sproposito, magari confondendola con le battute di un film; i predicatori benedicenti il Presidente; Trump stesso travestito da Messia o da Mosè, esponenti dell’Amministrazione spiegano al papa la teologia della “guerra giusta”. Ma se l’eccezionale tradizione religiosa cristiana degli USA viene avvilita in un circo Barnum, goffo e volgare, è perché almeno sin qui ha raccolto consensi anche elettorali, soprattutto tra i maschi, bianchi, che frequentano una chiesa di matrice fondamentalista.
Riprendendo gli interrogativi di Lettieri, professore di Storia del cristianesimo e delle chiese: in che modo, nel protestantesimo, la coesistenza tra libertà interpretativa e ricerca di una verità assoluta può favorire l’emergere di derive fondamentaliste?
La centralità della Parola è la grande virtù del protestantesimo, il suo talento all’interno della comunità cristiana. È quindi possibile e plausibile che la Bibbia venga letta e commentata con chiavi diverse. In questo senso il fondamentalismo è una variabile “legittima” della storia del protestantesimo; ma non lo è l’uso strumentale della Bibbia, la sua riduzione a manuale morale o geopolitico come fanno i teologi del sionismo cristiano; o il suo utilizzo per celebrare ricchezza e potere come fanno i teologi del Vangelo della prosperità. Non sono un teologo e quindi non mi esprimo nel merito di queste teologie, ma chiunque può rilevare che propongono una prospettiva interpretativa centrata sulla guerra, il nemico, la ricchezza, il potere. E chiunque può e deve interrogarsi se siano questi i temi al centro della fede cristiana.