Ciao Carlin.
Carlin se n’e andato nella sua casa con molta eleganza. La morte è solo un ostacolo che si può superare con molta eleganza. Il suo è stato un tocco di leggerezza, un andare sempre all’essenza delle nostre relazioni e soprattutto un installare una buona dose di fiducia, un trovare luce e speranza anche nei momenti più difficili.
Abbiamo toccato con mano con Carlin un invito a sollevare lo sguardo, come un piccolo esercizio quotidiano di umanità, un’umanità di cui abbiamo bisogno più che mai perché nel nostro paese e non solo c’è una grande emorragia di umanità.
Non accettava né la ragione né le mezze parole, né le troppe prudenze. Recentemente aveva detto che bisogna dire che era in atto un genocidio: chiamare per nome le cose è importante, fondamentale, come la necessità di parlare di ecocidio in corso sulla terra quando il nostro pianeta viene distrutto, inquinato e mortificato.
Carlin ha sempre avuto uno sguardo di umanità per quanti avevano bisogno di uno sguardo accogliente. Ha sintetizzato una visione dell’ecologia integrale come una cornice di vita, di senso, necessaria a tutti, nessuno escluso: la gioia di poter credere a un cambiamento rivoluzionario e in una nuova umanità. Ora tocca noi continuare, è stato un’àncora, ma ci chiede di essere un ancòra.
È stato grande nel promuovere la sacralità del cibo, ha sempre difeso la sacralità della vita, la liberta e la dignità della vita, contro tutti i suoi abusi.
Quando vediamo cose che non vanno bene non si può tacere: ci ha insegnato che ci sono momenti in cui tacere diventa una colpa, e parlare diventa obbligo morale, una responsabilità civile, un imperativo etico. Quando vediamo cose che non vanno bene non dobbiamo ne possiamo tacere.
Il suo amore per i frutti del creato, per il cibo come sano nutrimento non solo del corpo ma dell’anima e dei rapporti tra le persone, ha qualcosa di intrinsecamente spirituale: lui era di profonda spiritualità, una spiritualità laica che spinge a farsi custode della dignità altrui e così manifestare la sua bellezza.
Due giorni prima di lasciarci mi ha sussurrato le sue ultime parole, eravamo lui, io e sua sorella. ho visto le sue lacrime, ha visto le mie lacrime, ha fatto un cenno e ci siamo abbassati a sentire le sue parole, era un filo di voce ma hanno avuto una forza e una potenza impressionante. Mi ha detto “Ti prego, prega per me, perché sto morendo”. Ho pregato per lui. Il mio pensiero e la mia preghiera vanno a lui e a quanti raccolgono la sua eredità, quel suo potente messaggio, e cioè che ogni gesto quotidiano, dalla scelta di ciò che mangiamo a come trattiamo chi produce cibo, diventa un atto di resistenza e di costruzione collettiva.
Solo attraverso una dedizione ostinata e una concretezza contadina è possibile seminare giustizia, una giustizia della pace. Erano parole che sentiva profondamente: seminare giustizia in un mondo che sembra aver smarrito il senso del limite è il valore fondamentale della cura.
Cerchiamo il nostro Carlin nella vita. Carlin è nelle persone che lui ha amato, in chi ama, negli amici più stretti, nei compagni. È lì, in Arcigola, in Slow Food, in Terra Madre, nell’Università di Scienze Gastronomiche, nel movimento Laudato Sii, nella sua città di Bra, e in tutti voi che siete venuti a salutarlo.
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele
Qui la biografia di Carlo Petrini
In sua memoria è stata istituita la raccolta fondi su due progetti simbolo della sua eredità: gli Orti in Africa e le borse di studio per gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo