Rimarrà nella memoria tra i grandi nomi che ci hanno dato speranza e forza: le parole di Moni Ovadia dedicate a Carlo Petrini

Ho conosciuto Carlin 55 anni fa, è stata una folgorazione da subito.

Eppure non era l’uomo così incredibile che è diventato. Di lui si potrebbe dire Ecce Homo, tanta era la sua vastità. Quando l’ho conosciuto io eravamo nella stagione in cui credevamo fortemente nella rivoluzione, a una possibilità di trasformare il mondo, lui allora si dedicava a una radio libera, Radio Bra Onde Rosse.

Eravamo compagni, animati da una passione smisurata per la giustizia sociale, per l’uguaglianza. Però la cosa che ci capitava era di ridere a crepapelle, Carlin insieme al suo gruppo di sbandati erano capaci di inventare zingarate da ogni cosa, io sono debitore di serate a Carlin e ai suoi primi alfieri, Azio Citi e Giovanni Ravinale: non ho mai riso tanto come quando ero con loro, con le loro balordaggini.

Carlin aveva un che di divino: parlava e creava, diceva facciamo questo e si faceva. C’era qualcosa di miracoloso, credo sia nato in una speciale congiunzione astrale che temo purtroppo non si ripeterà per qualche centinaio di anni. E tutto questo nella più totale semplicità. Carlin ripeteva spesso una frase di sua mamma, ed era un semino di quanto ti devi impegnare, ‘poc l’è poc, nient l’è trop poc’. Carlin progettava parlando e tutto si realizzava.

Noi della mia generazione abbiamo sognato tanto la rivoluzione, Carlin ha fatto un’immensa rivoluzione. Ci ha insegnato che le rivoluzioni si possono fare, non sono un’utopia velleitaria e basta. Certo bisogna essere grandi rivoluzionari, e Carlin lo è stato. Ha unito l’essere umano al cibo che lo nutre per fargli capire che l’atto di nutrirsi è un atto rivoluzionario in sé. Ha unito il cibo che si mangia a quelli che lo producono perché hanno un legame benedetto con la terra, non sono come quelli che purtroppo ancora dominano, gli speculatori che fanno del cibo una fonte di profitto e lo avvelenano pur di incrementare i loro profitti.
Carlin è stato un patriarca che fonda una via per indicare un cammino che porta alla redenzione dalle brutture, dalle violenze e dagli odi.

Quando penso ai grandi governanti del mondo mi viene da fare questa riflessione: che omuncoli che sono, rispetto a questo titano. Con lui molti di noi hanno scoperto questa terra straordinaria, la Langa. Questa terra ha nutrito Carlin e lui ha portato il suo luogo nel mondo e il mondo nel suo luogo, dimostrando che siamo un’umanità universale, una sola umanità, nutrita dalla stessa terra. Ci ha insegnato che la terra va rispettata, che siamo custodi e non padroni.

Non mi basteranno dieci vite per ringraziare Carlin, dalle sgangherate risate goliardiche al senso di un progetto di redenzione per l’umanità. E’ stato un gigante dell’umanità, conoscerlo è stato un privilegio rarissimo.
Arrivare qui senza essere incontrato dal sorriso di Carlin è stata molto dura: ho metabolizzato la scomparsa di Ravinale, poi Azio, ma pensavo che Carlin avrebbe vissuto in eterno. Non sono un credente, ma ho discreti rapporti con il Padreterno e protesterò: volevo almeno che vivesse più di me.

Carlin ha dimostrato che puoi essere un cazzeggiatore seriale e diventare uno dei più grandi uomini di questo pianeta: rimarrà nella memoria come Nelson Mandela ed Ernesto Che Guevara, grandi nomi che ci hanno dato speranza e forza.

A Carlin dico: prepara uno Slow Food dall’altra parte, non potremo mica farne a meno quando non ci saremo più.

Moni Ovadia, artista


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In sua memoria è stata istituita la raccolta fondi su due progetti simbolo della sua eredità: gli Orti in Africa e le borse di studio per gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo