Che scherzo da prete, Carlin.
Caro Presidente, Caro Carlo… Caro Carlin,
L’unicità di quello che sei stato è già tutta qui, Carlin.
Con questo soprannome, profondamente piemontese, ti sei fatto conoscere in ogni angolo del Pianeta. La tua straordinaria capacità di entrare in empatia con le persone iniziava proprio da: «Diamoci del tu eh, io sono Carlin» e tendevi la mano a chi ti trovavi davanti.
In questi ultimi giorni però, ho conosciuto la dimensione più intima di questo tuo soprannome: un affettuoso diminutivo che ti portavi dietro dalla nascita. In queste ultime lunghe, lunghissime settimane, sentirti chiamare Carlin da tua sorella Chiara, mentre notte e giorno ti prestava amorevolmente tutte le sue cure e le sue attenzioni, trasmetteva un senso di tenerezza ed estrema purezza. Sentimenti non troppo comuni tra le persone che hanno saputo rivoluzionare il mondo. Un rapporto tra fratelli fatto di poche parole ma tanta concretezza, soprattutto da parte di Chiara, lasciatelo dire Carlin.
Tu, genio e sregolatezza, ti sei sempre fatto coccolare alla grande, ricambiando però sempre con gratitudine e gratificazioni, soprattutto dopo un buon pasto, trovato pronto al tuo rientro a casa.
I suoi grazie, Chiara, oggi si aggiungono a quelli di tutti noi, per aver accudito il nostro mito, la nostra guida, come nessun altro avrebbe saputo fare. Grazie per aver sopportato e supportato un uomo che ha costruito nel mondo la sua famiglia e ha donato il mondo a chi gli stava più vicino, aprendo delle porte che, molti di noi, neanche con l’immaginazione ci sarebbero potuti arrivare.
Carlin, sei stato un eterno sognatore. Hai inseguito fino all’ultimo un’isola che forse non c’è, ma che vale la pena cercare. Ce l’hai indicata, instillando in chiunque sia venuto in contatto con te quella voglia di continuare a credere in un mondo migliore, che caso mai esistesse, tutto sarebbe davvero più buono, pulito e giusto. Ma hai fatto di più ancora. Hai tracciato una strada e hai preso per mano milioni di persone per convincerci che dalle cose più umili, dalla semplicità e con la leggerezza è possibile costruire, dai sogni, la realtà.
Tra le tante cose che si sono dette e scritte in questi giorni, e sono state davvero tante e provenienti da ogni dove, ce n’è una particolarmente significativa, detta guarda caso da una contadina.
Tu Carlo, oggi non lasci un vuoto. Innanzitutto, lo sa bene Chiara che ha una casa piena di libri che non sa più dove mettere. Lasci degli amici colmi della vivacità che hai saputo donare. Lasci una città, la tua, piena di commozione e orgoglio. Lasci le tue Langhe più ricche che mai, e questo non è un caso: quanto ti deve questo territorio?! Lasci un mondo che è colmo delle tue idee e delle tue visioni, che sono arrivate in ogni dove, dalle Ande Peruane, alla profonda Africa, come diresti tu. Ora questi libri, questa vivacità, questa commozione, questo orgoglio, questa ricchezza e tutte queste idee dovranno essere gestite nel migliore dei modi.
E qui diventa determinante la frase che hai ripetuto più spesso in questi ultimi giorni: «Andate avanti e state uniti». All’inizio mi sembrava quasi una questione di circostanza, per schivare le rotture di balle lavorative di cui avrei voluto parlarti. Eri campione olimpionico di schivaggio di seccature. Beh, a forza di ripetermelo, ho capito che da frase di circostanza stava diventando una forma di preghiera di un agnostico pio – come ti chiamava il tuo amico Papa Francesco. Un’ultima indicazione di un uomo convinto più che mai di aver percorso una vita piena, intensa e pienamente realizzata.
Ci hai insegnato a resistere sempre per ciò che è profondamente giusto e fino all’ultimo hai resistito in un mondo che ancora oggi non è del tutto pronto alla tua rivoluzione. Lo hai fatto con saggezza e dignità, preferendo sempre all’intelligenza artificiale, l’intelligenza affettiva. E così dobbiamo fare anche noi.
Hai stravolto la vita a molte persone, spesso nel momento di maggior bisogno. Sei stato un faro da seguire, di quelli che non ti illuminano a pochi centimetri, ma ti indicano il punto più lontano in cui ci si può spingere.
Oggi tu qua ringrazieresti ogni tuo collaboratore, ogni tua collaboratrice, chiunque ti abbia aiutato a mettere a terra quelle idee grandiose. Eri il primo a riconoscere che da soli non si va proprio da nessuna parte. Se vuoi ti tolgo il sagrìn, e inizio a ringraziarli io a tuo nome, dal primo all’ultimo! Ma vedi tu…
In questi giorni, e oggi più che mai, siamo qua, tutti uniti per abbracciare il nostro Presidente, il nostro Carlin.
E non possiamo fare altro che prometterti che tutto quello che ci hai donato verrà custodito, verrà coltivato e verrà trasmesso a tutti coloro che entreranno a far parte della tua, della nostra comunità, perché affascinati delle tue idee e dal tuo sistema valoriale così elevato.
Sei stato il miglior compagno di viaggio, il miglior compagno di bevute e di pranzi in osteria, il miglior compagno rosso in questo mondo grigio.
Grazie Carlin, ci mancherai immensamente.
La tua voce fiera e coinvolgente risuonerà per sempre dentro di noi.
Ciao Carlin, mañana por la mañana.
Il ricordo di Luca Martinotti, alumno Unisg e collaboratore di Carlo Petrini, a nome di tutte le colleghe e i colleghi di Slow Food e dell’Unisg
Qui la biografia di Carlo Petrini
In sua memoria è stata istituita la raccolta fondi su due progetti simbolo della sua eredità: gli Orti in Africa e le borse di studio per gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo