03/06/2026 Sindacato.
Di Santo Biondo, Segretario Confederale UIL
Quattro lavoratori immigrati morti bruciati vivi in un furgone. Una tragedia che sconvolge e che impone rispetto per le vittime, vicinanza alle loro famiglie e fiducia nel lavoro della magistratura, chiamata a fare piena luce su una vicenda di inaudita gravit�.
Ma Amendolara non pu� essere archiviata come un episodio isolato. � il segnale pi� drammatico di un sistema che, prima ancora di chiamarsi caporalato, assume spesso i contorni della tratta di esseri umani e del nuovo schiavismo. Persone reclutate, trasportate, isolate, rese dipendenti da intermediari violenti e private della possibilit� concreta di scegliere, denunciare, sottrarsi allo sfruttamento.
Il punto pi� grave � questo: in troppe situazioni non siamo davanti soltanto a salari bassi o a lavoro irregolare. Siamo davanti a uomini e donne a cui spesso non viene riconosciuto nemmeno un vero salario. In cambio di giornate di lavoro durissime ricevono poco pi� che cibo scadente e un posto dove dormire, in condizioni ancora peggiori. Non retribuzione, non contratto, non diritti: solo sopravvivenza concessa in cambio di obbedienza.
� qui che il fenomeno mostra il suo volto pi� feroce. Il caporale, o meglio lo schiavista, non � semplicemente un intermediario illegale. � spesso il gestore totale della vita del lavoratore: decide se lavora, dove dorme, come si sposta, quanto mangia, quanto deve pagare e quanto deve tacere. Quando il ricatto economico non basta, arrivano minacce, intimidazioni, violenze fisiche e psicologiche. E, come nel caso calabrese, persino l�assassinio.
Siamo purtroppo di fronte a una realt� in cui una parte del sistema produttivo � si spera minoritaria � utilizza la presunta �efficienza� di chi opera violentemente al di fuori delle regole per imporre condizioni che nessun mercato civile potrebbe accettare. Trasporti insicuri, alloggi degradati, salari inesistenti o decurtati, trattenute arbitrarie, debiti imposti, isolamento sociale. Questa non � efficienza: � dominio.
Negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti. La legge 199 del 2016 ha rafforzato il contrasto al caporalato e, pi� recentemente, l�estensione delle tutele previste dall�articolo 18 del Testo Unico sull�Immigrazione ai lavoratori che denunciano sfruttamento e lavoro nero, ha rafforzato la protezione delle vittime e gli strumenti di emersione. Norme importanti e necessarie, ma non sufficienti a contenere un fenomeno di dumping estremo dei salari e delle condizioni di lavoro, arrivato a produrre situazioni intollerabili di violazione dei diritti umani.
Per sconfiggere davvero questo sistema occorre eliminare il vantaggio competitivo dello sfruttamento. Significa costruire un sistema efficiente di incontro tra domanda e offerta di lavoro, rafforzare i centri per l�impiego, garantire trasporti sicuri, alloggi dignitosi, assistenza legale e linguistica, percorsi di protezione per chi denuncia e canali regolari per cambiare lavoro senza precipitare nell�irregolarit�.
Occorre inoltre affrontare senza ipocrisie il tema dell�immigrazione per lavoro. Un sistema inefficiente come quello del decreto flussi ha finito per produrre maggiore irregolarit�, aumentando la ricattabilit� dei lavoratori e consegnando persone fragili alle reti dello sfruttamento. La UIL lo denuncia da anni ed ha chiesto ripetutamente al Governo di riformare le norme sull�immigrazione, in favore di forme diversificate, trasparenti e verificabili di incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Ma esiste anche la necessit� di gestire ci� che avviene nei territori. Le attivit� ispettive sono certamente cruciali, ma per la UIL sarebbe anche importante rafforzare e migliorare il ruolo dei Consigli territoriali per l�immigrazione: strumenti istituzionali, fortemente rappresentativi, che il Testo Unico Immigrazione ha deputato a monitorare i processi di integrazione lavorativa e sociale dei cittadini stranieri.
Da alcuni anni la UIL ha avviato una campagna di valorizzazione di questi strumenti, chiedendo alle prefetture ad un confronto. Tuttavia, continuiamo a registrare eccessivi ritardi da parte delle istituzioni competenti nel rendere pienamente operativi questi Organismi. � fondamentale che la loro attivit� non si esaurisca in iniziative sporadiche o occasionali, ma si sviluppi in modo strutturato, attraverso una programmazione stabile, continuativa e orientata ai risultati. Dal nostro punto di vista, i Consigli Territoriali per l�Immigrazione devono rappresentare un luogo permanente di confronto, coordinamento e proposta, nel quale istituzioni, parti sociali, enti locali, regioni, forze ispettive, collaborino per individuare soluzioni concrete alle criticit� presenti nei territori. Solo attraverso un dialogo costante e una governance partecipata sar� possibile rispondere efficacemente ai bisogni delle comunit� e favorire percorsi di inclusione, coesione sociale e piena integrazione.
La sfida � costruire un mercato del lavoro realmente inclusivo, nel quale la manodopera straniera non sia considerata una riserva invisibile da usare quando serve e abbandonare quando non serve pi�, ma una componente essenziale della nostra economia, titolare degli stessi diritti e della stessa dignit�.
Amendolara ci ricorda che il contrasto alla tratta per lavoro non � soltanto una questione di ordine pubblico. � una questione di civilt� del lavoro e di difesa della persona. Perch� una Repubblica fondata sul lavoro non pu� tollerare che il lavoro diventi merce di scambio per ridurre esseri umani alla fame, alla paura e all�obbedienza.