Premio Strega 2026: l'80ª edizione e il ritorno (necessario) di Maria Bellonci | Libri Mondadori

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L’80ª edizione al Campidoglio: tra la "polveriera" democratica e il ritorno di Maria Bellonci

Mentre l’Italia si prepara a celebrare gli ottant’anni della Repubblica, il mondo delle lettere si ritrova davanti a un traguardo speculare: l’ottantesima edizione del Premio Strega. È un aprile di attesa febbrile, segnato dal recente annuncio della "dozzina" nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, dove nomi come Teresa Ciabatti, Michele Mari e Mauro Covacich si sfidano per un posto nella finale che si terrà al Campidoglio l’8 luglio 2026 — sede scelta eccezionalmente per celebrare questo storico anniversario.

Ma dietro i riflettori del premio che la stessa Bellonci, e poi Stefano Petrocchi nel suo romanzo del 2014, hanno definito una vera e propria "polveriera" editoriale, si nasconde un'origine che oggi appare quasi leggendaria. In un’annata che segna il ritorno prepotente del romanzo storico e una contrazione delle narrazioni di auto-fiction, le lancette della letteratura sembrano puntare verso un’unica direzione: le radici.

Proprio in questi giorni di dibattiti e pronostici, Mondadori riporta in libreria un volume fondamentale: Il Premio Strega di Maria Bellonci, in uscita il 21 aprile 2026 nella collana Oscar Moderni, arricchito da un illuminante saggio introduttivo di Giovanni Solimine.

Il libro ci restituisce la mappa di un labirinto nato tra le macerie di una Roma appena liberata. Il prestigio dello Strega, infatti, non si spiega solo con i dati di vendita dei suoi vincitori, ma con l’identità di un rito collettivo che ha saputo tenere testa al tempo. Tutto ebbe inizio nel 1944 da un’intuizione della Bellonci: dare vita a un premio letterario di tipo nuovo, capace di riflettere il desiderio di rinascita di un’intera società attraverso una giuria "vasta e democratica". Lei, l'anima visionaria del Premio, affidò a questo memoir il racconto di una sfida nata tra le mura di casa: ricostruire il Paese appena uscito dalla guerra un libro alla volta.

Le nove tazzine di via Liegi: l'esperimento di un cenacolo

C’è un’immagine, nel libro, che più di ogni altra restituisce il senso di questa avventura: nove tazzine di ceramica inglese, bianche e celesti, che ruotano instancabilmente tra le mani di quaranta persone. Siamo nel giugno del 1944. Roma è una città che ricomincia a respirare e il salotto di via Liegi, la casa di Maria e Goffredo Bellonci, diventa il porto sicuro per un gruppo di intellettuali — giornalisti, artisti, scrittori di ogni colore politico — uniti dalla voglia di sconfiggere la dispersione del tempo bellico.

Qui nascono gli "Amici della domenica". Quel salotto era un laboratorio di umanità, ben distante dalle polverose accademie letterarie del tempo. Maria Bellonci descrive quegli incontri con la precisione della storica e la sensibilità della padrona di casa, capace di scorgere dietro il fumo delle sigarette e il calore di un tè il bisogno di una nuova democrazia culturale. In quegli anni, dare vita a un premio significava soprattutto scegliere di restare insieme per opporsi alla frammentazione morale lasciata dal conflitto. Scrittori del calibro di Piovene, Gadda, Longhi, Banti, de Céspedes, Moravia, Morante e tanti altri discutevano di libri, ma anche della realtà politica, civile e di costume dell'Italia.

Il memoir della Bellonci ci porta proprio lì, dietro le quinte di un meccanismo fatto inizialmente di sole conversazioni appassionate. Leggere queste pagine oggi permette di riscoprire la statura di una donna che ha saputo gestire il potere della cultura con una grazia rara, intuendo che la letteratura potesse essere il collante di una nazione ferita.

Il libro svela la psicologia di un rito che ancora oggi, nel 2026, continua a dividere e appassionare. Cosa succedeva davvero in quel salotto prima che lo Strega diventasse l'istituzione che conosciamo? Il segreto è custodito tra queste righe, in un intreccio di amicizie e ambizioni che Maria Bellonci ha saputo distillare con la sua inconfondibile "firma col punto".

Maria Bellonci: una firma che ha reinventato la Storia in letteratura

Parlare di Maria Bellonci significa evocare una delle voci più limpide e potenti del Novecento italiano. La sua scrittura ha la forza rara di trasformare il documento d'archivio in conoscenza interiore, abitando il passato per restituirgli un peso umano e psicologico che parla direttamente al nostro presente.

Dall'esordio Lucrezia Borgia nel 1939, passando per la crudeltà dinastica de I segreti dei Gonzaga, fino all'equilibrio perfetto di Rinascimento privatoil suo capolavoro premiato alla memoria proprio con lo Strega nel 1986la Bellonci ha affidato alle donne il loro giusto posto nella Storia. I suoi libri sono affreschi vivi, popolati da creature che vivono una "libertà inventata giorno per giorno". Rileggerla oggi, attraverso questo memoir o i suoi grandi romanzi storici, è la chiave per capire l'anima di questa scrittrice.

Nell'anno dell'80ª edizione del Premio Strega Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Bellonci e segretario del comitato direttivo del premio Strega (che ha curato la riedizione di varie opere di Maria Bellonci e la collezione edita dal “Sole 24 Ore” I capolavori del premio Strega) ha scritto Romanzo Privato, libro che scava fra le pieghe della scrittura storico-narrativa dell'autrice, per toccare con discrezione ed eleganza l’architettura complessa del suo spirito, la prospettiva femminile del suo sguardo sul mondo, l’esercizio delle relazioni, il “romanzo privato”.

Tutto quello che c'è da sapere sul Premio Strega 2026

Chi sono i finalisti per la vittoria dello Strega 2026?
I nomi dei finalisti annunciati il 3 giugno sono


  • Michele Mari, I convitati di pietra (Einaudi)

  • Matteo Nucci, Platone. Una storia d'amore (Feltrinelli)

  • Bianca Pitzorno, La sonnambula (Bompiani)

  • Teresa Ciabatti, Donnaregina (Mondadori)

  • Alcide Pierantozzi, Lo sbilico (Einaudi)

  • Elena Rui, Vedove di Camus (L'orma)

Quando e dove si terrà la finale della LXXX edizione?
La proclamazione del vincitore avverrà l'8 luglio 2026 al Campidoglio, con diretta televisiva su Rai 3.

Perché l’ottantesima edizione dello Strega è considerata un evento unico?
Oltre al traguardo cronologico, l'edizione 2026 si distingue per il forte legame simbolico con le origini del Premio e per la sede straordinaria del Campidoglio, che ne sottolinea la rilevanza istituzionale.

In che modo il memoir di Maria Bellonci influenza la percezione della sfida attuale?
La ripubblicazione del volume offre chiavi di lettura inedite per la "dozzina" del 2026, in un momento in cui la letteratura italiana sembra tornare a privilegiare il romanzo storico tanto amato dalla fondatrice.

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Redazione Libri Mondadori