Spi, Fnp e Uilp Verona: “Servono investimenti straordinari in personale e strutture per garantire i servizi e alleviare le famiglie”
Verona, 1 luglio 2026 – La denuncia della consigliera regionale Anna Maria Bigon porta all’attenzione dell’opinione pubblica una situazione che come organizzazioni sindacali dei pensionati veronesi SPI CGIL, FNP CISL, UILP UIL Verona segnaliamo da anni. Al di là del legittimo confronto politico, i dati diffusi dall’ULSS 9 parlano da soli: quasi 2.000 persone in lista d’attesa per un posto in casa di riposo rappresentano una realtà che non può più essere considerata un’emergenza temporanea, ma il segnale evidente di una crisi strutturale del sistema di presa in carico della non autosufficienza.
Quasi 2.000 persone attendono un posto in struttura, mentre migliaia di famiglie continuano a sostenere da sole il peso economico, organizzativo ed emotivo dell’assistenza. Dietro questi numeri non ci sono semplici statistiche: ci sono persone anziane fragili, caregiver spesso anziani a loro volta, figli costretti a ridurre il lavoro o ad affrontare spese che mettono in crisi il bilancio familiare.
Prendiamo atto dell’impegno dell’ULSS 9 nel rivendicare le risorse ottenute dalla Regione e nell’evidenziare il lavoro svolto dagli operatori. Sappiamo bene che il personale sanitario e sociosanitario continua a garantire servizi di qualità in condizioni spesso difficili. Tuttavia, il problema non è organizzativo: è strutturale e politico.
La vera domanda è semplice: perché in una provincia che invecchia rapidamente continuiamo ad avere un’offerta di servizi insufficiente rispetto ai bisogni?
Ancora oggi una famiglia che ottiene l’impegnativa regionale si trova spesso a sostenere una quota di circa 2.000 euro al mese. Se l’impegnativa non arriva, il costo supera facilmente i 3.000 euro mensili. Per moltissimi pensionati e per i loro figli questi importi sono semplicemente insostenibili.
A questo si aggiunge una seconda lista d’attesa, meno visibile ma altrettanto drammatica: quella per ottenere l’impegnativa di residenzialità. Significa che una persona può avere bisogno del ricovero, trovare persino un posto disponibile, ma non poter accedere al sostegno economico pubblico. È una contraddizione che scarica sulle famiglie responsabilità che dovrebbero essere assunte dal sistema pubblico.
SPI CGIL, FNP CISL, UILP UIL ritengono inoltre che la discussione non possa limitarsi alle RSA. La risposta alla non autosufficienza deve partire prima, rafforzando tutta la rete territoriale.
Occorre investire con decisione su:
- assistenza domiciliare pubblica;
- cure domiciliari integrate;
- Centri diurni;
- sostegno economico e psicologico ai caregiver familiari;
- sviluppo delle Case della Comunità e della medicina territoriale;
- incremento del personale sanitario e sociosanitario.
Le RSA devono rappresentare l’ultima risposta, non l’unica possibile.
Preoccupa inoltre il continuo aumento della popolazione anziana. Nei prossimi anni cresceranno sia il numero delle persone ultraottantenni sia quello delle persone affette da demenza e da patologie croniche. Se non si programma oggi il futuro, il sistema rischia di diventare sempre più inadeguato.
Come organizzazioni dei pensionati chiediamo anche che venga finalmente affrontato il nodo del finanziamento della non autosufficienza. Da anni denunciamo come l’Italia sia uno dei Paesi europei che investe meno in questo settore rispetto all’evoluzione demografica. Non è più rinviabile un Piano nazionale per la non autosufficienza, accompagnato da adeguate risorse regionali e da una programmazione territoriale coerente.
Infine, le recenti pronunce della Corte di Cassazione sulle rette per le persone affette da Alzheimer e da gravi patologie neurodegenerative confermano un principio che il Sindacato sostiene da tempo: non possono essere le famiglie a pagare il prezzo dei ritardi della politica e delle carenze del sistema pubblico. È il legislatore che deve intervenire per garantire diritti certi, evitando che siano i tribunali a stabilire ciò che dovrebbe essere assicurato dal Servizio sanitario nazionale.
Le richieste unitarie di SPI CGIL, FNP CILS, UILP UIL VERONA
I Sindacati dei pensionati di Verona chiedono unitariamente e con forza:
- un incremento stabile delle impegnative di residenzialità;
- l’azzeramento progressivo delle liste d’attesa;
- maggiori finanziamenti regionali e nazionali per la non autosufficienza;
- un forte potenziamento dell’assistenza domiciliare e dei servizi territoriali;
- più personale nelle strutture sociosanitarie;
- una riforma complessiva del sistema di presa in carico degli anziani non autosufficienti.
La non autosufficienza non è un problema privato delle famiglie: è una responsabilità collettiva. Una società che lascia sole le persone più fragili perde il senso stesso della propria coesione sociale. È il momento che la politica metta questo tema al centro delle proprie priorità, perché il diritto alla cura e alla dignità non può dipendere dal reddito o dalla fortuna di trovare un posto disponibile.
I Segretari Generali di Spi Cgil, Fnp Cisl, Uilp Uil Verona
Adriano Filice, Viviana Fraccaroli, Gianluigi Meggiolaro