Alzheimer: sentenze non creano il problema, lo evidenziano - SPI CGIL Veneto

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Filice, Spi Verona: “Basta scaricare i costi sociali della non autosufficienza sulle famiglie

Verona, 11 luglio 2026 – Le recenti sentenze della Corte di Cassazione, che ribadiscono come in presenza di gravissime patologie, quali Alzheimer e altre malattie neurodegenerative, il costo delle prestazioni sociosanitarie debba ricadere sul Servizio sanitario e non sulle famiglie, riportano al centro un tema che lo SPI CGIL denuncia da anni.

Sarebbe un errore limitare il dibattito all’Alzheimer che, pur essendo uno degli aspetti più gravi e maggioritari, è soltanto una parte di un tema più grande.

Le sentenze mettono infatti in evidenza una crisi molto più ampia: quella dell’intero sistema della non autosufficienza, che da troppo tempo scarica sulle famiglie responsabilità economiche e assistenziali che dovrebbero essere assunte dal sistema pubblico.

La Cassazione non crea il problema, lo rende evidente. Quando è la magistratura a stabilire chi debba garantire un diritto fondamentale, significa che la politica non ha ancora saputo costruire un sistema equo, stabile e sostenibile.

Comprendiamo benissimo le preoccupazioni espresse dagli enti gestori delle RSA. Le strutture non possono essere lasciate sole a sostenere le conseguenze di una situazione determinata dall’assenza di una riforma complessiva e di finanziamenti adeguati.

Ma altrettanto chiaro deve essere un principio: non possono essere le famiglie a pagare il prezzo dei ritardi della politica.

Nella provincia di Verona oltre 1.500 persone attendono un posto in RSA con impegnativa regionale. Migliaia di famiglie sostengono rette che, anche con impegnativa, si aggirano attorno ai 2.000 euro mensili, mentre senza impegnativa superano spesso i 3.000 euro al mese. Costi che divorano pensioni, risparmi e patrimoni costruiti in una vita di lavoro.

Questa vicenda dimostra che l’attuale modello di assistenza non è più adeguato all’invecchiamento della popolazione e all’aumento delle persone con bisogni assistenziali complessi.

Per questo lo SPI CGIL ribadisce le proprie richieste:

  • Finanziare in modo strutturale la Legge 33/2023 sulla non autosufficienza, oggi priva delle risorse necessarie per diventare realmente operativa.
  • Riformare profondamente il sistema delle RSA, superando un modello costruito oltre vent’anni fa e non più adeguato ai bisogni attuali, caratterizzati da una crescente complessità sanitaria e assistenziale.
  • Incrementare il Fondo nazionale per la non autosufficienza, affinché il diritto alla cura sia realmente esigibile in tutto il Paese.
  • Aumentare il numero delle impegnative di residenzialità, riducendo le liste d’attesa che oggi costringono migliaia di persone ad aspettare mesi, se non anni.
  • Rafforzare l’assistenza domiciliare, i servizi territoriali, i Centri diurni e le Case della Comunità, affinché il ricovero rappresenti una scelta e non l’unica risposta possibile.
  • Definire regole nazionali certe sulla compartecipazione alla spesa, evitando che siano i tribunali a supplire all’assenza del legislatore.

Lo SPI CGIL continuerà la mobilitazione avviata con la piattaforma sulla non autosufficienza, chiedendo alle istituzioni locali, regionali e nazionali di assumersi finalmente le proprie responsabilità.

Alle forze politiche chiediamo di uscire dall’ambiguità. Non basta riconoscere l’emergenza: occorre dire con chiarezza se si intende costruire un vero sistema pubblico per la non autosufficienza o continuare a lasciare sole le famiglie e le strutture.

Adriano Filice, segretario generale Spi Cgil Verona

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